Nel 2025 l’intelligenza artificiale non è stata solo un tema tecnologico o culturale: è stata un fenomeno dirompente per mercati, media e capitale.
Dagli algoritmi generativi al boom dei modelli linguistici, dall’euforia per titoli come NVIDIA alla crescita esponenziale dei progetti A.I, il racconto pubblico ha vissuto una stagione di osservazione continua e anticipazione narrativa, spesso più legata alle promesse che ai risultati concreti.
Ma mentre sul piano dei contenuti e della trasformazione digitale l’I.A. ha ridefinito prodotti e strumenti, sul piano finanziario il 2025 potrebbe trasformarsi in un dato di fatto da cui il 2026 misurerà la solidità o la fragilità di questo fenomeno per archiviare il rischio che possa trattarsi di una bolla come quella delle dot com di fine anni 90.
Le aziende A.I.-washed rischiano ridimensionamenti, mentre i grandi player potrebbero consolidare.
Sintesi
Il 2025 ha consacrato l’intelligenza artificiale come fenomeno centrale per media, mercati e capitale.
Il racconto pubblico si è concentrato soprattutto su promesse e potenziale, più che su risultati economici consolidati.
L’I.A. è diventata una cornice interpretativa dominante dell’agenda informativa globale.
Sul piano finanziario, l’euforia ha spinto valutazioni elevate e forti concentrazioni su pochi titoli.
Emergono così timori di una sopravvalutazione, con richiami alla bolla dot com di fine anni ’90.
Il 2026 sarà decisivo per verificare l’I.A. nei bilanci, non solo nelle narrazioni.
Il rischio non riguarda il valore dell’intelligenza artificiale, ma il timing delle aspettative di mercato.
Secondo gli analisti, è più probabile una correzione selettiva che una bolla sistemica.
La sfida per i media sarà passare dall’entusiasmo alla valutazione della sostenibilità reale.
L’I.A. nei media: oltre i titoli di novità
Il 2025 ha portato l’I.A. al centro dei media globali: dai vertici internazionali alle piattaforme mainstream, nessuno spazio è stato risparmiato dall’urgenza di raccontare questa “rivoluzione”. Nel corso dell’anno abbiamo visto spazi editoriali dominati da I.A. generativa, dibattiti su contenuti etici, regolazioni emergenti e scenari applicativi in ogni settore.
Cornice interpretativa dell’agenda informativa
Dalle notizie tecnologiche alle rubriche economiche, l’I.A. non è stata solo un argomento: è diventata cornice interpretativa di gran parte della nostra agenda informativa. L’intelligenza artificiale è entrata nelle narrazioni molto più per il suo potenziale che per la sua capacità già pienamente dimostrata di generare profitti sostenibili nell’immediato.
La prossima grande cosa
Questa dinamica – tipica delle rivoluzioni tecnologiche mediali – ha alimentato il discorso della novità e della “prossima grande cosa”, ma non sempre si è tradotta in racconto critico dei rischi sottostanti: dalla governance dei modelli alla sostenibilità dei modelli di business.
Boom o bolla: la finanza comincia a interrogarsi
Sul fronte finanziario, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha tradotto in numeri impressionanti. La capitalizzazione di mercato di alcune tech farm legate all’I.A. ha raggiunto cifre inedite, con casi come NVIDIA che hanno dominato i titoli di coda dell’anno.
Sovraeccitazione speculativa
Tuttavia, quando il mercato si concentra troppo in pochi titoli, quando una parte significativa della valutazione dell’indice azionario deriva dalle aspettative future anziché dai risultati reali, e quando molte imprese vedono crescere il loro valore semplicemente perché associano il proprio brand all’I.A., cominciano a emergere i segni della possibile sovraeccitazione speculativa.
Come le dot com si fine anni 90?
Questo fenomeno è stato comparato, nelle sedute di analisti, a quanto avvenne prima della bolla delle dot com alla fine degli anni Novanta.
Crescita sostenibile o bolla destinata a sgonfiarsi?
Proprio per questo, istituti, gestori di fondi e analisti stanno iniziando a interrogarsi: siamo davanti a una crescita sostenibile o ad una bolla finanziaria destinata a sgonfiarsi? Anche sul mercato italiano, gli operatori citano divergenze di opinione sulla natura dei prezzi in rapporto alle reali prospettive di profitto.
Perché il 2026 sarà decisivo
Se il 2025 è stato l’anno dell’I.A. (in particolare per i media), il 2026 rischia di essere quello dell’intelligenza artificiale nei bilanci. Questa distinzione è cruciale per il nostro ambito di interesse (quello mediatico): l’attenzione non deve fermarsi alla superficie narrativa, ma guardare ai numeri, ai modelli di business ed all’impatto economico reale.
Aspettative speculative vs ritorni tangibili
Se gli investimenti continueranno a essere trainati principalmente da aspettative speculative, piuttosto che da ritorni tangibili, allora si aprirà un capitolo di correzione di mercato. Una bolla non si verifica perché una tecnologia è inutile o meno – anzi, l’I.A. ha già dimostrato valore – ma perché le aspettative future superano in modo smisurato le reali prospettive di profitto.
Quanto è (veramente) promettente la I.A.?
Per i media, questo significa spostare l’obiettivo delle narrazioni: da “quanto è promettente l’I.A.?” a “quanto è sostenibile il suo sviluppo economico?”. Anni di crescita dei titoli e di investimenti enormi possono essere seguiti da anni di consolidamento e talvolta da correzioni forti. Se nel 2026 emergesse che la valutazione dei titoli dell’I.A. si allontana dalla loro capacità di generare profitti reali, l’impatto narrativo che ne seguirà nei media sarà enorme: si passerà dal racconto entusiastico alla crisi di fiducia finanziaria.
Verso una narrazione matura
Da un lato, l’I.A. ha portato innovazioni che stanno trasformando modi di produrre contenuti, interagire col pubblico ed ottimizzare processi produttivi. Dall’altro, resta il nodo irrisolto di quanto di questa trasformazione sia già monetizzabile su larga scala. Il 2026 offrirà ai media l’occasione per raccontare non solo il valore potenziale, ma quello realizzato e sostenibile.
Entusiasmo e sostenibilità
In definitiva, il vero racconto dell’intelligenza artificiale non si chiuderà con questa o quella svolta tecnologica, ma con la capacità di distinguere tra entusiasmo e sostenibilità, tra innovazione mediatica e solidità economica. È a questa sfida interpretativa che i media saranno chiamati nel nuovo anno: non più a celebrare l’I.A., ma a verificarne giorno per giorno l’impatto reale sui mercati e sulla società.
L’analisi di Media Progress
La questione è stata oggetto di uno studio prospettivo della società di analisi strategica in ambito mediatico Media Progress (gruppo Consultmedia), di cui Newslinet può pubblicare l’abstract: “Il rischio di sopravvalutazione c’è ed è significativo. Una parte del mercato finanziario sta probabilmente anticipando troppo l’impatto economico dell’IA. Molte valutazioni incorporano scenari di crescita futuri molto ottimistici, non sempre supportati da ricavi già consolidati. Quando i prezzi riflettono più le aspettative che i flussi di cassa reali, il rischio di bolla aumenta.
Le diversità
Tuttavia, la dinamica dot com è parzialmente replicata, ma non identica. Come negli anni ’90 esiste una forte concentrazione di capitalizzazione su pochi titoli, uso del tema tecnologico come moltiplicatore di valore, una narrazione dominante di una rivoluzione inevitabile. Diversamente dalle dot com, però molte aziende leader dell’IA sono già profittevoli; l’infrastruttura tecnologica è reale e utilizzata: l’IA è integrata in processi produttivi concreti, non solo promesse”.
Il vero rischio non è l’I.A. ma il timing del mercato
“L’I.A. produrrà valore economico, ma probabilmente su tempi più lunghi rispetto a quelli scontati oggi dai mercati. Se i ritorni non arriveranno con la rapidità attesa, è plausibile una correzione significativa; una selezione drastica tra vincitori e perdenti; una perdita di fiducia temporanea (più che un collasso sistemico)”, si legge nell’analisi di Media Progress.
Più che una bolla secca, il rischio è una bolla asimmetrica
“Lo scenario più probabile non è un’esplosione generalizzata come nel 2000, ma un impatto che condurrà a forti ridimensionamenti per aziende A.I.-washed, una tenuta (od un consolidamento) per i grandi player infrastrutturali ed in generale un passaggio dall’euforia alla valutazione fondamentale.
Le probabilità
In termini probabilistici (non scientifici), se dovessimo tradurre tutto in una stima qualitativa avremmo una medio-alta probabilità di sopravvalutazione in alcuni segmenti; una media probabilità di una correzione rilevante entro 12-24 mesi; una bassa probabilità di una bolla sistemica stile dot com.
In discussione la velocità, non il potenziale
Insomma, il mercato globale potrebbe stare sopravvalutando la velocità, non il potenziale, dell’IA. Se la promessa economica non si tradurrà rapidamente in profitti diffusi, assisteremo a una fase di disillusione e ricalibrazione. Non tanto la fine dell’IA, quanto la fine del racconto facile sull’I.A.”, conclude l‘abstract di Media Progress.


































