RTSI in Italia – Altri contributi al dibattito in corso

Un lettore propone una soluzione che potrebbe comperare le esigenze delle parti ove il problema fosse effettivamente quello connesso ai diritti per la ritrasmissione del segnale in ambito extraterritoriale


Prosegue il dibattito sul veto della RTSI alla diffusione dei propri programmi in Italia. Dopo l’e-mail di Paolo Masneri, una nuova proposta viene questa volta da un lettore noto al pubblico specialistico per essere il creatore del sito “Palinsesti storici”, cui abbiamo dedicato attenzione qualche tempo fa.

“(…) sono il creatore del sito “Palinsesti storici”, ospitato dal sito “Cliccarimini” all’indirizzo www.cliccarimini.it/palinstorici/palinsesti_storici.html ; vi scrivo innanzitutto per ringraziare per avere citato qualche tempo fa uno dei miei articoli, riguardante l’archivio di TMC2/Videomusic. Vorrei poi esprimere un parere sulla vicenda della ritrasmissione in Italia della RTSI: condivido le vostre posizioni ma non sono stupito dalla diffida della TSI. La cosa in realtà non è nuova, anzi è nell’aria da anni, e l’avevo sentita direttamente da un funzionario della RTSI nel discutere con lui la mia proposta di “sottodiritti”. Quest’ultima proposta è illustrata all’indirizzo www.cliccarimini.it/palinstorici/proposta_televisioni_estere.html (e non è l’unico articolo in merito) consiste nel pagamento di “sottodiritti”. In sintesi: le radiotv estere (Svizzera, Capodistria, San Marino) trasmettono in Italia (in digitale terrestre, via cavo, via satellite, via internet), le loro concessionarie di pubblicità raccolgono la tale cifra per la trasmissione del tal programma, e la tv estera paga agli aventi diritto una percentuale congrua, non esagerata, del fatturato pubblicitario sul singolo evento, pagando così su quanto effettivamente guadagna. Esempio pratico: Tele Capodistria trasmette i mondiali di sci in diretta, la concessionaria Vivaradio raccoglie una cifra x per la pubblicità tabellare e le sponsorizzazioni durante l’evento sportivo e su quella cifra x paga la percentuale y alla Tv di Stato italiana. In questo modo guadagnerebbero tutti, “estere”, Rai e telespettatori. Ciò è possibile? Nel farvi gli auguri di Buon Anno aggiungo anche i complimenti per il vostro sito.
Carlo Gaudio

Tutto è fattibile, anche se, in questo caso, il processo appare un po’ macchinoso, non tanto nella sua logica, quanto nell’ipotesi in cui i soggetti interessati dal rapporto negoziale fossero diversi (ve la immaginate la tv pubblica svizzera alle prese con i calcoli delle raccolte pubblicitarie di un ventina di tv locali italiane?).
Il principio proposto potrebbe reggere, a nostro parere, ove l’interlocutore fosse uno o due al massimo, e si trattasse di soggetti imprenditorialmente seri, qualificati e tecnicamente (cioè in quanto a diffusione) all’altezza del compito.
In realtà, riteniamo che il problema non sia direttamente economico (dove per direttamente intendiamo il rimborso della maggior quota relativa ai diritti di tramissione su una diversa area; sempre ammesso che ciò effettivamente sia dovuto agli aventi diritto, circostanza di cui, come si è detto, dubitiamo…), considerato che, come noto, il plusvalore commerciale maggiore è pur sempre quello indiretto, cioè pubblicitario. Per esplicitare tale concetto, basti osservare che, migliorando la diffusione del segnale in territorio (rilevante sotto il profilo socio-economico-culturale) attualmente non perfettamente servito, gli inserzionisti della RTSI, normalmente di caratura non locale, ne trarrebbero evidente vantaggio – poiché gli spot in territorio Italiano verrebbero veicolati nell’unicum della ritrasmissione, vigendo il solo veto all’inserimento di ulteriore pubblicità da parte dei carrier italiani – circostanza che potrebbe indurre a ritoccare i listini di vendita.
Tuttavia, probabilmente, la querelle non sta tanto nella quantificazione dei diritti, ma nelle esclusive (territoriali) connesse agli stessi: RAI e Mediaset sono esclusivisti di diversi prodotti televisivi (esteri) in territorio italiano, mentre RTSI lo è (per gli stessi prodotti) in area elvetica. Il relay delle trasmissioni svizzere in territorio italiano creerebbe quindi una sovrapposizione netta su una quota rilevante dell’area di esclusiva. Sotto il profilo giuridico la questione non fa una piega, sebbene, come abbiamo avuto modo di far notare, i programmi della RTSI risultano comunque già ricevibili in territorio italiano, seppur con antenne dedicate (o via satellite), così come i segnali RAI e Mediaset sono captabili in Svizzera.
Per partecipare al dibattito: redazione@newslinet.it

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