Radio. Interferenze FM con estero, procedura infrazione UE vs Italia. Scade oggi termine: tre soluzioni possibili, di cui nessuna semplice

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Scade oggi il termine assegnato all’Italia dalla Commissione europea attraverso la lettera di messa in mora del 20/11/2025 nell’ambito della procedura d’infrazione del diritto comunitario per violazione delle previsioni del Codice delle comunicazioni elettroniche europeo per mezzo della produzione interferenziale in FM a danno dell’etere estero.
Allo stato le opzioni sul tavolo ministeriale per la soluzione del problema sono tre.
In questo articolo vedremo quali sono e con che margine di applicazione concreta.

Sintesi

La scadenza di oggi del termine indicato dalla lettera di costituzione in mora inviata il 20/11/2025 dalla Commissione europea riporta al centro un problema storico del sistema radiofonico italiano: le interferenze FM transfrontaliere, mai risolte in oltre quaranta anni.
In assenza di interventi concreti, l’Italia rischia conseguenze sul piano comunitario, penalizzando sia i Paesi confinanti sia gli operatori nazionali.
Il nodo nasce da un assetto dell’etere FM cresciuto senza una pianificazione internazionale delle frequenze private, con effetti ormai strutturali.
Tra le soluzioni realisticamente praticabili, l’indennizzo per la rottamazione degli impianti interferenti emerge come l’opzione più compatibile con i tempi UE, soprattutto se accompagnata da meccanismi di permuta tecnica.
Il piano nazionale FM, pur ideale, resta irrealistico nel breve periodo per complessità, costi e tempistiche.
Anche la sola compatibilizzazione tecnica mostra limiti evidenti nei casi più gravi.
La partita non è più rinviabile: governare l’uscita dall’analogico o subirla sotto pressione europea è ormai l’unica vera alternativa.

La costituzione in mora

Lo spirare odierno del termine di 60 giorni assegnato con la lettera di costituzione in mora dell’Italia da parte della Commissione europea (INFR(2025)2153) per la risoluzione delle interferenze radioelettriche transfrontaliere in FM (60 gg dal 20/11/2025) in violazione del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (direttiva (UE) 2018/1972) e della direttiva quadro (direttiva 2002/21/CE) riporta con forza al centro dell’agenda un problema strutturale che il sistema radiofonico italiano trascina da decenni.

Galeotte furono le interferenze all’etere estero (Francia, Croazia, Malta e Slovenia)

L’Italia, secondo la Commissione Europea,non ha adottato misure amministrative sufficienti per eliminare le interferenze dannose causate dalle emittenti radio FM italiane (modulazione di frequenza) negli Stati membri limitrofi nella banda di frequenza FM (87,5-108 MHz). L’interferenza si estende in particolare al territorio francese, croato, maltese e sloveno e impedisce alle emittenti dei rispettivi paesi di utilizzare lo spettro radio nella banda FM per i loro canali radio FM nazionali.

Inutili gli scambi di lunga data

Nonostante gli scambi di lunga data con l’Italia nel quadro del gruppo Politica dello spettro radio gruppo”, la Commissione ritiene che l’Italia non abbia rispettato gli obblighi previsti dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e dalla direttiva quadro”. 

Due mesi per l’Italia per rispondere

In ragione di quanto sopra, la Commissione, il 20/11/2025, ha inviato la lettera di costituzione in mora all’Italia, assegnando i due mesi scaduti oggi per rispondere alle argomentazioni sollevate. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.

Tema noto

Il tema estero è noto ai lettori di Newslinet, trattandosi di questione che affonda le radici nella prima metà degli anni 80 (con la mancata iscrizione alla conferenza internazionale UIT (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) di Ginevra del 1984 degli impianti privati italiani e la conseguenza assegnazione di sole due migliaia di impianti RAI, gli unici quindi coordinati), via via trascinandosi con periodica riemersione.

La provvista di 20 mln di euro per la rottamazione

L’ultimo affioramento risale al capitolo precedente alla procedura d’infrazione scaduta oggi, allorquando il Ministero delle imprese e del made in Italy, aveva proposto – prima alle rappresentanze degli operatori radiofonici e poi nella riunione del 12/11/2025 del Radio Spectrum Policy Group (RSPG), gruppo consultivo fondato nel 2002 per la Commissione Europea su questioni relative allo spettro radio e composto da rappresentanti della commissione e degli Stati membri – l’ipotesi di destinare circa 20 milioni di euro ad uno schema di rottamazione volontaria degli impianti FM interferenti. Soluzione che però non ha evitato l’apertura della procedura d’infrazione, notificata solo 8 giorni dopo il consesso.

Impostazione compatibile coi vincoli europei

Eppure quella dell’indennizzo per la dismissione è, in realtà, un’impostazione che, seppur non priva di criticità (a partire dalla ridotta provvista economica), rappresenta oggi l’unica risposta più o meno compatibile con i tempi e con i vincoli europei. Anche se non si tratta dell’unica opzione sul tavolo.

Un problema sistemico, non episodico

Come noto ai lettori qualificati, le interferenze in FM non sempre riconducibili a singole, estemporanee, anomalie tecniche, ma derivano da un assetto complessivo dell’etere italiano cresciuto in modo disordinato, in assenza di un piano di assegnazione delle frequenze private coordinato a livello internazionale. Il risultato è noto: emissioni che oltrepassano i confini, frequenze sovrapposte o insufficientemente distanziate, contenziosi diplomatici e richiami formali da parte delle istituzioni europee.

La scadenza del 20/01/2026

Con la scadenza dei termini della messa in mora UE, lo spazio per soluzioni dilatorie si è sostanzialmente azzerato. Occorre pertanto distinguere ciò che è realisticamente praticabile da ciò che, pur teoricamente auspicabile, non è compatibile con l’urgenza del momento.

Indennizzi e rottamazione: la soluzione più concreta

Secondo alcuni stakeholder intervenuti alla riunione d’emergenza del Ministero delle imprese e del made in Italy del 30/11/2025, la strada più immediata e praticabile resta quella degli indennizzi per la dismissione degli impianti FM interferenti, ipotizzata dal Ministero condivisa da alcuni stakeholder. Ma avvertono:  non si deve trattare di una semplice “chiusura incentivata”, bensì della possibilità di creare un circolo virtuoso di permute tecniche.

Virtuosismo antinferenziale

In questo schema, infatti, l’operatore che esercisce un impianto radioelettricamente perturbante con un diffusore estero – e dunque indennizzabile nella prospettazione ministeriale – ma che abbia la necessità di continuare a operare in analogico, potrebbe scambiarlo con un altro soggetto titolare di un impianto equivalente (ma compatibile con le emissioni straniere) intenzionato, invece, a disimpegnarsi dalla diffusione FM, con la garanzia di preservare i diritti discendenti nell’ipotesi che fosse l’unico diffusore asservito al decreto concessorio, che conseguentemente si estinguerebbe (con effetti inibitori sulla partecipazione alle domande per i contributi ex DPR 146/2017 ed alle rilevazioni Audiradio, allo stato dei relativi orientamenti).

Soluzione imperfetta, ma idonea

Operando in questo modo più elastico, si abbatterebbero le interferenze transfrontaliere (ed in generale la congestione dello spettro FM) e si accompagnerebbe gradualmente il sistema verso una razionalizzazione della modulazione di frequenza, senza strappi particolarmente traumatici. Si tratta chiaramene una soluzione imperfetta, ma più o meno compatibile con i tempi imposti dall’Europa e con l’attuale congestione dello spettro.

Il piano FM: ideale ma irrealistico nel breve periodo

Certo, sul piano prettamente teorico, la soluzione ottimale resterebbe l’adozione del previsto (dal 1990) piano delle frequenze analogiche, ma mai realizzato. Una pianificazione consentirebbe infatti l’iscrizione internazionale di tutte le frequenze italiane (pubbliche e private), mettendo fine strutturalmente al contenzioso con l’etere estero.

Ostacoli evidenti

Si tratta, però, di una strada che presenta ostacoli enormi: è complessa, lunga (richiede probabilmente anni tra negoziati internazionali, procedura di attribuzione dei diritti d’uso e concreto allestimento impiantistico) e costosa, generando una revisione profonda dell’assetto esistente.

Opzione incompatibile con le tempestiche UE

Quindi si tratta di un’opzione concretamente incompatibile sia con le tempistiche UE, che richiedono risultati immediati e misurabili, che con le esigenze degli editori, che si troverebbero a sostenere costi enormi non giustificati dall’aspettativa di vita della FM.

Obiettivo di lungo periodo

Oggi, più che una soluzione, pertanto, il piano FM appare come un obiettivo di lungo periodo (ammesso che la dismissione dell’analogico non lo preceda per evoluzione naturale delle modalità di fruizione degli utenti), non come una risposta all’emergenza.

La compatibilizzazione di 2000 impianti…

Arriviamo quindi alla terza e ultima ipotesi, caldeggiata da diversi operatori presenti alla riunione del 30/01/2025: quella della compatibilizzazione degli impianti interferenti verso l’etere estero (che secondo le dichiarazioni ministeriali sarebbero circa il 15% del totale dei quasi 14.000 diffusori FM eserciti, quindi circa 2000), cioè interventi tecnici per ridurre l’impatto radioelettrico oltre confine. Una strada che, però, funziona solo per i casi meno invasivi.

… molto difficile per 300

Nelle situazioni più gravi – isofrequenze o canali estremamente ravvicinati (circa 300) – la compatibilizzazione è infatti spesso impossibile: cambiare frequenza è irrealistico per la congestione dell’etere; ridurre potenza o variare diagrammi di irradiazione può rendere il diffusore di fatto inutilizzabile, compromettendo la copertura e la sostenibilità economica dell’emittente.

Palliativo al problema estero

In questi casi (circa 200), la compatibilizzazione diventa un palliativo che non risolve il problema estero e rischia solo di produrre contenziosi giudiziari.

Una scelta non più rinviabile

Quel che è certo è che la partita delle interferenze FM non riguarda solo la tecnica, ma il futuro stesso della radio analogica in Italia. La finestra europea si è chiusa e le soluzioni realmente percorribili sono alla prova dei fatti due. Tra queste, la rottamazione indennizzata e gestita in modo intelligente resta – a nostro avviso – l’unica strada capace di conciliare obblighi comunitari, tenuta del sistema e transizione ordinata verso un ecosistema radiofonico totalmente digitale.

Il tempo delle misure

Ora il tempo delle mezze misure è finito: servono decisioni operative coerenti con la realtà dello spettro e con il quadro europeo. La vera alternativa non è tra analogico e digitale, ma tra governare il cambiamento e subirlo. (M.L. per NL)

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