L’Europarlamento approva il “pacchetto telecom”

Votata la separazione funzionale tra servizi e infrastrutture. L’EECMA da superauthority per le telecomunicazioni si trasforma in Agenzia per la protezione delle reti e delle informazioni


ZEUS News

E’ stato approvato a larghissima maggioranza (contrari o astenuti poco più del 10 %) il contenuto del “pacchetto telecom”, fondendo con qualche aggiustamento i rapporti preparati dalla francese Trautmann, dall’italiana Toia, dell’inglese Harbour e dalla spagnola Del Castillo.

Il Commissiario Viviane Reding ha dovuto far buon viso a cattivo gioco, non essendo riuscita a promuovere il superorganismo europeo di indirizzo e di controllo delle comunicazioni, e dovendosi dichiarare soddisfatta persino del ridimensionamento delle competenze attribuite all’Agenzia per le reti e le comunicazioni.

Il nuovo ente chiamato BERT, cioè Body of European Regulators in Telecommunications, non avrà tuttavia alcun potere decisionale, essendo stato creato a scopi puramente consultivi; per di più la richiesta di parere non sarebbe neppure obbligatoria e meno che mai vincolante la risposta, ma l’organismo fungerebbe soltanto da coordinatore tra le diverse autorità nazionali di regolazione.

Dopo essersi lavati le mani della spinosissima questione della regolamentazione comunitaria, rimettendo il tutto alle varie legislazioni nazionali, i Commissari si sono rivelati una miniera di consigli utili, raccomandando la chiarezza nell’offerta dei servizi telefonici, la salvaguardia dei diritti fondamentali in materia di privacy e riservatezza dei dati, la semplificazione delle tariffe e delle restrizioni contrattuali, dei metodi di pagamento e sulla portabilità del numero.

Una parte rilevante dell’accordo riguarda l’ampiezza della banda radio da utilizzare per i servizi wireless e la spartizione di quanto avanzerà di quella TV dopo il passaggio al digitale, “ma solo per quella parte che le emittenti ritenessero di non utilizzare per i servizi di radiodiffusione”. Anche i militari vengono invitati a rinunziare a una parte della banda a essi riservata, a favore dei servizi civili in nuova tecnologia.

Nel pistolotto conclusivo, viene ribadito il principio della neutralità tecnologica, poiché i paesi comunitari si trovano a operare, come ha ricordato la Reding, “in un mercato aperto e competitivo senza frontiere per i servizi, gli investimenti e la concorrenza; un mercato di 500 milioni di cittadini”.

Come si vede, invece di decidere alcunché, si è fatto ricorso a concetti triti e ritriti, a un mero elenco di (buone?) intenzioni, a raccomandazioni che ovviamente lasceranno il tempo che trovano in quanto ognuno degli stati membri potrà continuare a farsi gli affari suoi senza vincoli di alcun genere.

A ulteriore riprova di questo è la creazione ad hoc di un soggetto esclusivamente burocratico, destinato a pesare sul bilancio dell’Unione senza alcuna utilità pratica. Quanto alla scottante questione del diritto d’autore sulle opere protette, tutto resta almeno per ora ben coperto sotto le lenzuola; ma si prospetta anche in questo settore una soluzione compromissoria che lascerà libero il campo alle diverse soluzioni legislative nazionali.

Si è sempre in tempo, se ce ne fosse bisogno, per creare un altro organismo amministrativo con compiti di “indirizzo e coordinamento”, ma in realtà per conseguire l’unico fine di non scontentare nessuno di “quelli che contano” all’interno degli stati membri, a iniziare dalle major dell’intrattenimento; ai cittadini-utenti resterà forse qualche avanzo, avvolto nello straccetto bisunto delle residue libertà costituzionali.

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