Media. Up & Down del settore media. “Il peggio è alle spalle”, +3,6 fino al 2019

Secondo le stime stilate dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers da qui al 2019 il settore intrattenimento e media conseguirà un incremento del 3,6% medio all’anno fino al 2019, arrivando a 34,8 mld di euro, parte derivanti dalla spesa degli utenti finali (27,7 mld, +4,6%), parte dalla pubblicità (7,1 mld, +0,2%).

Sorprendono le proiezioni pubblicate da PwC nel Global Entertainment & Media Outlook 2015–2019, considerando che il mercato ha sofferto in maniera evidente rispetto all’economia generale, a partire proprio dal settore televisivo locale, secondo quanto risulta dai numeri negativi del 2013 presentati nell’annuale Studio economico del settore televisivo privato di Confindustria Radio Televisioni. Eppure si tratta di cifre che attengono alla parte più proficua del settore, costituita dalle società di capitali delle quali Crtv ha raccolto i bilanci, 305 aziende televisive su un totale stimato di 500 emittenti locali italiane con altre forme societarie. I dati del 2013 mostrano ricavi per 408,5 mln, con un calo del 15%, di cui 287,5 mln dalla pubblicità (-12,8%) e 121 mln da altre voci, tra cui i contributi statali: le perdite sono aumentate a 54,7 mln, in 12 anni il settore ha perso ben 147,3 mln di utili. Singolare la situazione delle protagoniste sul mercato: Pwc mostra come le 40 maggiori società, con un fatturato superiore ai 2,6 mln di euro, rappresentano il 13,1% del totale ma fatturano assieme 217 mln, esattamente il 24,5% dell’intero gruppo, invece le 75 società che hanno ricavi fra 1 e 2,6 mln, che rappresentano il 24,5 %, fatturano solamente il 39% del totale. Il quadro prospettato spinge il presidente dell’associazione tv locali aderente a Crtv, Maurizio Giunco, a chiedere con forza al Governo una profonda riforma del settore televisivo locale: “In Italia ci sono 3.200 programmi trasmessi, 2.500 programmi se eliminiamo le duplicazioni tra una regione e l’altra. Ma solo 71 società hanno ricavi superiori a 1,5 milioni e solo 83 hanno un patrimonio netto superiore agli 1,5 milioni. Le prime 10 tv locali fanno il 60% degli ascolti, le prime 50 il 90%. Da qui occorre ripartire per rivedere tutta la normativa: non possiamo continuare ad assistere migliaia di canali, gente che la tv non la fa. Chi soffre questa situazione sono le tv più strutturate, che hanno dipendenti da pagare, che producono. Che fanno informazione e hanno una funzione chiara sul territorio. E parlo soltanto dei contributi, perché un’offerta spropositata di canali che non destano interesse svilisce l’intero settore e perché qui si tratta di utilizzare un bene pubblico come le frequenze”. A dispetto delle suddette premesse PwC mantiene una posizione più che positiva sul futuro del settore media & entertainment: “Il peggio è alle nostre spalle”, afferma Andrea Samaja, partner PwC E&M market leader. Secondo PricewaterhouseCoopers la ripresa si è avviata l’anno scorso: 29,1 mld di euro di spesa in intrattenimento e media (+1,7%), continuerà quest’anno con 29,7 mld (+2,2 %) e arriverà a 34,8 mld nel 2019. La strada per la crescita è chiaramente quella del digitale, evidenziato anche dal fatto che la pubblicità su Internet sarà il segmento a crescita più rapida fino al 2019, ben al di sopra anche della pubblicità globale sui canali televisivi: si ipotizza un aumento del 7,8 % di media annuale, da 37% attuale a 47% nel 2019. Il settore televisivo, che ha subito diversi contraccolpi negli anni precedenti, potrebbe ugualmente crescere, secondo PwC, del 2,8% all’anno fino al 2019. Sarà il settore stampa, invece, a risentire ancora nel prossimo futuro: i ricavi totali dei magazine scenderanno dell’1,8% e quelli dei quotidiani caleranno del 2,5%: mentre i ricavi degli abbonamenti digitali crescono, gli abbonamenti ai quotidiani cartacei si contraggono. Per quanto riguarda la radio, PwC non prevede un futuro radioso: “Al di là della performance di quest’anno la tendenza è di una contrazione”, afferma Samaja, sottolineando la necessità di coinvolgere maggiormente i giovani nell’ambito suddetto. Per quanto concerne la recente operazione di Mediaset che ha stretto partnership col gruppo Finelco (accordo in base al quale il Biscione ha acquisito il 19% del capitale sociale di RB1 Spa, che detiene assieme ai soci fondatori il 92,8% di Finelco), Samaja parla di “strategia di focalizzazione”, un’operazione di concentrazione soprattutto dal lato pubblicitario, che palesa fiducia sul futuro del mercato. PwC invita infine a guardare le stime ipotizzate sui cinque anni in sinergia con i trend: per quanto riguarda la televisione la spesa dei consumatori finali crescerà del 2,9% in media dal 2014 al 2019 dopo la forte contrazione rilevata negli anni precedenti. Pay tv, videogiochi e cinema cresceranno di 1,2 mld entro il 2019, mentre i ricavi di libri, periodici e quotidiani caleranno di 54 mln. E’ comunque necessario evidenziare che PwC usa un modello econometrico per le sue stime, modello che in ogni caso resta una simulazione: benché analiticamente stilate, si tratta comunque di previsioni e supposizioni che rischiano di venire stravolte all’interno del mercato media, in continuo fermento ed evoluzione. Non ci resta che attendere gli sviluppi futuri per valutarne l’attendibilità. (S.F per NL)
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