Mario Giordano e il suo “Giornale”

Il nuovo direttore ha esordito sulla poltrona che fu di Montanelli. E promette: meno politica e più cultura, economia ed attenzione al sociale. Il quotidiano, dice, non sarà convertito al modello-Studio Aperto


Seduto sulla poltrona prestigiosa, nell’ufficio di Via Negri, che fu del grande Indro Montanelli, Mario Giordano (foto), già direttore di Studio Aperto, si starà chiedendo se il suo rango di giornalista sia effettivamente adeguato all’illustre posizione che si trova a dover ricoprire. Certo, il “Giornale” di oggi non è più quello di Montanelli, ma sentire addosso l’onere morale di una sorta di testimone immaginario passato in corsa dal più grande giornalista italiano deve far sentire il peso della sua responsabilità.
Il sostituto di Belpietro è il più giovane direttore della storia del quotidiano milanese, viene da un tg per giovani (anzi, diciamo per una certa fascia di giovani, non a tutti interessano storie di cagnolini abbandonati, retroscena della morte di Lady D. a dieci anni dall’evento e via dicendo), ma a chi gli domanda se il suo quotidiano prenderà spunto da Studio Aperto dice: “Uno deve fare un giornale adeguato al proprio pubblico e se fai un telegiornale su Italia1, che è la rete scavezzacollo di Mediaset, devi considerare un altro carico di argomenti leggeri. Se fai il “Giornale” lo fai invece con le inchieste sui grandi temi e le grandi firme”. Niente gossip, quindi, almeno secondo Giordano. Il quotidiano si occuperà, invece, in maniera particolare, di informazione economica, culturale e sui fatti d’attualità legati alle tematiche d’interesse sociale. Con una flessione nello spazio destinato alla politica, finora vera e propria tribuna parlamentare destinata alle ragioni del centro-destra. Un giornale “impertinente e controcorrente” è quello che Giordano ha in mente, nella speranza che questi due aggettivi non finiscano per sfociare nella solita battaglia politica a suon di titoloni ed insulti. Non vi saranno nuove rubriche e, anzi, il neodirettore annuncia di voler chiudere alcune di quelle che ci sono attualmente, perché “spengono il giornale, tendono a riempire solo spazi”. Infine, ci sarà uno spazio maggiore destinato alle immagini, che Giordano vuole “non come ornamento ma come elemento fondamentale della comunicazione giornalistica”.Si vedrà se ai continui titoloni denigrativi nei confronti del governo (che, certamente, favoriscono l’antipolitica più delle piazze gremite dell’8 settembre) si andranno a sostituire i mutamenti annunciati da Giordano. Ieri, intanto, sul primo numero dall’insediamento della nuova gestione, il “Giornale” non ha smentito la propria vena apertamente polemica e provocatrice, titolando a tutta pagina “La truffa”, riferito alle elezioni primarie del nuovo Partito Democratico. Emissari in incognito del quotidiano milanese hanno, infatti, votato ripetutamente con l’intenzione di sbugiardare la veridicità e la regolarità delle votazioni; ma con quale fine politico e sociale?
Questo lascia presagire che gli sbandierati cambiamenti della “Era Giordano” forse non andranno a smantellare il meccanismo da politica della contrapposizione ad oltranza tra gli schieramenti, che molti giornali stimolano, uniformando l’opinione pubblica ad un tipo di discorso politico dai toni costantemente rissaioli. (Giuseppe Colucci per NL)

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