Storia della Radiotelevisione italiana. La Televisione della Svizzera Italiana nel nostro paese

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La TSI nasce in via sperimentale a Zurigo il 18 giugno 1958. Nel primo nucleo ci sono: Franco Marazzi (responsabile del progetto), Marco Blaser, Dario Bertoni, Rinaldo Giambonini, Enzo Regusci, Giovanni Mozzanico e Caterina Bauen.
Il target è quello di servire la comunità svizzera italiana di 250 mila persone (di debordare in territorio italiano non se ne parla). Nel 1961 nasce ufficialmente l’emittente nazionale, che fa capo alla Srg Ssr idèe Suisse, la Società Svizzera di Radiotelevisione, cioè il servizio pubblico svizzero.

TSI in Italia grazie alla Elettronica Industriale

La rete viene trasferita a Lugano (80 chilometri da Milano), nella vecchia rimessa dei tram di Paradiso, dove operano una trentina di dipendenti. L’arrivo in Italia si concreta nel 1968, quando l’ingegner Italo Riccio, titolare dell’Elettronica Industriale di Lissone (quella che poi sarà acquisita da Berlusconi per fungere da service della nascente Canale 5), azienda produttrice di centralini tv, che si accorge che il segnale della tv (a colori dal 1967) può essere ricevuto (pur debolmente) sulle colline brianzole e decide di impiantare a Montevecchia (vicino a Monza) il primo ripetitore che, a fronte di un costo di 20 milioni di lire del tempo, consente di servire Milano e vaste aree della pianura milanese, lecchese, comasca e bergamasca (il business sta nel vendere ed installare antenne per la ricezione del canale, fuori banda).

Montevecchia

Altri ripetitoristi si aggregheranno presto all’iniziativa, sfruttando la postazione di Montevecchia come prima base della dorsale che, di lì a poco, porterà la TSI nel nord Italia, in attesa della messa in funzione del link ben più performante di Civiglio, a 1100 metri sopra Como, in grado di interconnettere Bologna con un unico salto. A riguardo di quel periodo, ricorda così il noto sito www.radiomarconi.com (del Comitato Guglielmo Marconi): “Nel 1972, quando in Italia la TV era solo in B/N, il Sig. Giorgio Borsari, titolare dell’omonima ditta, si rivolgeva al Prof. Piperno, docente di elettronica, e al tecnico Mauro Alberghini, responsabile degli antennisti della Confartigianato, chiedendo se fosse possibile portare a Bologna i segnali a colori della Televisione Svizzera Italiana, che si ricevevano solo nel Comasco e nel Milanese.

CAB (consorzio antennisti bolognesi) e ANTRE

Vista la fattibilita, Alberghini fondò il CAB (consorzio antennisti bolognesi) per organizzare il lavoro degli antennisti, che realizzarono, con la collaborazione dell’ANTRE (assoc. naz. tecnici radio elettronici) il ponte televisivo più lungo in Italia: ben 250 km! Il segnale a colori partendo da Brunate (Como) arrivò fino a Monte Oggioli (Firenzuola Fi). Per esigenze amministrative, dopo circa 1 anno, il Consorzio assorbì il CARRTEE, da cui assunse il nome.

Il relay di Brunate

Questa postazione a tutt’oggi può essere considerata una delle più importanti per il transito dei segnali radiotelevisivi in Italia, e permetteva allora di irradiare il segnale di TSI sulla Pianura Padana e di rilanciarlo verso Roma. Da Monte Oggioli si riceveva direttamente il famoso CH 27 di TeleCapodistria proveniente dal Monte Nanos (Slovenia), i segnali televisivi delle emittenti estere venivano inviati, (tramite dei fuoribanda) verso un punto di ricezione a nord di Bologna (Via Byron – foto), ove fu installata una struttura elementare alta 21 metri a due pannelli di trasmissione, da cui furono irradiati su Bologna i primi canali, ad essere accesi furono il CH 54 della TSI, che trasmetteva con una potenza di 3,2W, ed il CH 52 di TeleCapodistria, con una potenza di 2,8W (oggi si irradiano normalmente potenze di 5000W), pochi anni dopo TeleMonteCarlo CH 58. (Proveniva da Monte Cimone (Mo) CH 38, dalla stessa postazione era ricevibile anche Antenne 2 CH 43). (prima in Secam poi successivamente convertito in Pal“.
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Lo sviluppo degli anni 70

Ben presto, i telespettatori italiani scopriranno il pluralismo televisivo grazie a centinaia e centinaia di microripetitori privati (cresceranno ben oltre il migliaio) che rilanceranno in seguito anche le trasmissioni di altre tv fuori confine. Nel frattempo, la TSI, che nel 1971 si era trasferita nei nuovi studi del centro di produzione di Comano, ha incrementato il numero dei dipendenti, portandoli a 450: tra essi figurano anche molti ex Rai (per scelta o a seguito di epurazione politica).

L’arrivo al Centro-Sud

Tra il 1972 ed il 1976 il segnale, grazie ad un rilevante reticolo di frequenze collegate ad una dorsale che è arrivata nel Centro-Sud, in breve raggiunge la copertura di più della metà della nostra penisola, tanto che il legislatore del 1975 codifica la materia della ripetizione dei programmi esteri con la L. 103/1975 (autorizzandola ma con il vincolo di oscurare le trasmissioni sul territorio italico dalla pubblicità oltreconfine).

Gradimento

La TSI piace ed è considerata da molti la migliore tra le tv che trasmettono in italiano; è pubblica ma dimostra grande indipendenza e obiettività nei suoi eccellenti programmi di informazione sulla politica internazionale; ha poca pubblicità; è rispettosa dei bambini (seguitissimo il contenitore Scacciapensieri, con l’irresistibile sigla che riportiamo in calce) e ha un format eterogeneo (musica classica, film d’autore, programmi culturali di alto livello). Dalla seconda metà degli anni ’70, con la liberalizzazione dell’etere locale dal monopolio RAI (sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale)  i suoi programmi vengono ritrasmessi completamente o parzialmente anche da varie tv locali. E’ quella la punta massima dello sviluppo diffusivo terrestre italiano: dal 1980 al 1995, con lo sviluppo delle reti nazionali ed interregionali italiane (che rastrellano tutte le frequenze disponibili), la TSI arretra progressivamente, rimanendo ricevibile sono nelle zone di confine con la Confederazione elvetica (dove, con un po’ di fortuna e con l’antenna orientata nella giusta direzione è ancora possibile intercettarne le trasmissioni dirette).

Gli anni ’90

In tempi molto più recenti (1997) i programmi si sdoppiano in TSI La 1 e TSI La 2. Col passaggio al digitale terrestre elvetico (24 giugno 2006) i programmi possono essere ricevuti via satellite tramite scheda soltanto dai cittadini svizzeri residenti all’estero, anche se ancora alcune eccezioni ne consentono la ricezione nel nostro territorio: nella provincia di Bolzano e in Alto Adige, infatti, il segnale giunge dal mux della RAS, dove figura anche TSI La 1. In realtà,una scelta obbligata, perché per motivi tecnici non era stato possibile inserire nel bouquet la Tv svizzera di lingua tedesca (SF), che era la prima scelta dalla giunta provinciale altoatesina.

Oggi

Stesso discorso vale anche per la Valchiavenna, dove la TSI è ripetuta dai relay ex art. 30 D. Lgs. 177/2005 della Comunità montana. Infine, ci sono state alcune emittenti private locali che negli ultimi anni avevano ospitato la TSI nel proprio bouquet DTT: l’iniziativa è stata però interrotta da una diffida inoltrata dalla stessa tv svizzera presumibilmente per questioni legate ai vincoli di distribuzione territoriale dei programmi di produzione non propria. A Milano, invece, per ora, con un opportuno orientamento dell’antenna ricevente si possono ancora ricevere i segnali DTT della TSI dalle postazioni prossime al confine italiano (canali 39 e 57 UHF); tuttavia, con l’assegnazione delle nuove frequenze digitali in occasione dello switch-off dell’Area Tecnica 3 (Lombardia e Piemonte orientale) anche tale opportunità potrebbe scomparire.

Il web

Una possibilità per continuare a ricevere i programmi potrebbe essere, oltre ovviamente al web, quella che (forse) sarà offerta dal content provider satellitare Canale Ticino, iniziativa recentemente annunciata a Lugano da una associazione capeggiata dal sindaco Giorgio Giudici. Il nuovo canale sat intenderebbe proporre sul mercato dell’etere italiano (ma non solo) una scelta dei programmi prodotti dalla TSI e da TeleTicino. Il palinsesto dovrebbe essere costituito da prodotti della piccola televisione privata di Melide, (Tele Ticino) ma anche da trasmissioni di attualità e di approfondimento messi a disposizione dalla tv pubblica. mentre saranno esclusi i programmi d’acquisto per cui le emittenti terrestri elvetiche hanno acquisito i diritti solo per la Svizzera. (R.R. per NL)
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