Giornalisti vittime della beffa mediatica in stile culturale

Dopo l’arresto di Karadzic è stato creato un falso sito attribuito all’ex leader serbo che nel frattempo si sarebbe dedicato alla medicina alternativa. Molti giornalisti ci sono cascati


L’autore del falso, presentatosi sotto lo pseudonimo di Tristan Dare, si sarebbe definito un guerrilla artist.

Il 21 luglio l’ex leader dei serbo-bosniaci Radovan Karadzic è stato arrestato dopo la latitanza durata quasi 13 anni. Karadzic è accusato di genocidio per l’assedio di Sarajevo, durato 43 mesi e costato la vita a 12.000 persone, e per la strage di Srebrenica del 1995, che ha portato al massacro di 8.000 musulmani. Dopo l’arresto, avvenuto su un autobus a Belgrado, è cominciata a girar voce che Karadzic, sotto il nome di Dragan Dabic, fosse diventato un santone (con tanto di barba lunga e capelli raccolti) che avesse scritto libri e tenuto seminari di medicina alternativa. La notizia, che ha fatto presto il giro del mondo, ha permesso a qualcuno di organizzare una beffa senza paragoni. Una burla per altro ben riuscita e che ha fatto inciampare nomi illustri come quelli del New York Times e della Bbc. Il sito dragandabic.com si è presto dimostrato un clamoroso falso. Nel sito web, spacciato come sito ufficiale dell’ex leader santone, si trovano immagini e proverbi ed è indicizzato da Google. La pagina è stata creata all’indomani dell’arresto da un utente con lo pseudonimo di Tristan Dare, nome di uno dei personaggi principali del romanzo “A matter of scandal” di Suzanne Enoch. Si definisce un guerrilla artist (forma di street art che utilizza un approccio più attivo e mira a produrre una reazione nelle menti delle persone), parla un inglese perfetto, usa l’immagine di uno smiley (la faccina gialla stilizzata e sorridente) e fa citazioni colte. In una rarissima intervista, il fantomatico Dare ricorda: “la decisione di creare il sito l’abbiamo presa il giorno 22, subito dopo l’arresto e subito dopo che le autorità diffondessero le prime notizie. Volevamo creare un’installazione di arte pubblica che catturasse quanta più gente possibile, impegnandola al più basso livello viscerale e al più alto livello intellettuale. Chiamatela come volete: arte concettuale, Internet art, performance, propaganda art” (tratto dall’edizione odierna del Corriere della Sera). Si dice ispirato da Charly Brown, Dada, Maecel Duchamp, Maurizio Cattelan, Hello Kitty, Marina Abramovic, Bob Dylan e Bruce Lee. Una storia nella storia quindi. Un intreccio narrativo fatto ad arte con tanto di pseudonimi, beffe e nemici cattivi. Niente a che vedere con la politica o con il rancore verso un personaggio scomodo. Niente legami con la Serbia: le traduzioni in serbo sono state fatte da amici in modo indipendente. Tristan Dare inoltre ha spiegato quanto segue: “Viste le pochissime informazioni e per quanto bizzarra suonasse la storia, abbiamo deciso di formare il carattere di Dragan Dabic da capo, di lanciare il suo messaggio al mondo”. E a chi gli chiede quale sia il suo pensiero verso i media Dare risponde: “Nulla che non pensassi già. Ogni giornalista semi alfabetizzato avrebbe potuto fare una ricerca e scoprire in dieci secondi che il sito è stato creato dopo l’arresto. Questo la dice lunga sul Quarto potere (citando Orson Welles) iperzelante e carnivoro nella ricerca della breaking news, chiuso nella sua corsa frenetica come i topi in gabbia”. L’errore più grave è stato commesso dal Washington Post che ha pubblicato la notizia cinque giorni dopo che tutti gli altri media avevano compreso l’errore commesso. “L’esperimento”, come lo hanno definito i suoi ideatori, è riuscito. Citando Roland Barthes ne “I miti d’oggi”, Tristan Dare conclude dicendo di essere riuscito a “Vedere come una narrazione fabbricata si innesti nelle storie raccontate, come diventi parte della mitologia popolare, come si tramandi”. (Sara Fabiani per NL)

printfriendly pdf button - Giornalisti vittime della beffa mediatica in stile culturale