FM: tra passato e futuro

Pubblichiamo un nuovo punto di vista di un operatore sulla migrazione digitale della radiodiffusione sonora


Riceviamo e pubblichiamo da Roberto Squillario (SUONO TELECOM Srl)

FM: leggendo sulla stampa specializzata, queste due lettere sembrano sempre di più appartenere al passato, pronunciate da alcuni “esperti” assieme ad un sorriso di sufficienza che sembra dire: sei ancora fermo lì? In effetti potrebbe sembrare che in futuro avremo solo il DAB, o il DRM, o l’ Ibiquity, o l’ IBOC, o ancora l’ FMExtra. Ma non sono un pò troppi gli standard che dovrebbero sostituirsi all’FM, che ci ha fatto (e fa ancora!) ascoltare la RADIO per oltre 50 anni? Questa domanda oggi se la fanno in tanti, ed è una domanda legittima! Del resto la situazione attuale non sembra offrire una risposta certa e, se escludiamo i fautori di ciascun standard sopra citato, pronti a giurare che il proprio sarà quello che prevarrà, non ci sono fatti certi che ci inducano a ritenere che sarà l’uno anzichè l’altro quello vincente.
Secondo me si è venuta a creare questa situazione sempre più caotica per un motivo semplicissimo: ognuno degli standard citati ha più problemi e controindicazioni rispetto all’FM che vorrebbe sostituire. Una ragione da molti indicata come la più forte per passare dall’analogico al digitale è quella della qualità audio: “E’ innegabile che nella banda FM non si ascolta sempre un segnale pulito e senza disturbi, e questo porta ad un degrado nella qualità dell’ascolto, mentre con un segnale digitale l’ascolto sarebbe sempre perfetto” . Chi dice questo vende fumo. Che l’FM si ascolta troppo spesso male sono il primo ad ammetterlo, ma questo avviene non per un gap tecnico, bensì (questo vale soprattutto per l’Italia) per un problema politico. La prima legge sull’emittenza privata in Italia è stata la sconclusionata Mammì, varata nell’ Agosto del 1990, dopo 15 anni di autentica anarchia, e che avrebbe voluto congelare (sulla carta) la situazione presente allora, ma che ha permesso ad emittenti che trasmettevano allora con 100W di trasmettere oggi con 10KW! e magari su 4 o 5 frequenze sulla medesima area. Oggi in FM si utilizzano potenze RF almeno 10dB (10 volte la potenza) superiori a quanto servirebbe per servire la medesima area offrendo però un segnale nettamente migliore. Il 90% dell’energia che le emittenti diffondono (e consumano…) serve per coprire le interferenze, non per farsi ascoltare, se poi uniamo a questo una gestione troppo spesso scellerata e incompetente delle frequenze sia da parte dei “tecnici” che dagli organismi di controllo, otteniamo un mix disastroso dove se la qualità dell’ ascolto rimane tutto sommato accettabile è solo grazie a chi 60 anni fà inventò il sistema FM-MPX e che oggi meriterebbe un monumento. Nella banda FM oggi c’è un livello tale di interferenza che nelle medesime condizioni un ricevitore DAB o Ibiquity non emetterebbe nessun suono! Il segnale FM analogico del resto non è poi così “cattivo” come qualcuno vorrebbe farci credere: un trasmettitore FM di ottima marca oggi ha più o meno le seguenti caratteristiche essenziali (devo entrare un poco nello specifico tecnico ma altrimenti non posso dimostrare quanto asserito): rapporto segnale rumore: superiore a 80dB, distorsione audio: inferiore allo 0,05%, separazione stereo: superiore a 50dB. Quanti sono gli apparati digitali, a livello radio, che oggi possono offrire caratteristiche effettivamente superiori? Semmai sono i ricevitori FM a non essere tutti all’ altezza di quanto trasmesso, (nonostante la tecnologia per migliorare la qualità di ricezione esista da tempo), ma la qualità dei ricevitori è funzione della domanda commerciale e solo su questa i fabbricanti offrono i loro prodotti, quindi la risposta è che di avere una qualità (comunque tutta da verificare) superiore a quella FM non importa davvero a nessuno! Di avere invece un ascolto migliore sì, ma questo, come dimostrato non è un gap tecnico dell’FM. Analizzando i vari standard oggi proposti possiamo vedere che si distinguono in due categorie: quelli che utilizzando bande differenti (DAB e in parte DRM) e quelli che invece propongono (molto più sensatamente) l’utilizzo della medesima banda FM (Ibiquity e FMExtra). Il DAB: pur essendoci Paesi che hanno installato impianti DAB, non mi sembra che ci sia oggi quella totalità di vedute a favore di questa tenologia e sappiamo che la maggior parte nelle Nazioni Europee è ancora a livello di sperimentazione. Il DAB è stato presentato nell’ottobre del 1991 a Parigi durante la fiera “Vive la Radio”. Come si può pensare di introdurre una tecnologia presentata 16 anni fa, quando non solo non c’erano i telefoni cellulari, nè i navigatori GPS, che sono proprio quelle tecnologie che già oggi forniscono tutti quei servizi aggiuntivi tanto insistentemente proposti dal DAB (e di dubbia richiesta e necessità da parte degli ascoltatori), ma non c’era neppure l’RDS! Dove sta funzionando, il DAB funziona in banda VHF III e sappiamo bene che queste frequenze non potranno consentire la totalità degli accessi, per cui si dovrebbe migrare in banda L ovvero sui 1500MHz e lì creare una vera rete DAB. In effetti il DAB è stato progettato proprio per questo, e questa sarebbe dovuta essere uno dei suoi punti di forza e cioè una rete dove ogni canale sia interconnesso in isofrequenza (sarebbe più corretto dire in isocanale) con quelli adiacenti nel territorio in modo da consentire ad un ascoltatore in movimento una ricezione continua senza preoccuparsi della sintonia. Tutto l’impianto del progetto DAB fu infatti pensato (negli anni ’80) proprio per gli ascoltatori su mezzi mobili. Ma ritornando alla rete in banda L, si ha un idea dei costi? Una rete correttamente costituita ha costi paragonabili a quella di una rete di telefonia cellulare, dove però in quel caso il gestore fattura le telefonate, mentre l’emittente non incasserebbe un centesimo in pìù in pubblicità, poichè alla fine il numero di ascoltatori sarebbero i medesimi… Ibiquity e FMExtra: il sistema digitale americano Ibiquity, il suo ibrido IBOC e L’FMExtra offrono, con approcci tecnici differenti una soluzione simile che è quella di fare convivere all’interno del medesimo canale FM un segnale analogico ed uno (o più nel caso Ibiquity) digitale. Sicuramente questa soluzione è vista con maggiore interesse dai broadcasters, poichè si utilizzerebbero praticamente quasi tutti gli impianti e le infrastrutture esistenti già utilizzate per irradiare il segnale FM, senza dover abbandonare frequenze molto spesso pagate a caro prezzo e negli anni difese con i “denti”. Il problema comune che affligge queste due tecnologie è che per funzionare necessitano di un canale FM dotato di una largezza di banda superiore a quella in uso nella maggior parte delle nazioni europee e soprattutto in Italia dove l’accavallamento cronico dei canali può creare non pochi problemi di copertura per segnali che necessitano uno spazio di circa 400KHz. L’unica soluzione che potrebbe consentire l’utilizzo di queste due tecnologie (quale?) sarebbe quella di diminuire il numero di trasmettitori FM a scapito della maggior pulizia dello spettro radio.Buona fortuna!
DRM
Studiato inizialmente per l’AM ovvero le onde lunghe, medie e corte, è in effetti una tecnologia (peraltro già in uso) che consente di dare una seconda vita a bande ormai considerate sul viale del tramonto e che a mio avviso potrebbe offrire una soluzione molto interessante alle emittenti a copertura nazionale per la vastità di territorio che può essere coperta da ogni singolo trasmettitore. Il problema del DRM è che, almeno per ora, non si trovano i ricevitori e che quindi al momento rimane nel limbo degli standard e se ne riparlerà quando si cominceranno a vedere i ricevitori DRM nei negozi.
Il problema dei ricevitori affligge comunque anche agli altri standard: per il DAB c’è una nutrita offerta visto che i costruttori hanno avuto molto più tempo per costruirli, però i ricevitori DAB hanno costi non proprio popolari e comunque sensibilmente superiori a quelli di un analogo ricevitore FM.
Sul sito di Ibiquity si trova solo un modello di autoradio e vari modelli “casalinghi” alimentati a rete, mentre non si trovano modelli portatili.
Stesso discorso per FMExtra dove sembra che attualmente esista solo un modello di ricevitore alimentato a rete.
Va fatta un’ulteriore considerazione: i ricevitori per qualsiasi sistema di radio digitale attualmente proposto, hanno un consumo di energia da 5 a oltre 20 volte quello di un analogo ricevitore FM, il che si traduce in un incremento da 5W sino a oltre 40W. Proviamo a moltiplicare questi valori per qualche milione di ricevitori accesi contemporaneamente… Non è che dovremo costruire una centrale nucleare per ascoltare la radio?
Ho recentemente letto di una ulteriore proposta per la radio digitale e che devo ammettere sembra essere per ora la più interessante in assoluto: si tratta di mantenere all’interno del canale FM esistente il canale monofonico (30Hz-15KHz) e inserire al posto del canale L-R MPX un segnale DRM (eventualmente modificato).
Questa soluzione consentirebbe in pratica di ricevere l’FM mono con qualsiasi ricevitore oggi esistente e di ricevere il programma stereo (medesimo o differente rispetto a quello monofonico) in digitale DRM.
Grazie alla limitata largezza di banda del segnale DRM questa soluzione è a mio avviso la più interessante oggi esistente poichè offre la medesima soluzione ma con in più la potenza di avere una larghezza di banda del canale inferiore a quella dell’FM analogico.
Questo potrebbe portare ad avere un numero di canali superiore all’attuale, il che non è cosa da poco poichè oltre ad offrire un numero maggiore di stazioni, si potrebbe utilizzare la radio anche per scopi sociali e di protezione civile.
Il gap di perdere il canale stereo analogico non sarebbe un problema poichè si tratterebbe di un fatto temporaneo in attesa che i nuovi ricevitori siano disponibili e comunque ripagato ampiamente dal vantaggio del risparmio energetico in termini di spettro radio.
Concludendo credo che oggi valga la pena di seguire con attenzione l’evolversi di una situazione molto dinamica e che lo sposare da subito una tecnologia anzichè un’ altra possa essere commercialmente molto, molto pericoloso.

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