E’ morto il popolare giornalista sportivo Giorgio Tosatti

Aveva settant’anni, ma da tempo era malato di cuore. Il padre, anch’egli giornalista sportivo, morì nella tragedia di Superga


Si è spento in un mercoledì pomeriggio di campionato, nel bel mezzo delle partite della ventiduesima giornata di serie A. Mentre Mutu segnava il calcio di rigore che riportava la Fiorentina sul risultato di parità in quel di Reggio Calabria, le agenzie diffondevano la notizia della morte di Giorgio Tosatti (foto), esponente tra i più popolari del nostro giornalismo sportivo, volto notissimo della Ds, di “90° minuto” e, per una breve parentesi, di Pressing. Tosatti mangiava da cinquant’anni pane e calcio, era certamente tra i massimi conoscitori del nostro sport nazionale; celebre il suo “punto”, il “punto di Tosatti”, sempre farcito di cifre, numeri, statistiche, sullo sfondo di una conoscenza calcistica quasi unica e di una compostezza che ne hanno fatto uno dei “signori” del nostro giornalismo sportivo, in compagnia di Ciotti, Martellini, Pizzul. Tosatti è venuto a mancare presso il Policlinico San Matteo di Pavia, dopo un mese di ricovero in seguito alle complicazioni sopraggiunte dopo un trapianto di cuore dello scorso ottobre. Lascia la moglie e due figlie. Unanime il cordoglio del mondo dello sport e non solo, per un professionista, simbolo del giornalismo composto, non urlato, non gossipparo, ma attento e critico, sobrio ma deciso e competente. Celebre rimarrà la sua lite in diretta alla Domenica Sportiva con il vulcanico allenatore Carletto Mazzone, durante la quale le gravissime e fuori luogo accuse del tecnico (esempio di rara simpatia ma, spesso, propenso a lasciarsi andare a dimostrazioni eccessive) non riuscirono a scalfire la pacatezza e l’educazione di Tosatti. Figlio d’arte, Tosatti, aveva soli dodici anni quando suo padre Renato morì nel tragico incidente aereo di Superga, in cui scomparve tutta la squadra, la dirigenza e lo staff tecnico del Grande Torino, l’allora squadra più forte del pianeta. Giorgio Tosatti resterà per sempre nel cuore e nella mente degli sportivi, come simbolo, emblema, di un giornalismo sportivo che, ahimè, non esiste più. (Giuseppe Colucci per NL)

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