“La Padania” manda in cassa integrazione mezza redazione

Comico il tentativo di risoluzione della crisi economica: l’editore vorrebbe cancellare le pagine sport, spettacoli, cultura, cronaca ed esteri. Si preannuncia, intanto, un settembre ricco di scioperi


Una serie d’investimenti economici andati male, una distribuzione nelle edicole con il contagocce, una redazione cresciuta in maniera inversamente proporzionale al numero di copie distribuite sono tra le principali ragioni alla base del tracollo dei conti del quotidiano leghista “La Padania”. Eppure il giornale fa parte a buon diritto di quella schiera di privilegiati che beneficiano dei contributi pubblici per il sostegno all’editoria, incassando annualmente la bellezza di oltre 4 milioni di euro: una cifra altissima (specie considerando il rapporto con le copie vendute) che tuttavia non è bastata, negli ultimi anni, a risollevare i conti cronicamente in rosso. Per ovviare a questa delicata situazione l’azienda editrice, la cooperativa Editoriale nord, ha preso l’impopolare decisione di mettere in cassa integrazione, per 24 mesi, 16 dei 37 giornalisti che attualmente compongono la redazione, dimezzandola e riportandola ai livelli di quando, nel 1997, l’avventura iniziò con cifre che oggi costituiscono una lontana chimera. L’intento dell’editore sarebbe quello di cancellare dalla struttura del quotidiano alcune sezioni che, nei suoi piani, costituirebbero un surplus cui sarebbe possibile rinunciare: via, quindi, le pagine sportive, quelle di spettacolo, cultura, cronaca ed esteri. Insomma, giornale snaturato (si è mai visto un quotidiano senza le sopraelencate sezioni?) per venire incontro alle questioni economiche, salvaguardando, però, quelli che sono i capisaldi della mission politica de “La Padania”: politica, economia e pagine regionali, il vero nocciolo dell’informazione diffusa dal quotidiano diretto da Leonardo Boriani. In sostanza, i 16 giornalisti da mandare in cassa integrazione sarebbero i responsabili dei settori da sopprimere.
Il cdr, in ovvio contrasto con la bizzarra decisione, ha deciso di non restare a guardare ed ha proclamato per sabato 1 settembre la prima di una serie di giornate di sciopero per protestare contro l’azienda editrice. Nei prossimi giorni (a cominciare da giovedì della settimana entrante) saranno decise le date delle successive giornate di protesta che, nelle intenzioni dei rappresentanti del cdr, serviranno a trattare i termini della cassa integrazione: se proprio non è scongiurabile questa calamità, per lo meno che vi sia una rotazione, in modo tale che nessuno rischi, al termine dei mesi di cassa integrazione, d’essere lasciato definitivamente a casa. In questo modo, oltretutto, verrebbe anche scongiurata l’assurda ipotesi d’un giornale solo politico, senza cronaca, esteri e cultura. (Giuseppe Colucci per NL)

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