Radio digitale, il successo viaggia in auto

Il successo di una nuova tecnologia di distribuzione di contenuti radiofonici deve obbligatoriamente passare per il mercato dell’autoradio


da Radio Passioni

DAB e IBOC sono due tecnologie di radio digitale alternative, non compatibili tra di loro, ma entrambe caratterizzate da una certa penuria di apparati di ricezione destinati agli automobilisti. Ed entrambe, guarda caso, sono relegate in nicchie geografiche (il DAB in Gran Bretagna) e di pubblico (HD Radio negli USA). Sono tecnologie che non riescono a sfondare, a convincere ampie fette di consumatori all’acquisto. Mancano offerte di contenuto e manca soprattutto la possibilità di usufruire dei servizi a bordo delle auto. Basta guardare, al di là delle sue difficoltà finanziarie, alla “terza via” rappresentata dalla radio digitale satellitare in abbonamento, che invece ha puntato fin dall’inizio sulla mobilità dei ricevitori e su un line-up di contenuti realmente alternativi all’offerta accessibile con le autoradio analogiche. Una strategia costata un occhio della testa, che tuttavia ha ripagato (almeno in parte) con un discreto numero di abbonati.
In questi giorni a proposito di HD Radio e Ibiquity ho letto due articoli di segno opposto. Una testata online del Michigan, MLive, racconta nella sua sezione economica di un forte aumento dell’interesse da parte dei costruttori di autoradio nei confronti della radio digitale terrestre free. Un interesse che spinge Ibiquity a potenziare le proprie strutture commerciali a Detroit. Una analoga testata, ma dello stato dell’Indiana, spiega invece che intorno a HD Radio si concentra soprattutto lo scetticismo: delle stazioni radio locali, incerte sull’opportunità di investire in nuovi apparati, e del pubblico, poco interessato a una novità che nessuno percepisce come realmente utile. L’offerta HD Radio, scrive il Fort Wayne Business Weekly dalla hometown della stazione WOWO (ascoltabile, in condizioni molto favorevoli, anche dalle nostre parti), si limita nello stato dell’Indiana a pochissime stazioni, che hanno creato solo una manciata di canali digitali davvero alternativi agli analogici.
Chi dei due giornali ha ragione? Probabilmente entrambi. In effetti viene descritta la stessa situazione: la radio digitale di Ibiquity finora non ha raccolto sufficienti consensi proprio perché l’interesse da parte del mercato car radio è arrivato tardi. E’ un po’ come una statica battaglia dell’era napoleonica. I fautori della nuova radiofonia digitale, terrestre o satellitare che sia, devono capire se le truppe inviate dai generali dell’autoradio sono ancora in tempo per sbaragliare la cavalleria (un po’ disordinata ma irresistibile) dei contenuti veicolati attraverso piattaforme IP e MP3. Io, dopo i milioni di iPhones 3G venduti nelle prime settimane, comincio a nutrire qualche dubbio.

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