Il concetto giuridico di ambito locale alla luce dell’evoluzione tecnologica

Pubblichiamo da oggi, con periodicità alterna, alcuni estratti dal testo giuridico disponibile dall’ottobre 2007


Promozione editoriale

Iniziamo la pubblicazione di alcuni brevi estratti de “Il concetto giuridico di ambito locale alla luce dell’evoluzione tecnologica“, testo in distribuzione dall’ottobre p.v. ed edito da Planet (editrice anche di questo periodico).

In vendita ad euro 12,00 (IVA compresa) + spese spedizione, dal mese di ottobre 2007.
Per prenotazioni: info@planetmedia.it
tel. 0331/593377-452183 fax 0331/593008

(…) Insomma, perché funzionasse la radio doveva essere in diretta: concetto ben chiaro ad Alberto Hazan, editore della milanese Radio Studio 105, sul finire degli anni ’70 divenuta l’emittente radiofonica privata più ascoltata della Lombardia.
L’editore milanese, presumibilmente dopo aver osservato con attenzione l’iniziativa di Pier Quinto Cariaggi, titolare del centro di produzione Studio 21 di Milano, fondatore di Multiradio, un progetto editoriale radiofonico milanese che nel 1980 collegò in ponte radio 20 stazioni in Lombardia per distribuire in interconnessione un palinsesto comune (basato soprattutto sull’informazione , con “firme” di rilievo quali: Guido Gerosa, direttore del settimanale Epoca ed Enzo Biagi) da 4 a 6 ore frammentate lungo la giornata in barter , decise che era giunto il momento di azzardare l’espansione oltre i limiti regionali .
Hazan, nel 1981 sfidò il mercato e la legge , collegando in syndication una serie d’emittenti nell’Italia settentrionale: la novità era che il progetto si basava sull’interconnessione delle emittenti locali (partecipate, di proprietà diretta o di terzi con i quali erano stati stretti accordi commerciali) che ricevevano il segnale via ponte radio dagli studi milanesi, provvedendo alla ritrasmissione del programma principale nel relativo bacino di utenza, fatta salva la differenziazione degli spazi pubblicitari (il già enunciato “splittaggio”).
Nel 1983 l’emittente interconnetteva l’Emilia Romagna e prendeva il nome di Rete 105. Nel 1985, censiva i propri impianti di diffusione e di collegamento ex L. 10/1985 e “certificava” quindi la propria dimensione extralocale. Il 7 settembre 1987 Rete 105 dichiarava la copertura sostanziale del territorio nazionale, fatta eccezione per Basilicata, Sicilia e parte della Sardegna .
Di fatto, in ambito radiofonico, Rete 105 era quello che Fininvest – R.T.I. rappresentava nel comparto televisivo: il prototipo della rete nazionale privata, nel bene (audience e raccolta pubblicitaria) e nel male (emblema del fenomeno ai margini della legalità, se non, per alcuni, oltre).
Su Rete 105 si posarono, quindi, gli occhi degli antagonisti: le radio locali e, soprattutto, quelli della (allora) loro maggiore rappresentanza sindacale: la già citata Associazione Nazionale Teleradio Indipendenti (A.N.T.I.) presieduta ed animata dall’avv. Eugenio Porta di Genova (che già non pochi grattacapi aveva creato, come abbiamo avuto modo di esaminare nel capitolo precedente, alle reti di Silvio Berlusconi). Porta, infatti, denunciò l’attività ritenuta illecita della rete nazionale radiofonica alla magistratura penale milanese (…)

Note sull’autore

Massimo Lualdi (Legnano, 1964), due lauree (in Giurisprudenza e in Sociologia della comunicazioni di massa), consulente giuridico di oltre duecentocinquanta imprese editoriali, analista per investment house e gruppi multimediali italiani ed esteri, è partner fondatore di Consultmedia, prima struttura italiana di competenze a più livelli in ambito radiotelevisivo.
Già componente della Sezione Normativa della Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo, istituita presso il Ministero delle Comunicazioni, giornalista, è direttore di Newslinet.it, primo periodico telematico italiano di informazione giuridica, economica, politica e tecnica in ambito radiotelevisivo
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