Il mea culpa di Gentiloni: Internet, un errore da correggere

Il ministro alle Comunicazioni riconosce il pasticcio del governo che sta generando la ribellione del popolo della rete


Da qualche giorno stiamo dedicando attenzione a quella che, dopo il V Day di Grillo, è la seconda ribellione internettiana che il nostro paese ricordi.
Il tutto ha avuto inizio pochi giorni fa, allorquando è stato “scoperto” dal popolo della rete il d.d.l. liberticida che imporrebbe non solo ai periodici on line ma anche a tutti i blog l’iscrizione al ROC (Registro Operatori delle Comunicazioni) presso l’Agcom ed una serie di adempimenti accessori, burocratizzando, controllando e di fatto comprimendo la facoltà d’espressione del pensiero che, sacrificata su radio, tv e stampa, si era riappropriata del proprio terreno sul web (sul quale la modalità di espressione della libertà di manifestazione del pensiero certamente va codificata, ma non per questo repressa o limitata).
Gentiloni non gode della nostra massima stima: a più riprese su queste pagine abbiamo criticato il suo modo di fare, anzi, di non fare il ministro delle Comunicazioni (il suo dicastero sta raggiungendo l’apoteosi dell’annientamento organizzativo, attività, per la quale, invero anche i predecessori avevano dato del proprio, se pure non a questi livelli; il suo ufficio stampa non comunica; lui è tutto presso in riforme di sistema dalle dubbie possibilità di positivizzazione nell’ordinamento); tuttavia, dobbiamo riconoscergli che, seppur in ritardo, egli sa dare atto di aver commesso almeno un errore, quello, appunto di cui si discute in questi giorni (errore che ammette anche il ministro Antonio Di Pietro, di cui pure riportiamo in calce l’intervento).
Gentiloni interviene sulla questione con un commento pubblicato (appunto) sul suo blog, col quale ammette, obtorto collo, una grave (e per noi imperdonabile, da parte di un ministro alle Comunicazioni) disattenzione nella disamina del d.d.l.
Un errore, che, secondo lui, si può ancora correggere. Speriamo.

di Paolo Gentiloni

L’allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato: il disegno di legge sull’editoria, proposto dalla Presidenza del Consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive.
Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità -come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog- per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri.
Pensavo che la nuova legge sull’editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull’editoria. Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog
Ho sempre sostenuto questa tesi, sia in parlamento che nei dibattiti pubblici (anche martedi scorso, rispondendo a una domanda di Fiorello Cortiana).
Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato.
Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare.

…segue qui…

No al bavaglio per la Rete

di Antonio Di Pietro

Sto ricevendo moltissime email e commenti di critica sul disegno di legge “Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.
Una precisazione: il disegno di legge non è stato discusso nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre perchè presentato come provvedimento di normale routine.
Ho letto il testo oggi per la prima volta e la mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine.
E’ una legge liberticida, contro l’informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.
Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo.

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