Tra roadmap 2026-2027, standard certificati e currency unificata, la prossima misurazione SDK (che piace ad Agcom) di Audiradio (la pubblicazione dei cui dati del 1° trimestre 2026 dovrebbe avvenire il 15/05/2026) potrebbe integrare ascolti live e on demand (ma solo ex live). Tuttavia il mercato appare impreparato e i rischi sistemici non sono trascurabili.
La rilevazione tramite SDK dell’ascolto radiofonico differito (in forma di catch up, cioè riproposizione pedissequa e on demand di contenuti lineari), segna un passaggio cruciale verso una currency ibrida capace di integrare ascolto lineare e posteriore, in linea con gli indirizzi di Agcom e con l’evoluzione della distribuzione multipiattaforma con modello duplice (lineare/non lineare).
Tuttavia, il mercato radiofonico italiano appare ancora poco preparato a comprendere fino in fondo le implicazioni della rilevazioni di contenuti catch up, soprattutto perché i dati elettronici misurano comportamenti diversi degli utenti rispetto al CATI e non sono direttamente comparabili.
Questo potrebbe generare un effetto boomerang, con scostamenti significativi tra rilevazioni dichiarative ed elettroniche e conseguenti tensioni interpretative e commerciali.
Inoltre, la misurazione differita rischia di favorire alcuni player forti, capaci di produrre contenuti ad alta riascoltabilità, introducendo impossibili comparazioni di pancia tra i due metodi, con conseguenti squilibri competitivi e strumentali discrediti.
Non va poi sottovalutato il rischio della deriva editoriale verso contenuti più estremi e “rumorosi”, premiati dalla logica dell’engagement (pericolo che Newslinet segnala da oltre un anno).
Nel frattempo, podcast e catch up restano ai margini della produzione radiofonica o gestiti in modo non ottimale, evidenziando una scarsa maturità nell’adattamento ai nuovi modelli di fruizione (e a breve di rilevazione).
In questo scenario, la vera sfida non è tanto tecnologica, quanto culturale e interpretativa: capire se il sistema radiofonico saprà governare questa trasformazione o finirà per subirla.
Dalla rilevazione dichiarativa alla misurazione elettronica
Il percorso avviato dal sistema Audiradio per l’integrazione del modello di rilevazione CATI si inserisce nel solco delle indicazioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che ha recentemente definito standard stringenti per la certificazione delle audience digitali, ponendo al centro un approccio elettronico basato su metriche variabili e SDK, acronimo di Software Development Kit, cioè un insieme di strumenti, librerie, documentazione e API (Application Programming Interface) che permette agli sviluppatori di creare applicazioni per le piattaforme proprietarie o comunque controllate dalle emittenti (app, siti, piattaforme di hosting e distribuzione, ecc.)
Oltre il CATI
Il superamento del solo modello CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing, cioè basato su interviste dichiarative) in favore di una currency ibrida, capace di integrare ascolto lineare e on demand (ma solo se ex live, quindi con esclusione di programmi non andati in onda, come i podcast), rappresenta un’evoluzione inevitabile in un contesto sempre più multipiattaforma. Ma inevitabile non significa necessariamente indolore.
Il paradosso dell’interesse inconsapevole
Secondo una ricognizione di Newslinet, la maggior parte delle emittenti italiane è favorevole all’adozione della rilevazione attraverso una componente SDK, ma pochi sembrano averne compreso fino in fondo il funzionamento e – soprattutto – le implicazioni. Il punto è dirimente: la rilevazione dell’ascolto differito non è una semplice estensione tecnologica, ma un cambio di paradigma. Essa misura, infatti, comportamenti completamente diversi rispetto al CATI: ascolto lineare e fruizione passiva da un lato; ascolto non lineare e fruizione attiva e selettiva dall’altro. Due universi non comparabili perché finalizzati a misurare contesti di ascolto differenti, che rischiano però di essere letti come interscambiabili. Se non addirittura all’abominio interpretativo di considerare la rilevazione elettronica come un correttivo di quella CATI. Il che sarebbe un errore gravissimo, perché farebbe precipitare il settore nella confusione.
Chi è pronto?
Da qui una domanda inevitabile: quante emittenti sono davvero pronte a confrontarsi con dati elettronici potenzialmente (molto) divergenti da quelli dichiarativi? Il rischio è quello di un effetto boomerang: scoprire pentole che bollono sotto la superficie dei dati tradizionali, con possibili tensioni interpretative e commerciali.
La rilevazione dell’ascolto differito come fattore di squilibrio competitivo
Infatti, non tutte le emittenti partono dalle stesse condizioni: player come Radio 24, Radio 105, Radio RAI, forti di alcuni specifici contenuti ad alta riconoscibilità e capacità di engagement, potrebbero beneficiare enormemente della misurazione differita. Singoli programmi come La Zanzara di Giuseppe Cruciani, Lo Zoo di 105 di Marco Mazzoli o La Pennicanza di Fiorello su Radio RAI, sono infatti perfettamente compatibili con logiche di consumo on demand, generando ascolti anche molto rilevanti fuori dalla diretta (anche perché i relativi ascoltatori sono già abituati a questo tipo di fruizione), peraltro con notevoli effetti mnemonici sulla rilevazione CATI al pari delle radio ancillari, dei branded podcast e delle declinazione televisive autonome delle stazioni radio.
Sperequazione strutturale
Questo scenario apre a una possibile sperequazione strutturale: da un lato pochi contenuti potenti, virali e riascoltabili; dall’altro articolati palinsesti completi e tradizionali, pensati per il flusso lineare. Il risultato potrebbe essere una polarizzazione del mercato, con effetti destabilizzanti sull’intero ecosistema in caso di strumentali o artificiali comparazioni.
Il rischio “shock the content”
Ma non basta. L’integrazione della componente SDK porta con sé un ulteriore elemento critico: come abbiamo già avuto modo di approfondire mesi fa, la possibile incentivazione di contenuti estremi, polarizzanti o “rumorosi”. Se il differito premia ciò che viene cercato, condiviso e riascoltato, il sistema potrebbe progressivamente orientarsi verso una logica di attenzione esasperata, dove a prevalere non è la qualità editoriale, ma la capacità di generare reazione. Un fenomeno già osservato nei social media e poi replicato nel mondo radiofonico.
Rischi comparativi
Non solo, se, come appare altamente probabile, i risultati dell’ascolto differito fossero profondamente differenti rispetto a quelli CATI, il mercato analizzerebbe di pancia i dati, comparando in forma assoluta, senza considerare le differenze specifiche tra emittenti in tema di ascolto istantaneo e posteriore. Così, molto probabilmente si accentuerebbe il discredito su una (comunque imprescindibile, soprattutto per il comparto locale) rilevazione dichiarativa che, per sua natura, premia il ricordo dell’ascolto e del brand, più che la fruizione effettiva. Ammesso che, come detto, sopra, non si cada nella trappola di usare la rilevazione elettronica per correggere quella dichiarativa.
Podcast e catch up: l’area grigia della misurazione
Intanto, mentre si discute di SDK, la produzione podcast delle emittenti italiane cresce lentamente, anche se resta fuori dal perimetro della rilevazione (perché, come detto, la rilevazione differita di Audiradio riguarderà solo quanto già andato in onda), mentre il catch up (appunto la somministrazione on demand dei contenuti già diffusi live) è spesso una semplice riproposizione del contenuto lineare, senza adattamenti strutturali per l’on demand. Il che è già un errore strategico.
Capire il catch up
L’ascolto on demand, rispetto al lineare, richiede infatti tempi diversi, narrazione adattativa, costruzione editoriale specifica. Ignorare queste differenze significa non sfruttare appieno le potenzialità del mezzo, ma anche falsare la lettura dei dati che la rilevazione con SDK restituirà.
Verso il 2027: rivoluzione o cortocircuito?
La roadmap che porta al 2027 – forse con avvio progressivo già dal 2026 – disegna uno scenario ambizioso: una misurazione unificata, cross-platform e data-driven, in linea con gli standard internazionali. Tuttavia, il rischio è che il sistema arrivi all’appuntamento senza una reale preparazione culturale e industriale sull’on demand. Perché la vera sfida non è tecnologica, ma interpretativa.
Fattore trasformativo
La rilevazione dell’ascolto differito non è semplicemente uno strumento di misura: è un fattore trasformativo: può rendere il mercato più trasparente, moderno e competitivo. Ma può anche accentuare squilibri, premiare derive editoriali e generare conflitti interpretativi. Come spesso accade nelle transizioni di sistema, la tecnologia corre più veloce della consapevolezza.
E sopra queste considerazioni aleggia una domanda chiave: il sistema radiofonico italiano sta guidando questa rivoluzione o la sta subendo?
Podcast


































