Bologna delocalizza gli impianti eccedenti i limiti di legge in tema di inquinamento e.m.

Mentre il Comune trasloca alcuni impianti in Provincia, sono previsti nuovi insediamenti


In seguito alla registrazione di significativi sforamenti ai limiti dell’esposizione ai c.e.m. della popolazione, il Comune di Bologna ha deciso di predisporre un piano di delocalizzazione degli impianti più inquinanti, che possa alleggerire il carico elettromagnetico che grava sulla città. Secondo le quattro stazioni di rilevamento predisposte sui colli bolognesi, ci sarebbero quarantanove gli impianti non a norma, di cui quarantasei radiofonici e tre televisivi. La presenza di queste impianti rende particolarmente critiche le zone circostanti via dell’Osservanza, Monte Donato, Gaibola e San Luca. La decisione di elaborare una politica a lungo termine attraverso la predisposizione di un Plert (Piano provinciale di localizzazione dell’emittenza radio e televisiva) nasce dalla consapevolezza, all’interno di Palazzo D’Accursio, dello scarso impatto delle ordinanze restrittive che prevedono l’obbligo per i gestori di ridurre la capacità degli impianti. Secondo l’assessore Giuseppe Paruolo, tuttavia, il problema è “far capire che non sempre allontanare le antenne elimina i rischi”. L’uomo della strada non vorrebbe antenne vicine a sé – aggiunge l’assessore – ma non sa che più il segnale è disturbato, più si aumenta la potenza d’emissione”. Intanto, mentre si predispone lo spostamento delle trasmittenti più significative in termini di sforamento dei limiti in provincia, attraverso un’intesa con i Comuni di Sasso Marconi, Casalecchio e Pianoro, nella seduta della commissione Sanità del Comune dei giorni scorsi è stato annunciato l’arrivo di nuovi impianti. Passando alla telefonia mobile, l’ultimo censimento conta trecentoquarantatre stazioni radio-base presenti a Bologna, di cui centosei appartengono a Tim, novantotto a Vodafone, settantasei a H3G e cinquantasei a Wind, più sette impianti della Rete ferroviaria italiana. Sono cinquantasette, inoltre, gli impianti microcellulari, di cui trentacinque di Tim, diciassette di Vodafine e cinque di Wind. I quartieri a maggiore concentrazione di impianti sono, in ordine decrescente: San Vitale (settantatre antenne), Santo Stefano (sessantasei antenne), il Navile (sessantadue antenne), Saragozza e Porto (quarantaquattro antenne). In ogni caso, il monitoraggio dei campi elettromagnetici prodotti dagli impianti di telefonia mobile, effettuato in collaborazione con Arpa, Asl ed il Tavolo di programmazione compartecipata, non ha fatto emergere superamenti dei limiti di legge (fissata a venti volt/metro), registrando valori inferiori ai sei volt/metro. (Mara Clemente per NL)

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