Le sorti dell’editoria (della carta stampata) nelle mani delle edicole?

I giornalai accusati di favorire la vendita dei quotidiani più costosi, ma loro si difendono: non siamo una lobby


La vendita dei giornali, in Italia, prima che il prossimo ddl sull’editoria spazzi via ogni minima forma di “esclusiva” per dare il via alla totale liberalizzazione di questo mercato, è privilegio (dubbio, guardare i profitti da vendita di giornali per capire perché…) spettante a pochi rivenditori autorizzati: negozi/bazar dove, oltre ad ogni genere di testata, è possibile reperire articoli di cartoleria, tabaccheria e quant’altro; supermercati, autogrill e stazioni ferroviarie, per quei lettori sempre di corsa, che acquistano il giornale per darvi una sbirciata veloce mentre contano i secondi che mancano al loro prossimo impegno; e, infine, quei simpatici chioschetti, che tanto sanno di italianità degli anni che furono, una sorta di “come eravamo”, che le future liberalizzazioni prevedono di spazzar via per lasciare il campo a quei negozi “di tutto un po’”, tipici del life style anglosassone. Difetti della globalizzazione e, probabilmente, della necessità di incontrare gli interessi di qualcuno. Sono, oggi in Italia, 39 mila i rivenditori autorizzati. Con i futuri ddl si prevede che la vendita di giornali diventi sempre più un servizio aggiuntivo fornito da alcuni rivenditori, piuttosto che l’attività principale, com’è oggi per i giornalai.
Si è discusso ultimamente circa una presunta forma di favoritismo attuata dagli edicolanti, appannaggio di talune testate rispetto ad altre: in particolare, ciò che viene loro imputato è di favorire implicitamente (chissà, poi, in che modo) la vendita dei giornali più costosi, per fare in modo che il proprio ricavo sulla distribuzione sia maggiore. Già, infatti, i rivenditori al dettaglio (i giornalai…) trattengono per sé il 19% del prezzo di vendita dei giornali, perciò tanto maggiore è il prezzo del giornale, tanto maggiore sarà il guadagno dell’edicolante. Si discute, comunque, nell’ordine di centesimi di euro, ma si sa, il pane al giorno d’oggi costa caro. E gli edicolanti lo sanno bene. Questa polemica è stata recentemente sollevata da Ivan Zazzaroni (sulle pagine di ItaliaOggi, il 25 maggio scorso, ndr), da poco direttore di un nuovo quotidiano sportivo, “Dieci”, in vendita al prezzo di 50 centesimi. Zazzaroni ha accusato gli edicolanti di essere una “lobby chiusa e difficile”, rea di dare minor rilievo e di esporre meno il suo giornale perché, costando meno, dà loro una commissione inferiore. Da par loro i giornalai, per bocca di Armando Abbiati, presidente della Snag, presunta culla di questa lobby tanto pericolosa (in realtà, ironia a parte, Sindacato nazionale autonomo giornalai di Confcommercio), rigettano quest’accusa. Ma avvertono: “Se le cose vanno avanti così venderemo prodotti che ci danno più ritorni economici come bibite o gelati”. Ed allora, con ogni probabilità, diremo addio ai tanto romantici chioschi, da sempre paradiso per i bambini alla disperata ricerca di figurine e per gli adulti all’ancor più disperata ricerca d’informazione e cultura, possibilmente non strumentali ad interessi particolari. (Giuseppe Colucci per NL)

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