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Quanto short è la portata dei cosiddetti Short Range Device? La European Broadcasting Union usa toni quasi allarmistici nella nota tecnica relativa ai piccoli trasmettitori FM a bassa potenza che sono stati appena autorizzati in Europa


da Radio Passioni

Quanto short è la portata dei cosiddetti Short Range Device? La European Broadcasting Union usa toni quasi allarmistici nella nota tecnica relativa ai piccoli trasmettitori FM a bassa potenza che sono stati appena autorizzati in Europa (sono tecnicamente regolati dalla norma ETSI EN 301357) e si apprestano a invadere il mercato della musica digitale. Lo scopo di questi diabolici apparecchietti “a bassa portata”, molto discussi anche negli Stati Uniti, dove vengono utilizzati in abbinamento alle autoradio per il satellitare digitale, è diffondere l’audio generato da un qualsiasi riproduttore digitale direttamente attraverso l’altoparlante di una radio FM. Un mezzo molto pratico e basato su una tecnologia “senza fili” convenzionale ma assai diffusa e meno costosa di sistemi ad hoc come potrebbero essere, per esempio, delle casse wireless compatibili con standard come Bluetooth. Oggi un modulatore viene a costare poche decine di euro, una spessa davvero abbordabile.

L’EBU è andata a misurare il possibile impatto di questo microtrasmettitori, altrimenti noti come FM-modulator, in termini di interferenze arrecate alla ricezione delle trasmissioni commerciali. Le prospettive che ne emergono sembrano preoccupanti. La Raccomandazione R120-2007, disponibile sul sito Web dell’EBU e intitolata “Low-power FM modulators in Europe”, incoraggia i regolatori ad alzare il livello di guardia. Anche con potenze di emissioni apparentemente esigue, come 15 nanoWatt (e figuriamoci con 50), i malefici modulatori sarebbero in grado di trasformare qualsiasi automobile in una stazione FM ambulante, con un raggio di copertura di parecchi metri. Proviamo a immaginare la scena. Uno sale in macchina, inserisce il modulatore nella presa per accendisigari, collega il modulatore al suo MP3, imposta un canale FM libero (facciamo finta che sia possibile anche qui), sintonizza la sua autoradio su quella frequenza… E, zac! il suo demodulatore diventa Radio Renault International: il segnale “deborda” e tutte le radio delle macchine ferme al semaforo possono ascoltare la stessa musica. Che può interferire il notiziario o il programma preferito dall’ignaro guidatore accanto. Effetti del genere si stanno registrando con i dispositivi che diffondo via radio i contenuti video. L’idea è godersi il film delle vacanze sul televisore, ma le onde finiscono per trasportare le immagini fino al salotto del vicino.
Per l’EBU certi scenari sono fin troppo realistici. Bisogna quindi fare in modo di bloccare tutti i modulatori non conformi alle norme CE e vietare quelli troppo potenti (ce ne sono alcuni, sostiene l’organismo dei broadcaster europei, che superano di 27 dB, cioè 500 volte, il limite massimo di 50 nW). Gli apparecchi, sottolinea la nota tecnica EBU, non devono avere la possibilità di essere collegati a una antenna esterna e vanno assolutamente evitati quelli che si devono inserire tra l’antenna dell’auto e la radio stessa, perché la porzione di segnale reirradiato dall’antenna può provocare interferenze più marcate.
Leggendo la Raccomandazione numero 120 vengono in mente ipotesi interessanti, popolate da una miriade di nanostazioni da ascoltare per strada, nei palazzi, sulle spiagge. Certo, una ipotesi di questo genere si scontra con la realtà del nostro spettro FM, dove non esistono le soglie di protezione di 200 kHz tra una stazione e l’altra. Al tempo stesso, se i timori dell’EBU sono fondati, che cosa succederà quando anche in Europa, a partire dall’Italia la radio satellitare sarà una realtà e i modulatori FM potranno, forse, diffondersi a macchia d’olio? Un’intera nazione fatta di allenatori di calcio e deejay.

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