Editoria. Verizon ci riprova: HuffPost di nuovo in vendita, troppo gravi le perdite. -24,5% nel secondo trimestre 2020

HuffPost

Verizon è in cerca di un nuovo acquirente per HuffPost, il sito di informazione con edizioni presenti in 12 paesi in tutto il mondo, Italia compresa.
Già in passato il gigante statunitense delle tcl aveva provato a concludere l’operazione, ma oggi la cessione appare essersi ulteriormente complicata. Anche perché fortemente condizionata dalla situazione indotta dal Covid-19.

Le società contattate

Come riportato dal New York Post, nelle settimane scorse sono state contattate da Verizon almeno cinque società media, tra le quali Penske Media Group, Bustle Digital Media, J2 Global. Ma alcune di queste,  come Vox Media e Group Nine Media, hanno, però, già dichiarato di non essere interessate.

Le cause della cessione

Il motivo della vendita è sempre lo stesso: HuffPost – Huffington Post prima del 2016 – è fonte di gravi perdite, sanabili soltanto con ingenti tagli dei costi, che comprenderebbero inevitabilmente anche licenziamenti.
Ma la ristrutturazione del personale è di difficile attuazione, in quanto HuffPost negli USA conta 200 dipendenti, con una forte rappresentanza sindacale.

Secondo trimestre 2020 in calo

HuffPost fa parte della divisione Verizon Media, che – nel 2019 – ha chiuso l’anno con ricavi operativi per 7,5 mld di dollari (6,4 mld di euro) e un calo contenuto del 3%, nonostante i livelli di business attesi dall’unione tra Yahoo e Aol non siano stati raggiunti.
Nel periodo aprile-giugno 2020 invece le attività media hanno prodotto ricavi per 1,4 mld di dollari (1,19 mld di euro), riscontrando però un calo del 24,5%.

Cosa comprende il pacchetto?

Il pacchetto in vendita comprende la holding che controlla tutte le edizioni internazionali dell’HuffPost, tra le quali anche quella italiana, edita da Huffington Post Italia srl, società nella quale il gruppo Gedi è presente per il 49%, occupandosi della parte editoriale e della raccolta pubblicitaria.

Mentre l’edizione italiana?

L’edizione italiana è una delle poche che sia riuscita a produrre utili solo nel 2017 (169 mila euro) e nel 2018 (203 mila euro), per poi tornare in perdita lo scorso anno (118 mila euro con 1,945 di ricavi, stesso livello di un anno prima).
Il primo semestre di quest’anno ha ovviamente subito gli effetti della pandemia, registrando 707 mila euro di ricavi (-8,4%) e conti in rosso a 168 mila euro, un leggero miglioramento rispetto ai 182 mila euro di perdita dello stesso periodo del 2019. (N.S. per NL)

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