Ofelè fa el to mestee

Mediaset scende in campo nella radiofonia. La notizia dovrebbe essere di quelle destabilizzanti. Allora perché ha lasciato freddi un po’ tutti?

Intanto perché l’ingresso nella radiofonia è meramente simbolico, posto che Mediaset è partecipata al 41,3% da Fininvest, che controlla Mondadori, cui fa capo Monradio, proprietaria di R 101, la radio nazionale che il colosso tv di Cologno Monzese avrebbe scippato in extremis a RTL 102,5. Un’operazione in famiglia, quindi, che, secondo il vicepresidente e a.d. di Mediaset Piersilvio Berlusconi, sarebbe finalizzata a non "arretrare" nella raccolta pubblicitaria dei media radiofonici, rischiando di dare un segnale negativo sull’andamento del gruppo (che infatti ha chiuso la giornata con un +4,7% in Borsa; opas Raiway insegna…). In secondo luogo, perché il Biscione era già ripetutamente disceso in campo radiofonico: prima sul finire degli anni ’80, con l’acquisizione della concessione pubblicitaria di alcune reti nazionali (allora) emergenti, quasi subito dismessa perché briciolesca rispetto al business della pubblicità tv. Poi, in tempi più recenti, con la fornitura di notiziari nazionali targati Tgcom propedeutici ad uno sviluppo crossmediale tanto strombazzato quanto mai concretamente attuato. Per non parlare, ovviamente, del sostanziale fallimento editoriale e commerciale della gestione paratelevisiva di R 101. Insomma, paradossalmente, aveva fatto più notizia l’annuncio dell’offerta di RTL 102,5 per l’acquisto di R 101 che quella della volontà di Mediaset di presidiare con maggior determinazione un mercato che, alla prova dei fatti, ha mostrato di non conoscere e saper sfruttare.
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