Commercio elettronico: non esiste ancora un mercato unico europeo. La Commissione Europea punta sulla semplificazione giuridica per favorirne lo sviluppo

Da una relazione della Commissione europea emerge che sono ancora molte le barriere che impediscono lo sviluppo del commercio elettronico transfrontaliero dei prodotti di consumo.

I risultati della relazione, riportati sulla newsletter della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, “InEurop@” (n. 1091 del 22/10/2009), evidenziano come sia difficile per i consumatori europei fare acquisti transfrontalieri via Internet e, in 6 casi su 10, addirittura impossibile. L’analisi illustra che il divario tra il commercio elettronico nazionale e quello transfrontaliero sta crescendo sempre più a causa degli ostacoli che si frappongono agli scambi on line. In particolare, se nel biennio 2006-2008 è cresciuta del 6% (passando dal 27% al 33%) la percentuale di acquirenti UE on line, si è invece mantenuta pressoché stabile (la crescita è infatti stata dell’1%) la percentuale di coloro che hanno tentato di acquistare on line in una dimensione transfrontaliera. Sono poi pochi (il 21%) i commercianti che vendono i propri prodotti on line anche a consumatori di altri paesi europei. Eppure sarebbero notevoli, per i consumatori, i vantaggi derivanti dall’affermazione di un mercato unico europeo del commercio elettronico al dettaglio. A dimostrarlo è stato un test su internet effettuato per conto della Commissione europea in modo anonimo. Attraverso la realizzazione di circa 11 000 transazioni di prova (riguardanti prodotti di largo consumo quali CD, computer, apparecchi fotografici digitali e lavatrici) da parte di “clienti civetta” è stato ricavato che i consumatori potrebbero acquistare i prodotti al di fuori del proprio paese a prezzi più convenienti (“In 13 paesi su 27 e per almeno la metà di tutti i prodotti cercati i consumatori risulterebbero in grado di trovare in un altro paese dell’UE un’offerta che costa almeno il 10% in meno rispetto alla migliore offerta nazionale”) e potrebbero anche avere accesso a prodotti non presenti sul mercato nazionale (“In 13 paesi dell’UE gli acquirenti non hanno potuto trovare on line offerte nazionali relative ad almeno il 50% dei prodotti cercati, ma le hanno trovate in un altro paese dell’UE”). Il test ha comunque dato riprova delle odierne difficoltà del commercio elettronico transfrontaliero, in quanto il 61% delle richieste di acquisto trasmesse in un altro paese dell’Unione non sono andate a buon fine, perché il commerciante si è rifiutato di darvi corso o non ha offerto adeguati strumenti di pagamento. “Migliori occasioni d’acquisto e una maggior scelta di prodotti potrebbero essere soltanto a un click di mouse per i consumatori nel nostro grande mercato europeo. Nella realtà però gli acquirenti on line si trovano ancora per l’essenziale confinati entro le loro frontiere nazionali”. E’ quanto ha dichiarato la commissaria Kuneva, secondo la quale occorre “semplificare il labirinto di norme giuridiche che scoraggiano i commercianti on line dall’offrire i loro prodotti in altri paesi”. Come si legge sulla newsletter, la relazione individua, in particolare, tre obiettivi prioritari da raggiungere al fine di superare gli ostacoli allo sviluppo del commercio transfrontaliero on line: definire “un gruppo unico di diritti valido in tutta l’UE che offra lo stesso grado di protezione ai consumatori riducendo nel contempo i costi amministrativi per i commercianti (…)”; “incentivare le misure di attuazione transfrontaliere (…)” al fine di eliminare le pratiche illecite; “semplificare le regole transfrontaliere per i commercianti al dettaglio, ad esempio per quanto concerne l’imposta sul valore aggiunto, le tasse sul riciclaggio e i diritti di copyright”. Secondo Viviane Reding, Commissario UE responsabile per la società dell’informazione e i mass media, solo superando le barriere che frenano le transazioni su internet si riuscirà a realizzare “un’effettiva economia digitale”. (D.A. per NL)
 
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