I tg italiani, tutti politica e istituzioni

Imbarazzante la quantità di spazio dei tg occupato dalla politica, dai partiti e dalle istituzioni. Si distingue solo Studio Aperto di Mulè, che li sostituisce con lo spettacolo. Record per Fede


L’Italia è in mano alla politica, è schiacciata dalla sua classe politica. Non vi è settore in cui la politica non abbia un ruolo fondamentale, in cui i politici non facciano la solita parte dei più forti. L’informazione è senz’altro uno di questi settori. Certamente tra i più pericolosi.
La Rai è gestita dai partiti politici, è “lottizzata”. L’informazione è funzionale, è gestita nella maggior parte dei casi da funzionari di partito, ogni tg ha la sua percentuale, ha le sue quote. La questione, però, è che le quote dedicate alla politica fagocitano, praticamente, la massima parte dei telegiornali, una fetta vicina ai tre quarti del totale, con le relative, minime (a parte qualche caso eccezionale), differenze tra tg e tg.
L’Authority per le comunicazioni ha diffuso dei dati, relativi allo spazio occupato dalla politica all’interno dell’informazione. I dati sono raccapriccianti: i bisogni dei cittadini, la cultura, l’economia, persino la cronaca, riescono a portare a casa percentuali di spazio che risultano bazzecole in confronto allo strapotere politico. Tutto è politica, è polemica politica: anche un caso di cronaca (vedi delitto di Tor di Quinto, ndr) si tramuta in vuoto e demagogico dibattito politico; una partita di calcio, un festival del cinema, tutto è un potenziale spunto per dar voce ai politici.
Riporta l’Autority che il Tg1 di Riotta (in quota Pd), uno dei più “lottizzati” e fastidiosamente politicizzati, dedica il 65% del proprio spazio totale ai partiti e alle istituzioni. Agli altri restano le briciole: 2% alla cronaca, 0,44% alla cultura, 0,52% al sociale. Passando al Tg2 di Mauro Mazza (in quota An), il calderone composto da partiti, governo, Quirinale e istituzioni, occupa in totale il 56% dello spazio, lasciando il 2% alla cronaca, quote irrisorie a sindacati e sociale, con qualche punticino in più per forze armate e giustizia. Il Tg3 di Antonio Di Bella (diviso tra ex Ds e sinistra radicale) non si discosta granché dalle quote degli altri telegiornali del servizio pubblico: 4% alle tematiche dedicate ai cittadini (un record!), il solito 2% alla cronaca e il resto alla politica. Rispetto agli altri, però, i partiti non predominano la scena, cedendo il passo a governo, Quirinale e camere, che totalizzano quasi la metà dell’informazione totale.
Passiamo a Mediaset, dove il discorso riferito ai partiti politici assume un significato un po’ più complesso. Il Tg5 di Clemente Mimun fa segnare il record di cronaca che, associata alle notizie inerenti i problemi dei cittadini, fa segnare il 17% del totale. Partiti al 33%, istituzioni al 20% e un po’ di spazio in più allo spettacolo, per motivi di target. Un target completamente “addicted” alle tematiche legate allo spettacolo, alla cronaca nera e al gossip è quello di Studio Aperto. Il telegiornale di Mulè relega i partiti al 13% (da un estremo all’altro), concedendo ben il 26% alla cronaca ed il 20% allo spettacolo. Viene, infine, il turno di Fede e del suo Tg4. I partiti occupano ben il 38% dello spazio totale dell’informazione, senza considerare quello dedicato alle digressioni politiche del conduttore. Il governo, record negativo, occupa, assieme alle istituzioni, solo il 5% dello spazio totale. Ci vuole fegato, in questo clima, in cui ogni tematica passa per la politica, per i problemi del governo, per l’inefficienza delle istituzioni, a bypassare completamente, con una nonchalance invidiabile, tutto ciò che li riguarda. Anche in questo caso, per ragioni di target. (Giuseppe Colucci per NL)

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