Riforma previdenziale – Professionisti in allarme: il Governo Prodi si accinge a colpire di nuovo le pensioni sopra i 3.500 euro lordi al mese: nel 2008 perderanno l’adeguamento Istat. I

Indenni le banche amiche. Le casse privatizzate non rientrano nel bilancio statale: la manovra colpirà egualmente? Che fanno Fnsi e Ungp?


Dalla newsletter del sito www.francoabruzzo.it

Roma, 30 luglio 2007. Il Governo Berlusconi aveva portato il peso dell’aliquota marginale dal 43 al 39 per cento per i redditi da 33.500 a 100mila euro, mentre il Governo Prodi, con la legge finanziaria del 2007, ha recuperato il 43 per cento sulle pensioni (e sui redditi) superiori a 75mila euro. Con la riforma previdenziale di questi giorni, il Governo Prodi si accinge a dare una seconda mazzata alle pensioni superiori ai 3.500 euro lordi al mese: per un anno, nel 2008, non riceveranno l’adeguamento Istat (giudicato, comunque, insufficiente dalla Corte costituzionale con la sentenza 30/2004). Non ci sarà, quindi, la perequazione per le pensioni definite “alte”. Il G overno Prodi, quindi, continua a prendere di mira i redditi di chi ha lavorato per una vita rivestendo ruoli importanti nella struttura sociale del nostro Paese. La sinistra radicale, com’è noto, non ama il merito e, quindi, chi ha ricoperto incarichi dirigenziali.

Le casse privatizzate (quelle dei professionisti) non rientrano, com’è noto, nel bilancio statale anche se le pensioni delle Casse dal 1995 (con la riforma Dini) sono schedate dall’Inps nella cosiddetta “anagrafe pensionistica” (avete letto bene: l’Inps sa tutto anche sui redditi dei pensionati Inpgi, etc).

La seconda mazzata colpirà anche i professionisti della casse? Che fanno Fnsi e Ungp? Sosterranno ancora il Governo Prodi sperando che questo Gabinetto riesca ad imporre agli editori il contratto? Oppure avvieranno una battaglia, con le altre casse, per portate la nuova legge all’esame della Corte costituzionale? Sono almeno 2mila (su 3.600 circa) i giornalisti pensionati sotto tiro.

Frattanto il Governo Prodi continua a regalare quattrini alla Confindustria e a salvaguardare gli interessi di banche e assicurazioni. Gli amici, che guadagno oltre 100mila euro all’anno, non si toccano. In questo Prodi va a braccetto con Berlusconi. I veri “ricchi” hanno santi in paradiso, a destra e a sinistra.

CONFRONTO UTILE

Aliquote Irpef per l’anno 2006 (Governo Berlusconi):

1) fino a 26.000 23% (sul massimo = 5.980)

2) oltre 26.000 fino a 33.500 33% (5.980 + 33% su parte oltre 26.000)

3) oltre 33.500 fino a 100.000 39% (8.455 + 39% su parte oltre 33.500)

4) oltre 100.000 43% (39% + 4% contributo solidarietà) (34.390 + 43% su parte oltre 100.000)

Aliquote Irpef per l’anno 2007 (Governo Prodi):

1) fino a 15.000 23%

2) oltre 15.000 e fino a 28.000 27%

3) oltre 28.000 e fino a 55.000 38%

4) oltre 55.000 e fino a 75.000 41%

5) oltre i 75.000 euro 43%

CALCOLI sui redditi 2007:

PER IL 90% degli italiani:

– stipendio FINO A 1100 euro netti x 13 mensilità: 23% di tasse, (RIMANE INVARIATO).

– stipendio di 1200 euro netti x 13 mensilità (ma anche 1300 o 1400 euro mensili): 27% di tasse, ( PAGHERA’ IL 4% IN PIU’).

– oltre 26.000 e fino a 28.000 euro l’anno. DAL 33% AL 27% —> PAGANO IL 4% IN MENO

– da 28.000 e fino a 55.000. DAL 39% AL 38% : PAGANO L’ 1% IN MENO

– da 55.000 e fino a 75.000: DAL 39% AL 41% —> PAGANO IL 2% IN PIU’

– da 75.000 e fino a 100.000: DAL 39% AL 43% —> PAGANO IL 4% IN PIU’.

– OLTRE I 100.00 EURO ANNUI: DAL 43% AL 43%. INVARIATO.

………

Sentenza 30/2004

Richiamo della Corte costituzionale al Parlamento: “Pensioni, non basta l’adeguamento Istat”.

Questo principio vale anche per il nostro Inpgi

“Il Parlamento deve cambiare il meccanismo di adeguamento annuale delle pensioni”

di Pierluigi Franz

Roma, 23 gennaio 2004. Per assicurare un reale ed effettivo adeguamento delle pensioni alle variazioni del costo della vita il Parlamento deve studiare un nuovo e diverso meccanismo rispetto all’attuale automatica rivalutazione annuale basata sugli indici Istat. E’ il severo monito che la Corte Costituzionale, presieduta da Riccardo Chieppa, ha lanciato ieri alle Camere. Difatti, “il verificarsi di irragionevoli scostamenti dell’entità dei trattamenti di quiescenza rispetto alle effettive variazioni del potere dí acquisto della moneta, sarebbe indicativo dell’inidoneità del meccanismo in concreto prescelto ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia mezzi adeguati ad una esistenza libera e dignitosa nel rispetto dei principi e dei diritti sanciti dagli artt. 36 e 38 della Costituzione”. In altri termini, il perdurare dell’attuale percentuale di variazione deteminata dal ministro Tremonti sulla base del la rivalutazione annuale dell’indice Istat limitata al 90% per le fasce di importo delle pensioni comprese tra 3 e 5 volte il trattamento minimo INPS, e al 75% per le fasce di importo superiori a 5 volte il predetto trattamento minimo, potrebbe essere dichiarato incostituzionale. Leggi il resto in www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=107

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