“Senza antenna”: la storia della radio, la sua evoluzione, il connubio con internet, primo ed ultimo medium del novecento

Si è tenuto ieri a Milano, presso il Museo della Scienza e della Tecnologia, il convegno sulla radio nell’era della riproducibilità digitale


“Senza antenna” era il titolo di quest’incontro. Già, ma perché senza antenna? Perché la radio nell’era del web, o meglio, la radio inserita nell’apparato del web, perde completamente le proprie peculiarità fisiche, i propri cavi, i transistor, i dj, le antenne appunto, le frequenze, i contenitori delle uova alle pareti delle prime radio libere e le sale di registrazione, per tramutarsi in un qualcosa che ben poco ha a che fare con quell’invenzione che aprì la pista ai mezzi di comunicazione che avrebbero mutato l’aspetto del globo nell’arco di soli cento anni. La radio sul web, quindi, perde la propria fisicità, per trasfigurarsi nel nulla, nell’aria fatta di idee, creatività, innovazione.
L’incontro si è svolto nella splendida cornice della “Sala del cenacolo”, una sala piccola ma ricca di storia, dalle pareti affrescate ed il mobilio d’epoca, all’interno del Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, in via San Vittore a Milano. In concomitanza, i presenti hanno anche avuto l’opportunità di visitare l’interessante mostra, allestita poco meno di un mese fa (e presente a Milano fino a lunedì 2 aprile, si affretti a visitarla chi è interessato), dal titolo “Radio fm 1976-2006 – Trent’anni di libertà d’antenna”, una sorta di passeggiata nella storia del fenomeno delle radio libere: dalle prime trasmissioni illegali alla consacrazione di un nuovo modo di fare la radio in Italia.
Il convegno, si diceva, si è tenuto nella “Sala del cenacolo” ed è stato moderato dal giovane ma molto preparato Tiziano Bonini, dell’Università IULM di Milano, autore, tra l’altro, del saggio La radio nella rete. Storia, estetica e usi sociali (Costa & Nolan editore, Milano, 2006). Ad introdurre la discussione, prima che questa entrasse nel vivo, è stato un decisamente scarno intervento di Tiziano Mariani, del Corecom Lombardia (che patrocinava l’evento); poi la parola è passata agli ospiti. Ognuno di essi portava con sé il proprio bagaglio d’esperienze, conoscenze, maturate sul campo, nello studio o nella pratica del fenomeno della radio, della sua storia, del suo rapporto intrecciato con il web: il primo e l’ultimo medium che hanno caratterizzato e mutato l’aspetto globale del novecento. Massimo Temporelli, rappresentante del Museo ospitante, ha narrato e mostrato, attraverso immagini di repertorio, l’iter percorso dal mezzo radiofonico, dalla scoperta della telegrafia senza fili (di Marconi per noi europei, di Bell secondo gli americani), alla prima radiotelefonia peer to peer, passando per quella circolare, antesignana dell’avvento del broadcasting nel pieno degli anni venti. Ha mostrato le diverse evoluzioni che il mezzo ha dovuto affrontare prima di divenire ciò che noi conosciamo, le svolte storiche, i passaggi da Araldo Telefonico a Radio Araldo, fino all’URI, l’EIAR e, finalmente, la Rai. Successivamente, ha messo in atto il suo interessantissimo bagaglio di conoscenze, il professor Albino Pedroia, uno dei massimi esperti europei di media e docente di Comunicazione Audiovisiva presso l’Università Sorbona di Parigi. L’intervento di Pedroia ha affrontato diverse tematiche, dalla fruizione radiofonica in Italia e in Europa (con tanto di dati, molto meno scoraggianti di quanto si voglia far credere) alle prospettive future, gli standard da adottare e, soprattutto, il passaggio obbligato al digitale (“se la radio non vuol farsi marginalizzare, ha bisogno di digitalizzarsi”), che donerebbe nuova linfa vitale al mezzo e la possibilità di una proliferazione di modalità di affrontare il mezzo radiofonico, di personalizzarlo. Il successo del digitale, secondo Pedroia, passa da alcune tappe obbligate: l’aumento dell’offerta attualmente presente, la semplicità della tecnologia, la proliferazione delle bande, l’istituzione di nuovi modelli economici e la necessità della copertura nazionale. Obiettivi ambiziosi, ma non utopistici, realizzabili. L’intervento successivo è stato quello di Silvain Gire, ideatore e direttore di ARTE Radio (www.arteradio.com), una web radio francese, indirizzata alla “bit generation” dei 15-35enni digitalizzati, che ripropone in rete linguaggi e contenuti radiofonici tradizionali come il documentario, l’approfondimento, la drammaturgia. ARTE Radio nasce a Parigi nel 2002, su iniziativa di una tv culturale privata, che attualmente la finanzia quasi esclusivamente, e possiede 922 riproduzioni sonore, tanto musicali quanto parlate, in prosa, in versi, o anche soltanto suoni: è questa la mission del progetto, mostrare il suono come forma d’arte. Tutte le produzioni (alcune anche molto costose) sono protette dal Creative Commons, l’equivalente artistico del software libero: in pratica chi mette la propria creatività al servizio della comunità fruitrice non percepisce un ritorno economico, lo fa per la gloria, per l’arte, per indottrinare la gente. Dopo Gire (supportato da un interprete), si sono susseguiti sul palco Stefano Mainetti, docente del Politecnico di Milano, che ha mostrato ciò che il web 2.0 ha portato ma soprattutto sta portando e porterà in futuro alla radio, l’interattività, il tematico e gli esempi esplicativi di Pandora, Macchia Radio e Radio Radio live; poi è stata la volta di Gennaro Scarpato, rappresentante del Ministero delle Comunicazioni della Lombardia (Ufficio relazioni con il pubblico), che ha affrontato il tema delle ricadute istituzionali e politiche che la rivoluzione delle web radio comporta. Immediatamente dopo è toccato all’interessante intervento del dinamico docente dell’Università di Brescia, Mario Mazzoleni, sull’argomento della sostenibilità economica di esperienze di questo genere, sull’integrazione intelligente tra radio e internet, sulle culture del local e del global che, se mescolate nel modo adatto danno vita a quel glocal, caratteristica principale delle radio in rete, vero e proprio melting pot di esperienze di quartiere e dal mondo. Infine Mazzoleni ha operato un’analisi delle nuove figure professionali che queste esperienze stanno plasmando, dal prosumer allo sniffer. Nel frattempo le ore trascorrevano imperterrite, l’attenzione calava e con essa anche il numero dei presenti in sala. Gli ultimi tre interventi hanno visto l’alternarsi di giovani rampanti, energiche e molto competenti ed un uomo politico navigato, gestore di Radio Formigoni, primo esempio italiano di web radio con funzione di comunicazione pubblica e politica. La prima ragazza intervenuta è stata Tiziana Cavallo, una delle moderatrici di FuoriAula Network, prima web radio ideata e gestita dalla comunità degli studenti di un’università, quella di Verona. Il brio della giovane operatrice radiofonica è riuscito a riportare un po’ d’entusiasmo in un pubblico che si avviava verso la totale perdita d’interesse: Tiziana Cavallo ha raccontato la nascita della loro emittente, le origini da radio libera, con scantinati sporchi e piccoli, trasformati in sale di registrazione via via più tecnologiche; ha parlato dei bisogni degli studenti, cui quest’esperienza cerca di andare incontro, dei costi bassi ma spesso difficili da sostenere, ma soprattutto delle prospettive per il futuro. Dopo i quindici minuti dedicati a quest’esperienza, ci ha pensato Costante Portatadino, rappresentante di Radio Formigoni, a riportare qualche sbadiglio sulle facce dei pochi eroici spettatori ancora presenti (dopo quasi quattro ore di convegno). L’ex uomo politico ed attuale collaboratore del Presidente della Regione Lombardia ha mostrato le caratteristiche della propria web radio, nata come strumento da campagna elettorale e divenuto mezzo di promozione permanente, operando più una sorta di auto promozione elettorale che una reale dimostrazione delle potenzialità della radio, sbandierando numeri molto positivi (circa 15.000 contatti mensili) ed annunciando un restyling del sito entro un brevissimo arco temporale. La chiusura del cerchio è spettata alla giovane ma molto determinata moderatrice di Radio Papesse, Carola Haupt, una ventiseienne con molte cose interessanti da dire. Carola ha parlato del proprio giovane progetto (appena un anno di vita, ma ideato già nel 2003), definito “un progetto di nicchia”, di una web radio dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, patrocinata, sostenuta economicamente e battezzata (porta il suo stesso nome) dal Museo di Arte Contemporanea “Papesse” di Siena. Si tratta della prima esperienza di questo genere riguardante un Museo d’Arte, dopo quella del MoMa di New York. Non solo musica ma, come nel caso di ARTE Radio, suoni di varia natura, con un archivio sonoro da riempire anche grazie all’ausilio dei file audio lasciati dal pubblico dei fruitori. Questa ragazza è riuscita a strappare gli ultimi, convinti, applausi alla sempre meno numerosa platea, oramai indirizzata verso le sale destinate all’esposizione di cimeli del viaggio nel tempo e nel mondo dell’fm. L’incontro si è concluso con un elogio al flusso, alla radio di flusso, da ascoltare in ogni momento ed in qualunque luogo. E con una considerazione, molto arguta e profonda, operata dal moderatore Tiziano Bonini, riprendendo una frase di uno dei più grandi storici della radio in Italia: la radio finora ha scritto “sulla sabbia della nostra memoria”, con archivi difficilmente reperibili, quantità industriali di ogni tipo di comunicazione radiofonica, in diretta, fruita e poi gettata via, fruisci e getta. Oggi, per la prima volta, grazie al poadcasting, all’ascolto on demand, all’ipod, il flusso interminabile della trasmissione via radio ha la possibilità di restare bloccato in qualche luogo virtuale, ascoltato, dimenticato, ma poi riascoltato, elaborato e rielaborato. E’ la rivoluzione fotografata nel suo essere in atto, nel suo work in progress. Lasciamo che ci pervada. (dall’inviato Giuseppe Colucci per NL)

Qui per alcune foto dell’evento

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