Il controverso testo della riforma forense mette in difficoltà il traballante Governo Berlusconi. Ma davanti al rischio di un disastro, Alfano non arretra

Duro come un sasso, a costo di scontentare 60 milioni di italiani per soddisfarne (una parte di) 210.000. Alfano, attaccato da tutte le parti per un ddl di riforma della classe forense che odora di vecchio e di casta, non vuole cedere, nemmeno davanti all’evidenza.

A costo di trascinare lo scricchiolante Governo Berlusconi verso l’ennesima legge impopolare, Alfano ha dichiarato: "Non ci penso nemmeno a ritirare il disegno di legge di riforma dell’avvocatura, come chiede la sinistra". Il ministro della Giustizia, ieri a Baveno, sul lago Maggiore, per la conferenza nazionale della Cassa Forense, a dispetto dei fatti, ha insistito che il disegno di legge di riforma dell’avvocatura proietterebbe nel futuro la stessa (come non si sa, visto che sembra riportare il calendario a prima della seconda guerra mondiale). ”Sono stato chiamato in Senato dall’opposizione – ha detto Alfano – che chiede non un emendamento, ma il ritiro del ddl”. E lui, tronfio, fa sapere che ha detto di no. Bravo, sarà contentissima la maggioranza degli italiani.
 
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