Tv. Che succede alla rampante Discovery? Il ricambio continuo dei vertici è un inconveniente della crescita o c’è dell’altro?

C’è fermento all’interno del gruppo, che subirà l’uscita di un altro manager di spicco: Paolo Lorenzoni.

Già a fine gennaio se ne era andato Fabrizio Salini, vice presidente content & programming canali fiction e kids (che occupa ora la poltrona di amministratore delegato di Fox Channels Italy); poi, all’inizio di marzo, era stata la volta di Andrea Castellari, general manager del gruppo e presidente della concessionaria Discovery Media (che volerà ad aprile in Viacom come senior VP e general manager Italia, Medio Oriente e Turchia). Ora sta per dire addio al gruppo anche Paolo Lorenzoni, che da gennaio 2013 ricopriva l’incarico di VP Marketing&Digital. Lorenzoni, 35 anni, genovese di nascita ma internazionale di formazione – la carriera universitaria lo ha visto prima alla Sorbona di Parigi per una laurea in comunicazione e poi all’EHESS (École des hautes études en sciences sociales) – era entrato in Discovery dopo un anno come social media manager in Sky Italia. Nel suo ruolo, Lorenzoni aveva assunto la responsabilità dell’area Marketing e di settori strategici quali Social Media e Online, l’area On-Air e le Consumer PR: la scelta operata dal gruppo era tesa a creare un presidio forte e autorevole sull’area del marketing digitale, strategia che certamente rispondeva all’evoluzione del mercato e dei media. Le recenti dimissioni di Lorenzoni hanno spinto gli esperti e gli osservatori del mercato a un’attenta riflessione sulla situazione: se da un lato il turnover fisiologico denoterebbe il profilo di un’azienda in crescita (una fucina di talenti richiestissimi dal mercato e non facilmente trattenibili), dall’altro, l’abbandono di tre posizioni di vertice – nel giro di poche settimane – rappresenterebbe un campanello d’allarme da non sottovalutare. Va del resto sottolineato che la raccolta pubblicitaria del gruppo non è decollata e anche gli ascolti sono complessivamente fermi: in gennaio il canale Giallo è a quota 0,73% di share nelle 24 ore (in calo rispetto allo 0,86% del 2013) e anche Frisbee arretra allo 0,29% rispetto allo 0,33% dell’anno precedente. K2 e Focus incassano invece ottimi risultati, paragonati al 2013; buoni anche gli ascolti del canale di punta di Discovery, ovvero Real Time, che mantiene audience stabili (1,41%, rispetto all’1,47% del 2013) e di Dmax che sale all’1,35%, rispetto al precedente 1,20%. A fronte della continua e serrata competizione dei nuovi canali del digitale terrestre (fino a un paio di anni fa c’erano solo 2 o 3 emittenti che si attestavano attorno all’1% di share, ora ce ne sono una decina a sfidarsi su quel terreno), sarà interessante seguire le vicende del gruppo capitanato dell’amministratore delegato Marinella Soldi e verificare se le uscite eccellenti e i segnali deboli del mercato potranno incrinare le aspettative, lo slancio e le ambizioni di Discovery Italia, che nel 2014 punterebbe a raggiungere quota 160 mln di euro di raccolta pubblicitaria. (V.R. per NL)
 
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