Facebook, LinkedIn, Twitter: l’occhio vigile (e segreto) della legge sul web 2.0

I social network svelano sempre di più quella che è la loro vera natura: enormi database di informazioni personali i cui utilizzi sono limitati solo dalla fantasia e dalla capacità di fare “data mining”.

E anche le forze dell’ordine italiane ne stanno scoprendo le potenzialità. Proprio di “fantasia investigativa” parla una delle fonti citate da L’Espresso, che ha recentemente riferito di un presunto accordo segreto tra la Polizia postale e delle comunicazioni e i vertici di Facebook, siglato nientemeno che a Palo Alto (California), che prevederebbe la possibilità per gli investigatori di accedere ai profili dei quasi venti milioni di iscritti italiani al social network più diffuso al mondo, anche senza previa autorizzazione della magistratura. Accordo seccamente smentito dai vertici del corpo, che invece parlano di un protocollo d’intesa con il network di Zuckerberg su procedure e policy, nel segno della massima trasparenza. Certo la smentita sarebbe di prammatica se si è effettivamente trattato di un accordo “segreto”, ma in questo caso la quantità e la presunta qualità delle fonti citate dal settimanale sarebbero tali da far perlomeno dubitare delle misure di riservatezza adottate dai nostri organi investigativi… Altro capitolo è quello della Guardia di Finanza che, sulle orme di simili approcci adottati dagli investigatori fiscali di altri paesi europei, si appresterebbe a raccogliere dati sugli stili di vita e di… spesa dei frequentatori di Facebook, LinkedIn e Twitter, a caccia di potenziali evasori. E’ di poco tempo fa la notizia che gli italiani sono diventati i più attivi frequentatori di Facebook al mondo. Alcuni ipotizzano che questo successo sia dovuto più alla smania narcisistica di esibire se stessi (e spiare gli altri) sulla rete che alla volontà di stabilire relazioni personali o professionali via web. In ogni caso, qualunque siano le motivazioni che spingono milioni di internauti a spiattellare i fatti propri in rete, finora queste hanno prevalso sui molti timori legati alla tutela della privacy. E’ noto però che il nostro paese detiene anche altri record meno entusiasmanti, come quelli legati all’evasione fiscale. Ora che si rischia di finire nel mirino dei tutori dell’ordine per qualche foto o battuta “sbagliata”, forse la marcia trionfale dei social network nel nostro paese potrebbe subire qualche battuta d’arresto. (E.D. per NL)

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