Le solite mani della politica sulla RAI

Cambiato il governo è tempo di nomine e, come prevedibile, si scatenano gli appetiti


Di questi tempi una poltrona in RAI farebbe comodo a molti. Con l’aria che tira per quel che riguarda i tagli ai costi della politica, un posticino nella cara e vecchia televisione pubblica può sempre tornare utile e dare un tocco di professionalità a chi lo occupa. E chissà che dopo qualche anno qualcuno potrebbe addirittura riuscire a trasformarsi in un giornalista professionista. Il cambio di governo ha scatenato una serie di appetiti incontenibili e il Cda RAI in scadenza non fa altro che alimentarli. Gran parte dei giochi sono già fatti, grazie, si dice, ad un accordo sottobanco tra PD e PDL (quasi sicuri per un posto nel Cda sono l’attuale Presidente Claudio Petruccioli, Nino Rizzo Nervo, Giovanna Bianchi Clerici, Alessio Gorla, Guido Paglia e Pietro Calabrese). Restano da assegnare tre posti in Cda (che dovrebbero andare a Lega, Udc e ad un tecnico nominato dal Ministero del Tesoro) e qualche dirigente di prima fascia. Il resto, a parte la Presidenza della Commissione Vigilanza (richiesta a gran voce dalla burrascosa Italia dei Valori), sono solo bruscolini. Ma ciò non toglie che siano bruscolini di classe, e che quindi ci tocchi assistere al triste spettacolo di vedere la Lega chiedere lo “spacchettamento” della redazione del Giornale Radio Rai, con relativo trasferimento a Milano di una testata. C’è da sperare che in tutto questo qualcuno pensi al bene dell’azienda, perchè continuando di questo passo non si sa quante poltrone ci saranno da spartire al prossimo giro. (Davide Agazzi per NL)

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