Radio. Ma fuori dalle news la diretta è ancora veramente necessaria?

Siamo consapevoli che la domanda è di quelle tipicamente provocatorie, ma l’eccezione non è così peregrina in un mondo mediatico in completa trasformazione sotto gli aspetti sociali, culturali e tecnologici, come abbiamo approfondito in un pezzo di ieri.
Al di là naturalmente del caso specifico dell’informazione, che per sua natura esige il tempo reale (anche se non nel caso degli approfondimenti), per l’intrattenimento non pare che la contemporaneità della conduzione con le lancette dell’orologio sia ancora essenziale. In tv, del resto è già così da tempo e, fuori, come detto, dal mondo eterogeneo delle news, i programmi in diretta non sono poi così tanti. E anche in diverse emittenti radiofoniche importanti, il principio è già applicato o sta per esserlo. Il modello imperante è infatti quello della simulazione della diretta, in luogo del real time. E, francamente, nella maggior parte dei casi è già difficile distinguere una diretta da una differita.

Siamo del resto obiettivi: cosa importa, sul piano sostanziale, la diretta in un programma radiofonico di intrattenimento? Non certamente l’interazione diretta al telefono con un ascoltatore, posto che ben potrebbe essere postprodotta, né la lettura di messaggini, che raramente è contestuale alla ricezione degli stessi.
Ma il quesito trae fondamento da un’altra considerazione: come è stato in varie occasioni scritto su queste pagine, con ogni probabilità, la radio del futuro sarà profilata sull’ascoltatore quanto a musica e pubblicità, un po’ come avviene con YouTube, che modella la lista dei video sulla base della conoscenza progressiva dei gusti del suo utente e somministra la pubblicità in forma analoga.
Abbiamo poi più volte evidenziato che la radio non subirà l’aggressione sempre più robusta dai competitor SOD della musica on line (Spotify, Pandora e compagnia cantante) solo nella misura in cui riuscirà a non rendere replicabile da un software i suoi contenuti. La componente umana, con la sua creatività ramificata, costituirà sempre il baluardo invalicabile da parte delle macchine.

Tuttavia per conseguire il risultato della radio “su misura” occorrerà scomporre il palinsesto, rendendolo fluido per consentire innesti musicali eterogenei evidentemente di durata differente. Ciò significa che la conduzione, l’intrattenimento dovrà essere differito, quand’anche di pochi minuti (4-5), rispetto alla sua materiale produzione, così da dare la possibilità all’app di inserirvi il brano musicale specifico sincronizzandolo, senza soluzione di continuità, dando la sostanziale impressione di un contenuto unico uguale e diverso allo stesso tempo per ognuno di noi.
Fantascienza? Mica tanto, visto che tale software è già in fase di test e probabilmente sarà introdotto da un importante aggregatore di flussi streaming per la gestione delle personality radio. (M.L. per NL)

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