TV, internet, carta e cloud: sorprese e conferme da un’indagine USA sull’utilizzo dei media

La TV tradizionale non sembra essere così in crisi, secondo l’annuale rapporto “State of the Media Democracy” prodotto dalla società di consulenza statunitense Deloitte.

Anzi, il 71% degli americani la piazza ancora al primo posto della propria dieta mediale, e addirittura l’86% attribuisce ai messaggi pubblicitari televisivi la maggiore influenza sulle proprie decisioni di acquisto. La rete non sembra quindi aver preso il sopravvento sul re degli elettrodomestici; tuttavia ne sta lentamente ma inevitabilmente cambiando il modello di fruizione. Dal sondaggio emerge infatti con grande evidenza che la figura di quello che una volta si chiamava il “telespettatore” è sempre meno soggetto passivo e sempre più impegnato in attività parallele alla visione: il 42% è online, il 29% utilizza dispositivi di comunicazione mobile, il 26% invia messaggi testuali. Internet è quindi ben presente, occupando gli spazi lasciati liberi dal flusso monodirezionale della TV con le sue potenzialità interattive. Il video non si guarda solamente, ma si condivide sui social network, si commenta su Twitter, con l’instant messaging e gli SMS. La rete non fagocita l’esperienza televisiva ma la potenzia, contribuendo in questo modo alla fidelizzazione dei fruitori rispetto ai loro programmi e canali preferiti. Una conferma, se ce ne fosse bisogno, che il cambiamento nel mondo dei media non avviene quasi mai in modo drastico: piuttosto che di rivoluzioni, si dovrebbe parlare di lenti processi di ibridazione che, alla fine, producono nuove forme e modelli di comunicazione. Un risultato singolare e forse più sorprendente è quello che riguarda la carta stampata: ben il 70% degli interpellati dichiara di continuare a gradire la lettura di quotidiani e riviste cartacee, nonostante sia perfettamente a conoscenza della possibilità di usufruire degli stessi contenuti online. E qui evidentemente occorrerà prendere atto che gli e-book e le testate online non hanno ancora trovato il modo di superare l’appeal, tattile o psicologico che sia, della cara vecchia pagina stampata. Un buon 55% di testardi retrogradi continua a sottoscrivere abbonamenti ai periodici cartacei, mentre i miseri risultati degli esperimenti stile “The Daily” stanno a dimostrare che ben pochi sono per ora disposti a sborsare quattrini per le news virtuali. Non ci sono dubbi invece sull’espansione prepotente degli smartphone e simili dispositivi mobili (il 33% degli americani ne possiede uno), che insieme alle crescenti e sempre più economiche possibilità di accesso wireless a larga banda stanno portando a un mutamento delle modalità di utilizzo della rete: mentre l’accesso diventa sempre più nomadico, l’intelligenza (il software) e lo spazio dei dati (lo storage) si spostano dai terminali verso grandi nodi centralizzati (il cloud). La tendenza sembra essere ormai inarrestabile, anche perché gradita da consumatori che posseggono ormai più dispositivi connessi e vogliono avere a disposizione ovunque e in ogni condizione i propri dati, contenuti multimediali e programmi, senza preoccuparsi di astrusi problemi di manutenzione e protezione. L’internet di domani sarà insomma sicuramente diversa da quella che oggi conosciamo, e ancora di più da quella delle origini, che molti cominciano a rimpiangere. Sarà tuttavia il caso di rassegnarsi al fatto che, nell’evoluzione digitale, nulla può essere dato per scontato tranne il cambiamento. (E.D. per NL)
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