Cina, al bando le pubblicità sexy

Gambe scoperte, balli allusivi e linguaggio volgare non “fanno successo” nel paese asiatico


Nel 2002, mentre in tutto il mondo gli utenti di internet crescevano esponenzialmente in numero, la Repubblica Popolare Cinese decise di non fare germogliare quello stesso mezzo, scegliendo così di ostacolare quella che già era il più versatile strumento comunicativo del pianeta. Come? Il governo fece installare un potente ed esteso firewall (battezzato Great Red Firewall; la lingua inglese sembra ancora legale in Cina) con l’intento di bloccare fisicamente, e in modo forse addirittura “carcerario”, il traffico della rete della repubblica. La notizia che fece scalpore fu la volontà, espressa dagli esponenti del governo cinese, di bloccare anche il motore di ricerca Google e ogni vocabolo ritenuto ambiguo recuperato da mail o chat (probabilmente la violazione della privacy è invece concessa senza limite).
Esattamente quattro anni dopo, quando al fenomeno Google non si poteva certo porre rimedio così facilmente, i creatori del motore di ricerca Larry Page e Sergey Brin, accettarono la proposta del governo della Repubblica Cinese di censurare le ricerche via Internet, oscurando tutto ciò che potesse essere “fastidioso” o “oltraggioso” per il popolo (dimostrazione di un paradosso: Google promette di fare il contrario di ciò per cui è stato creato). In questo caso sia il governo, sia la società californiana ne erano usciti indenni e soddisfatti (gli ultimi avrebbero aumentato l’infiltrazione nel mercato in modo mastodontico: 1 miliardo e 300 mila persone, 100 milioni di navigatori che crescono al ritmo di 20 milioni all’anno e un mercato delle ricerche che nel 2004 era valutato intorno ai 151 milioni di dollari).
Quest’anno, il fantomatico governo mandarino si è fatto notare ancora. Prima, lo scorso agosto, infiltrandosi nella rete, con l’aiuto del colosso Yahoo, per eliminare qualunque “minaccia” allo stesso regime; poi, recentemente e fuori da internet, bandendo quelli da loro definiti show scabrosi, sexy e allusivi. In realtà, si potrebbe minimizzare la questione dicendo che, l’80% dei programmi televisivi propinati dalla nostra tv in chiaro sarebbero facilmente (e in qualche caso ragionevolmente) banditi dal governo cinese, perché senza contenuti, ma pieni di donne in ambiti succinti e capaci di alludere alle più rocambolesche esperienze sessuali. Per i nostri lettori non si tratta certo di una novità, ma per un popolo costretto a vivere in una condizione restrittiva così soffocante, anche solo la visione di una coscia scoperta sarebbe capace, a quanto pare, di creare confusione. Di conseguenza: bandite tutte le pubblicità televisive, quelle radiofoniche e le inserzioni in internet che possono avere una qualunque, magari anche remota, interpretazione sexy. E per venire a capo più facilmente, il governo avrebbe istituito addirittura una hot-line (l’inglese non è bandito, dicevamo) per denunciare più velocemente i trasgressori. (Marco Menoncello per NL)

printfriendly pdf button - Cina, al bando le pubblicità sexy
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email
Share on telegram
Send Mail 2a1 - Cina, al bando le pubblicità sexy

Lifegate, Roveda: siamo l’opposto di una radio commerciale. Ma non siamo comunitari

IN ARRIVO