Tv locali: il digitale terrestre taglia le gambe. Crolli di ascolto in tutte le regioni all-digital

Altro che nuova età dell’oro per le emittenti locali, come avevano promesso alcune imprudenti organizzazioni radiotelevisive, che avevano spinto per un’accelerazione della migrazione tecnologica.

Nelle aree all-digital le tv locali e le nazionali minori lasciano sul terreno percentuali di ascolto che non raramente raggiungono e superano il 50%. Risultati che, di riflesso, conducono ad un crollo delle entrate pubblicitarie, già messe a dura prova dalla crisi economico-finanziaria mondiale. Trovano, quindi e purtroppo, conferma tutti i timori manifestati negli ultimi due anni da questo periodico, che, andando in controtendenza, aveva bandito i facili entusiasmi, invitando gli editori locali a ben valutare gli investimenti nella direzione del solo DTT, in assenza di contenuti di spessore in grado di competere con la nuova offerta dei superplayer, e il governo a riflettere su una strada che avrebbe potuto essere senza uscita per i piccoli editori non adeguatamente supportati. Ma non c’è stato niente da fare: il processo-compressore di digitalizzazione è continuato come da programma. E i più recenti risultati di ascolto esibiscono la conseguenza della sconsiderata corsa che ci ha portato ad essere primi in Europa nella conclusione del processo di digitalizzazione ma anche per crolli d’ascolto delle tv locali. In Sardegna, prima regione all digital dall’ultimo scorcio del 2008, la principale stazione locale viaggiava in periodo prenumerico a quota mezzo milione di utenti giornalieri. Col digitale, a oltre un anno di distanza, è crollata di più del 30%. Nel Piemonte occidentale, integralmente digitale dal 9 ottobre 2009, i principali operatori locali hanno registrato perdite di audience che vanno dal 12% al 55%. Ma va ancor peggio in Trentino, regione divenuta numerica alla fine di ottobre deantenne20paganella1 1 - Tv locali: il digitale terrestre taglia le gambe. Crolli di ascolto in tutte le regioni all-digitalllo scorso anno: lì i cali salgono dal 45 al 60%. Nel Lazio, DTT dal 30 novembre, le flessioni partono dal 20% per superare il 40%, mentre in Campania, regione numerica da pochissimo (lo switch-off si è concluso il 16 dicembre 2009) e quindi con dati da valutare con cautela, i primi risultati non modificano la tendenza: anche qui, infatti, le discese si misurano dal 20 al 35%. Ovviamente gli editori, comprensibilmente, cercano di minimizzare per non amplificare i riverberi commerciali della waterloo editoriale, mostrando di confidare in una ripresa degli ascolti dopo l’assorbimento dell’onda d’urto tecnologica da parte dei telespettatori e puntando sulla difficile ricostruzione del patrimonio d’utenza dopo l’auspicata rapida regolamentazione dei logical channel number (LCN), che grande responsabilità ha avuto (e sta avendo) nello smarrimento dei programmi precedentemente selezionati dal numero 8 al numero 30 del telecomando. Ma in Sardegna, dopo oltre un anno dallo switch-off, l’ematoma è stato assorbito solo dalle sei maggiori reti nazionali. Il resto dell’emittenza brancola ancora alla ricerca della propria identità numerica.
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