Ghionni (Piccoli editori): “Sono 130 le imprese editrici e di queste circa 85 devono la propria e esistenza esclusivamente al sostegno dello Stato”

Un’editoria pluralistica è garanzia di dialogo, di confronto e di crescita


da Franco Abruzzo.it

Roma, 7 novembre 2007. “Grande attenzione sul tema del pluralismo nella carta stampata e non solo nel sistema radiotelevisivo e dei fornitori di contenuti è emersa durante il dibattito di oggi. Un’editoria pluralistica è garanzia di dialogo, di confronto e di crescita”. E’ quanto dichiarato da Enzo Ghionni, presidente della Federazione italiana piccoli editori, a margine della tavola rotonda tenutasi questa mattina a Roma. “Negli ultimi anni sono nate numerose iniziative editoriali che hanno dato un importante apporto, in termini di pluralismo, di occupazione, di innovazione e di discussione. Sono 130 le imprese editrici e di queste circa 85 devono la propria esistenza esclusivamente al sostegno diretto da parte dello Stato. – ha spiegato Ghionni, nel corso del dibattito cui hanno partecipato, tra gli altri, Ricky Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Pietro Folena, presidente della VII Commissione Cultura e Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine dei Giornalisti -. Ho molto apprezzato l’intervento di Folena, il quale ha ben compreso le anomalie che svantaggiano la piccola editoria. Il mercato non è assolutamente in grado di garantire la sopravvivenza dei prodotti editoriali, soprattutto se essi sono estranei alle logiche dei grandi gruppi e dei centri media. Abbiamo bisogno di norme che stabiliscano un serio equilibrio – ha continuato – questo convegno non è stato la consueta occasione per presentare proposte in dettaglio, ciò che noi ci attendiamo, però, è che si metta ordine tra tutte le norme sciatte e indecifrabili prodotte fino ad oggi, prive di logiche di sistema”. Sono intervenuti ai lavori, moderati da Oscar Giannino, direttore di Libero Mercato, Astolfo Di Amato, ordinario di Diritto delle Comunicazioni presso la Federico II, Roberto Natale, esponente della Giunta Fnsi e Giuseppe Tatarella vicepresidente Fiped. “Altro elemento importante da sottolineare è la convergenza di fatto con l’Ordine dei Giornalisti e le associazioni di categoria – conclude il presidente della Fiped -. E’ errato considerarci una casta. Il sostegno all’editoria non è un costo della politica, ma della democrazia che costa. Il rapporto tra Stato e informazione trova la sua ragione d’essere, infatti, nella tutela del principio costituzionalmente sancito del pluralismo e ed è alla tutela di questo principio che noi miriamo”. “Il ruolo dell’informazione deve essere affrontato con l’attenzione che merita, nell’unico luogo deputato a comporre le istanze di tutte le componenti del Paese: in Parlamento. Il pluralismo per definizione non è questione delegabile agli esecutivi – ha ancora commentato Enzo Ghionni -. Il disegno di legge dell’on. Levi rappresenta una grande opportunità. Non solo per i contenuti, che solo in parte condividiamo, ma per il fatto che oggi c’é un testo in discussione presso la Commissione Cultura della Camera, la quale potrà apportare tutti i miglioramenti che vorrà. Una volta approvato, se si decide che il pluralismo ha un costo, allora si sottragga una volta e per sempre ogni competenza su questo tema alle annuali Leggi Finanziarie, le quali di tutto si possono occupare meno che di valori costituzionalmente garantiti”. (ANSA)

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