La Suprema Corte fissa i ‘paletti’ cui dovranno attenersi i vignettisti: ”Satira deve far ridere non ridicolizzare”

Gli ermellini hanno giudicato ”offensiva” una vignetta di Forattini sul suicidio di Luigi Lombardini, pubblicata su ‘Panorama’, che raffigurava il pm Caselli come scheletro con in mano la pistola e nell’altra la bilancia simbolo della giustizia


Studio Cataldi Newsletter del 12 novembre 2007

Roma, 9 nov. (Adnkronos/Ign) – La satira deve far “ridere” ma non “ridicolizzare” troppo le istituzioni. A sostenerlo è la Cassazione che chiarisce che il lavoro dei vignettisti, pure se svincolato dalle “forme convenzionali” cui deve sottostare la scrittura, deve rispettare dei limiti. La Suprema Corte fissa così i paletti ai quali d’ora in avanti dovranno attenersi i vignettisti e chiarisce che non è ammessa la satira che “si risolva in un insulto gratuito alla persona in quanto tale o nella rappresentazione caricaturale e ridicolizzante di alcuni magistrati (il caso è sorto da una denuncia dell’allora pm di Palermo Gian Carlo Caselli, ndr) posta in essere allo scopo di denigrare l’attività professionale da loro svolta attraverso l’allusione a condotte lesive del dovere funzionale di imparzialità”. In questo modo, la Terza sezione civile (sentenza 23314) ha confermato la condanna al pagamento di 50 milioni di vecchie lire a titolo di danno morale, oltre ad altri 10 milioni come riparazione pecuniaria, nei confronti di Giorgio Forattini e della Mondadori per avere pubblicato su ‘Panorama’ del 27 agosto del ’98 nella rubrica ‘mascalzonate’ una vignetta “raffigurante uno scheletro con un ciuffo di capelli bianchi a forma di falce e una sciarpa rossa che teneva in mano la pistola e nell’altra la bilancia simbolo della giustizia”. La vignetta aveva suscitato l’ira dell’allora procuratore di Palermo, Gian Carlo Caselli, che si era riconosciuto nella vignetta “e con evidente allusione gli si attribuiva la responsabilità del suicidio di Luigi Lombardini avvenuto in occasione del suo interrogatorio da parte di un pool della procura presso il Tribunale da lui guidato”. Secondo la Cassazione, che ha respinto il ricorso del noto vignettista e della Mondadori, la vignetta di Forattini era “offensiva”. Al di là del caso specifico, piazza Cavour, pur ammettendo che “la satira costituisce una critica corrosiva e spesso impietosa basata su una rappresentazione che enfatizza e deforma la realtà per provocare il riso”, mette in chiaro che anche essa deve sottostare a regole precise. “Incompatibile con il parametro della verità, la satira è però soggetta al limite della continenza e della funzionalità delle espressioni adoperate rispetto allo scopo di denuncia sociale perseguito”. E anche se è svincolata sul piano della continenza del linguaggio dalle “forme convenzionali”, al pari di “ogni altra manifestazione di pensiero, non può infrangere il rispetto dei valori fondamentali della persona, per cui non va riconosciuta la scriminante” prevista “dall’art. 51 c.p. per le attribuzioni di condotte illecite o moralmente disonorevoli, gli accostamenti volgari o ripugnanti, la deformazione dell’immagine in modo da suscitare disprezzo o dileggio”. Insomma, per quanto la satira sia “riproduzione ironica” e “assuma i connotati dell’inverosimiglianza e dell’iperbole per destare il riso e sferzare il costume”, avvertono i supremi giudici, essa non deve diventare “rappresentazione” eccessivamente “caricaturale e ridicolizzante” altrimenti diventa “offensiva” e perseguibile nei tribunali.

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