Antitrust: fermate la riforma forense. A rischio anche le procedure di conciliazione per pay tv e telefonia

"Bisogna evitare che questa legge, che instaura i principi corporativi, possa dare esempio ad altre categorie perche’ questa brutta esperienza potrebbe essere estesa a tutte le categorie".

Lo ha dichiarato il presidente dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricala’, parlando della riforma della professione forense durante l’inaugurazione del Luiss BarCamp. "Abbiamo segnalato tutti i punti della riforma che non ci sembrano in linea con i principi di natura concorrenziale", ha continuato il presidente dell’Agcm collegandosi alla nota che a settembre l’Antitrust aveva inviato al Governo sui rischi e sui costi che nuove esclusive alla classe forense avrebbero determinato per la collettività. Parlando piu’ in generale della riforma delle professioni, Catricala’ ha riproposta l’idea innovativa (riportata nel dossier di settembre dell’Agcm) e meritevole di approfondimento di "rendere i corsi di laurea immediatamente abilitanti". Facendo riferimento specifico riferimento ai corsi di laurea in giurisprudenza, Catricalà, ha ipotizzato un ultimo anno del percorso universitario dedicato alla pratica forense. Ultimo anno che, secondo il presidente dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato, dovrebbe quindi diventare materia di laurea. La contestatissima riforma forense allo studio – che come abbiamo scritto ha determinato una inconsueta alleanza di opposizione fra soggetti profondamente diversi – oltre all’esclusiva sulla consulenza stragiudiziale, prevede incredibilmente l’obbligo dell’assistenza di un legale anche per le conciliazioni, come quelle (obbligatorie) in caso di controversia con pay tv e gestori telefonici, circostanza che, oltre a mettere fuori gioco le associazioni dei consumatori che tanta parte hanno avuto negli ultimi anni nel limitare lo strapotere degli operatori, scoraggerebbe molti cittadini dall’opporsi ai soprusi di pay tv e gestori telefonici. Sul punto anche l’Agcom ha messo in guarda ieri governo e parlamento.
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