Professioni. La verità? Il pompiere ha più fascino del giornalista

Harris Poll pubblica i risultati di un sondaggio sul prestigio esercitato dalle diverse professioni


Nel 1976, due splendidi giovani attori hollywoodiani interpretavano la parte di giornalisti, decisamente motivati e intraprendenti, del Washington Post. I due personaggi venivano impegnati, in piena campagna elettorale, in un’inchiesta di spionaggio da parte degli uomini di Nixon, ai danni degli avversari democratici. Una storia dalla trama decisamente fitta per Robert Redford e Dustin Hoffman, che per il film “Tutti gli uomini del presidente”, divennero rappresentanti, di indiscusso fascino, della professione giornalistica.
Ma dopo 30 anni il mood sembra aver invertito rotta. A dimostrarlo sono gli esiti di un recente sondaggio della società Harris Poll, che confermano la perdita di prestigio del lavoro di reporter. Primi in classifica: vigili del fuoco, scienziati ed insegnanti; i giornalisti scivolano sul fondo della classifica posizionandosi sedicesimi, sorpassati anche da atleti, preti e agricoltori. Nonostante le ragioni di questa destabilizzazione siano diverse, gli analisti ci tengono a suggerirne una in particolare: la nascita, piuttosto recente, di una figura battezzata “reporter diffuso”. Si tratterebbe di un nuovo soggetto dell’informazione che manca di professionalità, ma brilla di volontà e che riesce, con notevole facilità, ad immettersi nei canali di comunicazione di massa diffondendo foto, video o articoli più o meno originali. Il primo esempio eclatante fu quello legato all’11 settembre: l’80% del materiale audiovisivo mostrato dai tg per riprendere il crollo delle Twin Towers, proveniva da fonti non ufficiali (telefonini, videocamere di passanti). Questo episodio ha permesso la diramazione esponenziale del fenomeno “diffuso”, andando a colpire i canali online dell’informazione, dove la proliferazione dei blogger (70 milioni in tutto il mondo) ha facilitato, e facilita continuamente, la pubblicazione, quasi in tempo reale, di notizie recuperate da fonti ufficiali cartacee o da agenzie di stampa online. Vita dura per il giornalista professionista, che soprattutto in Italia, anche a causa del considerevole numero di iscritti all’Ordine, perde quel prestigio costruitosi nel tempo e immortalato da numerose pellicole cinematografiche. (M.M.)

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