Pubblicità. Gli spot dell’e-commerce valgono 250 milioni: “Ma andare in Tv non basta”

I risultati dello studio pubblicato da Media Italia parlano chiaro: usare la televisione funziona, se lo si fa con metodo. Dei 250 milioni spesi per la pubblicità dall’e-commerce in Italia, più del 50% vanno al piccolo schermo.

A dominare il mercato dell’advertising relativo all’e-commerce è la televisione: questo il risultato dello studio condotto da Media Italia (centro media del gruppo Armando Testa); più del 50% della spesa pubblicitaria delle aziende che vendono on-line, infatti, risulta speso in spot televisivi. Nel 2015, solo in Italia, l’investimento promozionale si è rivelato valere un totale di circa 250 milioni, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente. Secondo le stime pubblicate dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, gli acquisti su siti italiani hanno raggiunto quota 15 miliardi, di cui 3 miliardi arrivano dall’estero; globalmente, gli e-shoppers nel 2015 sono stati il 20% della popolazione mondiale dai 15 anni in su, ovvero 1,139 miliardi di persone. In Europa gli acquirenti on line sono stati 274 milioni, che hanno generato 477 miliardi di euro (con un notevole +13% rispetto al 2014). Ma lo studio si interroga anche sui motivi che rendono l’investimento sul piccolo schermo così preponderante, incrociando i dati settimanali della trasmissione degli spot con le ricerche effettuate su Google; il risultato produce un’unica e indubbia costante: ogni qualvolta vi è un flight tv, le ricerche settimanali online aumentano sensibilmente. Ma «andare in tv non basta», rivela Valentino Cagnetta (CEO di Media Italia). «Occorre una gestione intelligente delle leve della pianificazione», continua, «tenendo presente quali reti si usano, le fasce orarie, i giorni e la durata degli spot». Indubbiamente usare la televisione conviene e funziona, ma ci vuole metodo, know-how ed una perfetta pianificazione per ottenere buoni risultati. «La brand awareness determina oltre l’80% dello shopping on line», aggiunge lo stesso Cagnetta, parlando di come la tv sia «determinante perché crea notorietà, credibilità, fiducia e familiarità». (G.C. per NL)

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