Il ddl di riforma del settore editoriale dà una mazzata al “Sole 24 Ore”

La proposta, oggi al vaglio del Consiglio dei Ministri, dovrebbe cancellare le agevolazioni sulle tariffe postali per giornali in abbonamento: il quotidiano di Confindustria ha 150 mila abbonati


Passerà oggi al vaglio del Consiglio dei Ministri la proposta di legge, associata alla manovra finanziaria, che prevede ingenti tagli (la reale entità sarà poi da verificare) all’editoria per quel che concerne i finanziamenti pubblici.
In particolare, dovesse essere approvato senza modifiche, il ddl prevede una penalizzazione decisamente più ingente per quei giornali che diffondono un gran numero di copie tramite abbonamenti postali. Questo perché sancirebbe la fine di tali agevolazioni per le aziende editoriali e, come si legge nel testo, “si propone di superare l’attuale sistema delle agevolazioni tariffarie postali, basato su un meccanismo di rimborso a consuntivo, a favore della società Poste italiane, dell’ammontare delle compensazioni derivate dall’applicazione di tariffe ridotte per la spedizione postale di prodotti editoriali”. Niente più privilegi sulle spese postali, quindi, cosa che inevitabilmente va a penalizzare chi, come il “Sole 24 Ore”, distribuisce un gran numero di copie per mezzo di questa formula. Il perché lo si legge nel prosieguo della proposta di legge: va, infatti, ricercato nella “dinamica della spesa non controllabile preventivamente e in costante aumento”.Il “Sole 24 Ore”, edito da Confindustria, distribuisce 129 mila abbonamenti giornalieri secondo i dati ufficiali (De Bortoli, il direttore, sostiene siano 150 mila) e, nel 2004, a fronte di un totale di compensazioni statali per spese postali pari a 19,2 milioni di euro, ne ha incassati 15,7 milioni. Cosa che ha scatenato una feroce polemica tra De Bortoli (foto) e Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds, circa l’opportunità di ricevere incentivi statali da parte di chi predica liberismo tout court e nessuna ingerenza di carattere economico nelle aziende da parte dello Stato.
In sostanza, comunque, le motivazioni che hanno spinto lo Stato a “ritoccare” questo aspetto dei finanziamenti pubblici (comunque spropositati in ogni loro aspetto, specie perché motivati da ragioni spesso poco chiare) sono i 300 milioni in tariffe agevolate che lo Stato ha perso nel 2004. L’obiettivo fissato per il 2008 è di scendere a 190 milioni, salvo arrivare a quota 160 milioni nel 2011. Questo sarebbe un già un primo passo. (Giuseppe Colucci per NL)

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