Giornalisti di spessore. Un conservatore scomodo, una storia difficile

Andrea Ungari racconta la battaglia ideologica di Leo Longanesi, ricostruendone il suo particolare percorso professionale


Secondo molti giornalisti italiani la storia professionale di Leo Longanesi rimane una delle più affascinanti e, allo stesso tempo controverse, del panorama italiano. Quello che fu un personaggio poliedrico, prima giornalista e poi editore di numerose testate, oltre che disegnatore ed umorista degno di nota, ha dato modo di riflettere ampiamente su quanto complicato fosse il rapporto tra arte e fascismo; tra stampa e, ancora, fascismo. Questo perché Longanesi fu un uomo di grande cultura prima di tutto, attento agli avvicendamenti storici e politici di un paese, l’Italia, che all’epoca dei fatti viveva un profondo periodo di transizione, nonché l’insediamento del fascismo. Noto tra le altre cose per aver coniato il motto “Mussolini ha sempre ragione”, Longanesi divenne altrettanto popolare per le vicissitudini personali che più volte rischiarono di screditare uno dei più convinti conservatori romagnoli. Così Andrea Ungari, docente a contratto di Storia comparata dei sistemi politici europei presso l’Università “Luiss-Guido Carli” di Roma, ha scelto di raffigurare tutta la profondità, l’estro e il genio di Longanesi in un volume affascinante, agile e dotato di una meticolosa documentazione, il cui tentativo è quello di ricostruire abilmente il percorso professionale che rese celebre l’editore. Partendo dalle vicende riguardanti la leadership di giornali come Omnibus e Il Libraio, si cerca di interpretare il dopoguerra con gli occhi di un personaggio che fece scuola ad una moltitudine di giornalisti del Bel Paese, arrivando ad analizzare il suo passaggio dal fascismo al post-fascismo. “Un conservatore scomodo” di Andrea Ungari è edito da Le Lettere (112 pagg; € 12,50). (Marco Menoncello per NL)

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