Radio. Dopo l’exploit del medium nel 2015, riflettori dei player finanziari (ma non solo) su Finelco (e non solo)

La radio torna a correre. E non solo in termini di fatturato pubblicitario (è il medium tradizionale che è cresciuto di più nei primi 4 mesi dell’anno, per non dire l’unico), ma anche in termini d’inseguimento degli investitori.

Naturalmente le attenzioni sono rivolte alla pubblicità nazionale (anche se pure quella locale sta dando segnali positivi) – per cui la ripresa è già realtà e le proiezioni per i prossimi anni sono a doppia cifra percentuale – e quindi ai principali player (in questa fase valutati più in termini di audience che di fatturato, invero), molto corteggiati dagli operatori economici che puntano a destinare proficuamente le risorse accantonate per troppo tempo. Il più corteggiato è ovviamente il gruppo Finelco (che controlla Radio 105, Virgin Radio e RMC), il cui 44,45% in mano a RCS Media Group è da tempo sul mercato. Al momento, le negoziazioni sono limitate dall’esclusiva concessa da RCS al Fondo Clessidra di Claudio Sposito, ma altri soggetti starebbero premendo, probabilmente alla luce delle particolari performance editoriali e commerciali registrate dal gruppo milanese (per l’Antitrust secondo operatore nazionale dopo la RAI quanto a raccolta). Si tratterebbe, in particolare dell’operatore finanziario Palladio, holding di investimento diversificata ed indipendente, operativa in Italia ed in Europa da oltre 30 anni, che u anno fa circa aveva manifestato interesse per il gruppo di Alberto Hazan, seppur senza particolare convinzione. Va tuttavia detto che da alcuni giorni girano insistenti le voci su proposte avanzate anche dal gruppo L’Espresso (che già edita, attraverso Elemedia, le emittenti Radio Dee Jay, Radio Capital ed m2o) e Mondadori (titolare di R101 e del relay nazionale di programma estero GBR). Ipotesi che però dovrebbero fare i conti coi limiti di concentrazione settoriali. Ad ogni modo, proprio a riguardo di Mondadori, era stata ventilata l’ipotesi di un disimpegno operativo diretto (in conseguenza degli insoddisfacenti risultati ottenuti dall’acquisizione dell’emittente dalla custodia giudiziaria del Tribunale di Milano) a fronte di un ruolo massiccio di socio di capitali in un soggetto ben più performante sul mercato. Di qui un’ulteriore ridda di voci che vorrebbe un altro potente gruppo radiofonico interessato a rilevare (con tanto di offerta già formulata) un’emittente nazionale da sempre in affanno. Insomma, la radio torna nei salotti dei mercati finanziari sulla scorta delle aspettative di una crescita progressiva dei fatturati, che potrebbe trovare la sua piena conclamazione nel 2018. (M.L. per NL)
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