Ricerca di Franco Abruzzo sul reato di diffamazione – Del Boca, Paissan e De Biase: anche i blogger devono rispettare le leggi

Diffamazione. Nella giurisprudenza (secondo Costituzione) il diritto di cronaca cede il passo alla dignità della persona


da Franco Abruzzo.it

“E’ dovere primario ed insopprimibile del giornalista, anche se collegato ad organi di stampa di partiti politici, esercitare con assoluta correttezza il diritto di cronaca, nel senso di riportare le notizie in maniera assolutamente fedele, spogliandosi, in tale fase, della propensione verso determinate ideologie, di qualunque natura siano; al giornalista è consentito soltanto nella fase in cui proceda a commentare la notizia, esercitando il diritto di critica, d’esprimere le proprie convinzioni personali, in forma anche polemica ed aspra, purché non venga offesa la reputazione altrui”.

Ricerca di Franco Abruzzo

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Del Boca e Paissan: “Il decreto ministeriale sull’editoria che si vorrebbe migliorare corre il rischio di essere peggiorato. Perché un sito che si occupa di informazione dovrebbe operare in modo anarchico, senza regole e senza controlli e, soprattutto, sfuggendo alla responsabilità per le cose che pubblica?

E’ la dichiarazione del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca e del vicepresidente Enrico Paissan. “Perché un sito che si occupa di informazione dovrebbe operare in modo anarchico, senza regole e senza controlli e, soprattutto, sfuggendo alla responsabilità per le cose che pubblica? Non credo che possa interessare un sistema- Internet modello Al Quaeda che lancia messaggi dietro l’anonimato degli autori dei testi, offrendo poche possibilità di replica e mantenendosi all’oscuro dietro il paravento degli pseudonimi e degli anonimi. L’informazione è una cosa troppo seria per essere abbandonata a una malintesa libertà che facilmente diventa licenza.

Non è chiaro perché gli onorevoli Marco Cappato e Maurizio Turco ritengano che l’Ordine dei giornalisti sia obsoleto e si preoccupi soltanto di proporre vincoli. In realtà, l’Ordine, per legge e per statuto, ha il compito di garantire un’informazione corretta, equilibrata e, soprattutto, rispettosa dei cittadini che hanno il diritto di essere informati. Se questo impegno risulta “obsoleto e vincolante” e, in ultima analisi, faticoso e insufficiente (cosa che gli stessi dirigenti dell’istituto non hanno difficoltà a riconoscere) dipende dal fatto che il Parlamento, pure più volte sollecitato, non affronta le modifiche legislative indispensabili per potere lavorare serenamente e efficacemente. Invece di sostenere modifiche inopportune al decreto sull’editoria, i deputati e i senatori meglio farebbero a razionalizzarne i contenuti, tenendo conto delle proposte di cui i giornalisti periodicamente – e finora inuti lmente – si fanno promotori “. (da www.odg.it del 25 ottobre 2007)

EDITORIA, LUCA DE BIASE: AI BLOGGER SI CHIEDE SENSO DI RESPONSABILITA’

Roma, 25 ottobre 2007. “E’ chiaro che chi usa internet per le chiacchiere con gli amici, in gruppi chiusi come quelli che si formano con la messaggistica tra buddies non sono editori. Ed è chiaro che le aziende che fanno un business editoriale devono essere considerati editori a tutto tondo anche per le loro attività online. I blog secondo me non dovrebbero essere obbligati a trasformarsi in aziende editoriali, come non dovrebbero esserlo quelli che partecipano a costruire wikipedia. Ma questo non significa che non abbiano obblighi e doveri, oltre che diritti”. E’ quanto scrive Luca De Biase, tra i più accreditati studiosi italiani della cosiddetta net economy. “Secondo me – osserva oggi De Biase nel suo blog – le persone che pubblicano online e lasciano che quello che scrivono sia letto da chiunque non dovrebbero essere considerati necessariamente editori ma non dovrebbero considerarsi totalmente irresponsabili per quello che scrivono. Secondo me, l’idea che una persona scriva online mettendoci la sua faccia è parte integrante della credibilità dei blog: e se lo fa è assurdo che chi lo fa non se ne assuma la responsabilità. Aggiungo (anche se questo è meno certo dal punto di vista giuridico) che dovrebbe sentirsi responsabile anche di ciò che si scrive nei commenti ai suoi post. Perché i commenti sono parte del blog ed è il blogger l’unico a poter eliminare quelli che contengono elementi di illegalità. Penso – conclude De Biase – che l’influenza dei blog crescerà anche in relazione al senso di responsabilità che i blogger coltiveranno nei confronti di quello che avviene sui loro blog. E che non occorra la legge sull’editoria per sostenere questa ipotesi”. (9colonne)

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