L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato la delibera 93/26/CONS e confermato un approccio estremamente conservativo nell’utilizzo delle frequenze UHF liberate dalla soppressione della rete nazionale DTT n. 12.
Nessuna destinazione a soluzioni interferenziali, nessuna apertura immediata a 5G Broadcast e nessuna rivoluzione del mercato locale: solo quattro nuove reti di secondo livello in Piemonte, Sicilia e Sardegna.
Sintesi
Agcom, con la delibera 93/26/CONS, ha definito il nuovo utilizzo delle frequenze UHF liberate dalla soppressione della rete nazionale DTT n. 12, confermando una linea fortemente prudenziale.
L’Autorità ha escluso sia l’impiego delle risorse per risolvere criticità interferenziali sia aperture immediate al 5G Broadcast, limitandosi alla pianificazione di sole quattro nuove reti locali di secondo livello in Piemonte, Sicilia e Sardegna.
La scelta riflette la volontà di preservare la stabilità del mercato dopo il refarming della banda 700 MHz ed evitare nuovi squilibri industriali.
Agcom riconosce inoltre la fragilità economica del comparto locale, evidenziando che molte reti pianificate risultano ancora inutilizzate o scarsamente occupate.
Resta centrale anche il nodo della transizione incompleta al DVB-T2, con reti pianificate nel nuovo standard ma ancora operative prevalentemente in DVB-T.
Le future assegnazioni avverranno tramite beauty contest progressivi finalizzati formalmente al pluralismo.
Nel complesso, il provvedimento fotografa un sistema televisivo ancora in fase di consolidamento, rinviando il confronto su temi destinati a tornare centrali: evoluzione tecnologica, sostenibilità delle reti locali, 5G Broadcast e futuro della banda UHF europea.
La Delibera n. 93/26/CONS
Con la delibera n. 93/26/CONS del 14 aprile 2026 (qui per consultare), Agcom ha concluso il procedimento avviato nel 2025 sulla pianificazione e assegnazione delle frequenze UHF provenienti dalla precedente rete nazionale n. 12 del PNAF-DVB, confermando sostanzialmente l’impostazione già emersa nella consultazione pubblica oggetto della precedente analisi di Newslinet.
Seconda fase del riordino regolamentare
Il provvedimento rappresenta la seconda fase del riordino regolamentare conseguente alla soppressione del mux nazionale 12, dopo che la delibera 145/25/CONS aveva già ridestinato al DAB le frequenze VHF precedentemente attribuite alla medesima rete televisiva.
Prudenza regolamentare e intervento minimo
Come anticipato nell’articolo pubblicato da Newslinet sulla delibera 317/25/CONS, Agcom ha scelto di non utilizzare le frequenze liberate per una revisione strutturale dell’assetto televisivo locale, limitandosi a un intervento “ridotto di integrazione” del PNAF-DVB.
Evitare nuovi squilibri
L’Autorità ha infatti ritenuto prioritario preservare “la stabilità delle regole per l’intero mercato” e tutelare gli investimenti realizzati dagli operatori durante il complesso processo di refarming della banda 700 MHz. Il principio guida è chiarissimo: evitare nuovi squilibri in un mercato considerato ancora in fase di assestamento dopo la radicale ristrutturazione avvenuta tra il 2020 e il 2022.
Solo quattro nuove reti locali di secondo livello
La delibera introduce quindi esclusivamente quattro nuove reti locali di secondo livello nelle aree dove il precedente piano non era riuscito a garantire pluralità frequenziale.
Nel dettaglio, vengono pianificate:
1) una nuova rete di secondo livello in Piemonte (canale 28 UHF) per Alessandria, Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli;
2) una nuova rete in Sicilia (canale 29 UHF) per Catania e Siracusa;
3) due nuove reti in Sardegna, rispettivamente sui canali 31 e 27 UHF.
L’intervento riguarda dunque soltanto aree nelle quali, fino ad oggi, era disponibile una sola frequenza locale tra reti di primo e secondo livello.
Respinta l’ipotesi di utilizzare le frequenze per risolvere interferenze
Particolarmente significativa appare la scelta di Agcom di respingere esplicitamente le richieste di alcuni operatori che avevano proposto di utilizzare le nuove risorse per correggere criticità interferenziali esistenti, soprattutto tra Lombardia e Piemonte.
Nessun riequilibrio dell’esistente…
L’Autorità ha escluso tale possibilità sostenendo che l’uso delle frequenze come “patch” interferenziali sarebbe prematuro finché il sistema non sarà completamente stabilizzato e finché non sarà completata la transizione generalizzata al DVB-T2. Una posizione che conferma integralmente quanto già emerso nella consultazione pubblica: Agcom non intende intervenire, almeno per ora, sul riequilibrio tecnico delle reti esistenti.
… e nessuna apertura immediata al 5G Broadcast
Allo stesso modo, viene rinviata ogni eventuale sperimentazione in ambito 5G Broadcast. Alcuni partecipanti alla consultazione avevano infatti suggerito di utilizzare le frequenze ex mux 12 per progetti innovativi o per future esigenze di coordinamento internazionale. Ma Agcom ha scelto ancora una volta la cautela: eventuali sperimentazioni potranno essere valutate solo “a regime”, dopo il consolidamento del nuovo assetto televisivo e sotto il coordinamento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Mercato locale ancora fragile
Uno dei passaggi più interessanti della delibera riguarda l’analisi economica implicita svolta dall’Autorità sullo stato del mercato televisivo locale. Agcom riconosce apertamente che molte reti locali di secondo livello risultano ancora scarsamente occupate e che oltre il 20% delle reti pianificate non è stato assegnato o non è ancora in esercizio. Per questo motivo, secondo l’Autorità, una pianificazione troppo espansiva avrebbe potuto generare ulteriori squilibri economici, riducendo la sostenibilità delle reti già operative.
Il nodo DVB-T2 resta centrale
La delibera conferma indirettamente anche un altro tema già evidenziato più volte da Newslinet: il sistema televisivo italiano continua a vivere una fase tecnicamente ibrida. Le reti sono state infatti pianificate in DVB-T2, ma operano ancora prevalentemente in DVB-T, circostanza che – secondo Agcom – impedisce oggi di valutare pienamente il reale equilibrio radioelettrico e il corretto trade-off tra copertura e capacità trasmissiva.
Procedure di assegnazione progressive
Sul fronte dell’assegnazione dei diritti d’uso, Agcom conferma un modello competitivo progressivo finalizzato formalmente alla promozione del pluralismo. Nella prima fase delle gare saranno esclusi gli operatori già titolari di reti di primo livello e quelli già presenti con reti di secondo livello nella medesima area tecnica. Solo in caso di gara deserta verranno progressivamente rimossi i vincoli di partecipazione. Le assegnazioni saranno effettuate tramite beauty contest non oneroso, mutuando i criteri già utilizzati durante il refarming della banda 700 MHz.
Stabilità prima dell’espansione
Nel complesso, la delibera 93/26/CONS fotografa un’Autorità orientata a privilegiare la stabilizzazione del mercato rispetto all’espansione infrastrutturale. La sensazione è che Agcom consideri ancora troppo recente il trauma industriale prodotto dal refarming della banda 700 MHz per introdurre interventi più radicali, sia sul piano tecnico che competitivo.
Linea prudenziale
Una linea prudenziale che tutela certamente gli equilibri esistenti, ma che al tempo stesso rinvia ancora una volta il confronto su alcuni nodi destinati prima o poi a riemergere: DVB-T2 pienamente operativo, ruolo del 5G Broadcast, sostenibilità economica delle reti locali e possibile ridefinizione futura della banda UHF televisiva in ambito europeo. (A.N. per NL)


































