Bertinotti con Santoro: no alle censure

Secondo il presidente della Camera, sono sbagliate le “gogne mediatiche”, ma è un errore ancor più grande chiedere l’intervento della censura. Di Pietro, intanto, si schiera contro Prodi, il resto della politica fa fronte comune


Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti (foto), offre la propria solidarietà a Michele Santoro, dopo i duri commenti ricevuti dal conduttore al termine dell’ultima puntata di “Annozero”. La solidarietà, si sa, è gratuita e, alla pari della filantropia, regala un discreto ritorno d’immagine. Ironie a parte, il fronte politico schierato contro la “Banda Santoro”, e guidato da un Mastella su tutte le furie ed un Prodi in versione “tappabuchi”, non potrà contare su Fausto Bertinotti.
L’ex leader di Rifondazione Comunista ha voluto mettere tutta la propria ars dialettica al servizio d’un pacifico riavvicinamento tra politica e certo tipo d’informazione in Rai, quella dei vari Santoro, Floris, Travaglio. “Si sta facendo torbido il rapporto tra politica, magistratura e sistema radiotelevisivo” – esordisce il presidente della Camera in un comunicato scritto due giorni dopo la trasmissione di giovedì – “Battersi per evitare che qualsiasi cittadino come qualsiasi politico possa diventare un capro espiatorio è cosa necessaria e buona. Nessuno deve essere messo alla gogna”. Parole sante, nel miglior stile veltroniano. Al termine della riflessione, Bertinotti non nasconde, comunque, la propria solidarietà nei confronti di Santoro, pur non sbandierandola in maniera esplicita per paura, probabilmente, d’essere bacchettato da qualche collega: “Il diritto alla critica in generale e il diritto di criticare la politica nelle sue manifestazioni in particolare è una prerogativa senza la quale il sistema informativo perde la sua validità. […] Di tutto c’è bisogno tranne che di censure”. Bertinotti, quindi, non si schiera col fronte-Mastella, ma cerca di mantenere una posizione un po’ super partes, che favorisca un maggiore dialogo tra le parti. Anche se, in realtà, le parti, ogni qual volta arrivino a dialogare, viene fuori un finimondo.
Alle affermazioni del presidente della Camera, comunque, non manca il consueto strascico d’impressioni e commenti politici. Dei quali l’informazione può tranquillamente fare a meno. Da segnalare, in ogni caso, la sbandierata “coerenza” di Gianfranco Fini nell’attaccare ferocemente ogni qual cosa si situi più a sinistra di Forza Italia: “Santoro non mi piaceva prima che attaccava Previti e non mi piace ora. La sinistra contro i magistrati non ha senso del pudore”. Sul versante opposto, restando in tema di coerenza, Di Pietro critica i suoi e dice: “E’ un grave errore fermare l’informazione che non ci piace. L’ha già fatto Berlusconi e noi non dobbiamo berlusconizzarci”. Tutto il resto è il solito, insopportabile, teatrino. (Giuseppe Colucci per NL)

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