Pubblicati i primi dati di Audiradio 2026, (1° trimestre 2026 per le nazionali, semestre mobile a cavallo tra 2025 e 2026 per le locali).
Ma il confronto con il 2025 è di fatto impossibile per differenze di periodo tra locali e nazionali.
Per il mercato radiofonico si apre così un nuovo “punto zero” statistico, dopo il traumatico passaggio da TER ad Audiradio.
Una ripartenza che restituisce nuove gerarchie, ma riaccende dubbi su comparabilità, continuità e rappresentazione reale degli ascolti.
Sintesi
Audiradio ha pubblicato i primi dati della nuova rilevazione Audiradio 2026, ma il confronto con il 2025 resta sostanzialmente impossibile per differenze di periodo.
Le classifiche del Q1 2026 (1° trimestre 2026) delle nazionali confermano la leadership delle grandi emittenti nazionali, con RTL 102.5, Radio Italia e RDS ai vertici nel giorno medio.
Audiradio mantiene il sistema CATI, privilegiando continuità storica e stabilità della currency pubblicitaria.
Tuttavia cresce il dubbio che il metodo telefonico non riesca più a rappresentare pienamente il consumo audio contemporaneo, frammentato tra broadcast, streaming e on demand.
Il rischio, secondo l’analisi, non è avere dati sbagliati, ma una fotografia incompleta della radio reale (anche per l’assenza di numerosi nativi digitali che si stanno consolidando).
In prospettiva di Audiradio 2027 è prevista l’integrazione di un sistema SDK per monitorare contenuti catch up delle piattaforme proprietarie. Resta però aperto il nodo della sovrapposizione tra ascolto live e fruizione differita, considerati da molti prodotti editoriali differenti.
L’analisi evidenzia inoltre il consolidamento dei brand ubiqui, capaci di sfruttare la riconoscibilità multipiattaforma come vantaggio competitivo.
Si rafforza anche il modello della radio di sistema, che integra contenuti, tecnologia, dati e strategia commerciale in un unico ecosistema industriale.
I primi dati di Audiradio 2026
Sono stati pubblicati i primi dati dell’indagine Audiradio 2026, di fatto però inconfrontabili con periodi omogenei del 2025, posto, che per le emittenti locali riguardano il periodo tra il 14 ottobre 2025 e il 13 aprile 2026 (quindi un semestre mobile), mentre per le emittenti nazionali attengono al lasso temporale tra il 27 gennaio 2026 e il 13 aprile 2026 (Q1 2026, 1° trimestre 2026, pubblico non raffrontabile col 1° trimestre 2025, che era riservato).
A tutti gli effetti, si tratta quindi di un nuovo punto zero dopo quello che ha visto il passaggio dall’indagine TER a quella Audiradio.
Nessun confronto, nonostante la tentazione
Sebbene la tentazione di fare comparazioni fosse forte, qualsiasi tentativo sarebbe stato un azzardo e quindi questa testata ha deciso di soprassedere, limitandosi a pubblicare la mera classifica coi dati del g/m e dei 7 giorni in ordine di grandezza.
Analisi in due fasi
Seguendo la tradizione di Newslinet, questa prima analisi riguarderà solo le emittenti nazionali (intese come titolari di concessione per l’attività di radiodiffusione sonora analogica in ambito nazionale, quindi con esclusione di circuiti ed aggregazioni a vario titolo).
Con separato articolo saranno invece analizzate i dati delle principali stazioni locali (comprese superstation, syndication ed aggregazioni varie).
Fatte queste premesse, i dati pubblicati relativamente alle stazioni nazionali vedono la seguente classifica relativa al 1° trimestre 2026.
La classifica del Q1/2026 (1° trimestre 2026) delle stazioni nazionali (per titolo amministrativo)
Questa la classifica delle radio nazionali nel g/m e nei 7 giorni relativamente al Q1/2025 (27/01/2026 e il 13/04/2026, quindi 1° trimestre 2026):
- RTL 102.5 – g/m 6.492.000, 7 gg 16.983.000
- Radio Italia – g/m 6.138.000, 7 gg 17.219.000
- RDS – g/m 6.011.000, 7 gg 14.550.000
- Radio Deejay – g/m 5.241.000, 7 gg 12.985.000
- Radio 105 – g/m 4.947.000, 7 gg 13.592.000
- Radio Kiss Kiss – g/m 3.853.000, 7 gg 10.480.000
- Rai Radio1 – g/m 3.075.000, 7 gg 7.211.000
- Virgin Radio – g/m 2.899.000, 7 gg 7.325.000
- Rai Radio2 – g/m 2.739.000, 7 gg 6.734.000
- Radio 24 – g/m 2.685.000, 7 gg 5.590.000
- R101 – g/m 2.540.000, 7 gg 9.638.000
- RMC – g/m 2.187.000, 7 gg 6.213.000
- m2o – g/m 2.086.000, 7 gg 5.007.000
- Radio Capital – g/m 1.771.000, 7 gg 5.394.000
- Radiofreccia – g/m 1.269.000, 7 gg 4.159.000
- Rai Radio3 – g/m 1.153.000, 7 gg 3.016.000
- Radio Zeta – g/m 1.110.000, 7 gg 3.697.000
- Isoradio – g/m 719.000, 7 gg 3.302.000
Qui per accedere ai dati completi.
La conferma del CATI: scelta di stabilità o freno all’innovazione?
Ricordiamo che per il 2026 Audiradio (cui si sono iscritte 11 stazioni in più rispetto al 2025, portando il complesso a 281, di cui 263 locali e 18 nazionali) ha confermato il metodo CATI, basato su interviste telefoniche assistite da computer, rivolte ad un campione rappresentativo della popolazione raggiunto su telefoni fissi e cellulari. Una scelta che privilegia la continuità storica e la confrontabilità dei dati, elementi essenziali per il mercato pubblicitario e per la costruzione di serie longitudinali affidabili.
Gli interrogativi
Tuttavia, proprio questa continuità solleva interrogativi sempre più pressanti.
In un contesto in cui il consumo audio si frammenta tra live ed on demand, tra broadcast e distribuzione disintermediata (piattaforme che operano al di sopra delle reti via etere, quindi over the top), il CATI rischia di non poter misurare con precisione un fenomeno che, nel frattempo, sta cambiando forma.
Rischio di dati incompleti
Il rischio non è tanto quello di un dato errato, quanto di un quadro incompleto rispetto alla realtà editoriale e industriale della radio contemporanea.
Per esempio, pretendere che gli utenti comuni interpellati telefonicamente sappiano discriminare esattamente una fonte d’ascolto in mezzo ad una pluralità di device (autoradio, ricevitore FM/DAB+, smart tv, smart speaker, tv DTT, tv sat, pc, tablet, smartphone, ecc.) è mera utopia, così come non fotografare l’universo nativo digitale con la presunzione di evitare la frammentazione degli ascolti (e quindi la divisione della torta in un numero maggiore di fette) è scelta miope che limita la credibilità del sistema.
Il Software Development Kit (SDK) per l’on demand: integrazione o forzatura concettuale?
Quantomeno, un timido (e molto contestato) passo avanti forse sarà effettuato con Audiradio 2027 (difficile che possa farsi in corsa con Audiradio 2026, se non a livello di test al massimo sul 3° o 4° trimestre): accanto al CATI, l’indagine prevede – anzi, a dire il vero, lo aveva previsto già dall’inizio dello scorso anno (ma noi avevamo manifestato forti dubbi che potesse concretarsi in breve) – l’utilizzo di una rilevazione censuaria tramite l’integrazione delle piattaforme proprietarie di un Software Development Kit (SDK) per discernere l’ascolto dei contenuti on demand (ex live) delle radio iscritte. Una scelta che riconosce implicitamente come il consumo differito non sia più marginale, ma parte integrante dell’offerta radiofonica.
Il peso dell’on demand radiofonico
Eppure, proprio qui si colloca uno dei nodi più delicati. L’on demand radiofonico – podcast, clip, reel, catch up (ma solo questo sarà rilevato dal sistema SDK, come detto integrato nelle piattaforme proprietarie) – risponde a logiche di fruizione, scoperta e fidelizzazione profondamente diverse dal live.
Sovrapposizione concettuale
Misurarlo all’interno dello stesso perimetro rischia di creare una sovrapposizione concettuale che confonde più che chiarire (sul tema abbiamo dedicato più di un approfondimento, rilevando il rischio di favorire il trash e quindi il rumore più del valore).
Meglio approfondire strumenti di calibrazione
Non a caso, una parte del settore si interroga se non sarebbe più opportuno adottare strumenti di calibrazione piuttosto che di mera somma, distinguendo tra valore editoriale, di contatto e pubblicitario.
I dati 2025: stabilizzazione sì, ma a quale prezzo?
Ma come si comporterà Audiradio 2026 rispetto ad Audiradio 2025?
Uno degli elementi più significativi emersi dall’analisi Audiradio 2025 è stata la progressiva stabilizzazione dei dati dopo la rivoluzione rispetto all’indagine TER – Tavolo Editori Radio, non confrontabile per campione (ridotto) e metodologia (unico stream, rispetto ai diversi elenchi nazionali e locali di Audiradio).
Dopo la volatilità, la coerenza
Dopo una prevedibile fase iniziale di volatilità, le curve di ascolto – soprattutto per le emittenti nazionali – hanno mostrato una maggiore coerenza trimestre su trimestre, mentre le locali hanno trovato (come avevamo ampiamente supposto) una valorizzazione che il metro TER non riusciva a garantire per le ragioni campionarie e metodologiche dedotte. Questo rafforza la fiducia nel campione e restituisce al mercato una currency percepita come più solida.
Inerzia strutturale
Ma la stabilità, in un mercato in trasformazione, può anche essere letta come segnale di inerzia strutturale: se il campione diventa più affidabile mentre il consumo evolve rapidamente, il rischio è che la misurazione finisca per fotografare soprattutto ciò che resta uguale, penalizzando ciò che cambia. In altre parole, Audiradio potrebbe diventare sempre più precisa nel misurare la radio “che conosciamo” e sempre meno efficace nel rappresentare la radio “che verrà”.
Brand ubiqui e radio di sistema: verso una nuova normalità
Ma c’è un altro elemento che necessariamente nel 2026 sarà oggetto di attento monitoraggio (e, si suppone, di contromisurazione): il 2025 ha consacrato il paradigma dei brand ubiqui (marchi dei medesimi gruppi editoriali presenti sia nello stream nazionale che in quello locale) capaci di giocare sul ricordo trasformando la naturale confusione dell’utente in un vantaggio competitivo.
Strumentale e fisiologico
Un fenomeno in parte strumentale, ma anche fisiologico: i dati mostrano che il successo non deriva più dalla potenza del segnale analogico, ma dalla coerenza editoriale e dalla riconoscibilità del marchio nel tempo e nello spazio digitale (le piattaforme di distribuzione). Non è un caso che le valorizzazioni degli asset editoriali si stanno spostando dalle frequenze ai marchi, ai brand, ai layout ed ai format.
Radio di sistema
Parallelamente, emerge con forza il modello della radio di sistema, in cui contenuti, dati, tecnologia e strategia commerciale sono integrati in un’unica visione industriale. Questo modello (di cui RTL 102.5 è espressione) sembra meglio attrezzato per interpretare Audiradio non solo come strumento di rendicontazione, ma come leva strategica.
La trappola della lettura difensiva
Per converso, il rischio, per le realtà meno strutturate, è quello di restare intrappolate in una lettura difensiva dei dati, incapaci di trasformare l’ascolto misurato in valore prospettico.
Audiradio 2026 come specchio del mercato (e dei suoi limiti)
Audiradio 2026 si presenta dunque come uno specchio fedele di un mercato che ha raggiunto una certa maturità, ma che al tempo stesso mostra segni di tensione interna. La radio continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza, ma il suo perimetro si allarga oltre i confini tradizionali del mezzo.
Non limitarsi ad inseguire il consumo: occorre interpretarlo, selezionarlo e, se possibile, orientarlo
In questo scenario, la misurazione non può limitarsi ad inseguire il consumo: deve interpretarlo, selezionarlo e, in qualche misura, orientarlo. La domanda che il settore dovrebbe porsi non è solo se Audiradio funzioni, ma per cosa e per chi funzioni nel medio periodo.
Scenari futuri: continuità, ibridazione o discontinuità?
Infatti, guardando oltre il 2026, si delineano almeno tre scenari possibili.
1° scenario
Nel primo, Audiradio proseguirà lungo il sentiero della continuità, rafforzando progressivamente CATI e SDK senza mettere in discussione l’impianto di fondo (il che sarebbe un danno per il settore).
2° scenario
Nel secondo, prenderà forma un modello ibrido più avanzato, capace di integrare dati censuari, panel probabilistici e metriche qualitative.
3° scenario
Nel terzo, più radicale, la misurazione radiofonica si separerà definitivamente tra live e on demand, riconoscendo che si tratta di prodotti editoriali diversi, con logiche economiche differenti.
Basta aver paura di fotografare la frammentazione che pure esiste
Quale di questi scenari prevarrà dipenderà non solo da Audiradio, ma dalla capacità del settore di esprimere una visione condivisa del proprio futuro. Che, però, se prevarrà la paura di monitorare la realtà comprensiva dei nativi digitali, sarà la fotografia di un passato, più che quella del presente degli ascolti radiofonici. (M.L. per NL)


































