Frequenze libere

La neutralità tecnologica è finalmente alla porta. Ci sono voluti 15 anni, ma ora, forse, è la volta buona: il CdM dovrebbe infatti dare il proprio assenso al D. Lgs. che recepisce le direttive comunitarie 140 e 136 del 2009.

Si tratta ovviamente di una sostanziale legificazione, perché in molti casi (attraverso progressive interpretazioni estensive delle norme esistenti) le frequenze destinate a determinate tecnologie vengono (già) sfruttate con altre tecniche (più evolute o congeniali). Un principio, prima di tutto, di buon senso, orientato al massimo e più evoluto sfruttamento di una risorsa scarsa qual è lo spettro elettromagnetico. Così, tecnologie obsolete come lo sfortunato DVB-H potranno essere convertite al promettente DVB-T2, oppure le frequenze FM potranno essere impiegate per veicolare programmi digitali (DRM, IBOC, ecc.) per promuovere lo sviluppo dei servizi di comunicazione elettronica di nuova generazione. Un segnale positivo in un settore che, per riprendersi da una crisi che l’ha inginocchiato, ha bisogno anzitutto di modernizzarsi e sbrigliarsi.
 
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