Decreto Romani: oltre all’inserimento della questione LCN, pesanti modifiche al testo dopo le proteste del mondo del web

Il Consiglio dei Ministri approverà il testo del decreto di recepimento della direttiva 2007/65/CE sui media audiovisivi, ma con variazioni. “Abbiamo recepito le osservazioni di Camera e Senato e faremo molte modifiche".

Il Consiglio dei Ministri approverà il testo del decreto di recepimento della direttiva 2007/65/CE sui media audiovisivi, ma con variazioni. “Abbiamo recepito le osservazioni di Camera e Senato e faremo molte modifiche".

Lo ha dichiarato il viceministro al MSE con delega alla Comunicazioni a margine della presentazione del bilancio delle attività svolte dal Comitato media e minori nel 2009. Come noto, la scorsa settimana il testo del provvedimento, tanto discusso e osteggiato, ha ricevuto il parere favorevole del Parlamento, con circa trenta richieste di modifica, che l’esecutivo dovrà considerare in vista dell’approvazione definitiva del decreto da parte del Consiglio dei ministri. Tra le variazioni richieste, oltre all’attribuzione di poteri all’Agcom per la regolazione dell’ordinamento automatico dei canali nel DTT (cd. LCN, di cui abbiamo trattato su queste pagine) rientra la non inclusione, nella definizione di servizio media audiovisivo, di quei servizi privi di carattere economico e non in concorrenza con l’attività di radiodiffusione televisiva. Dunque, non dovrebbero essere sottoposti ad un controllo preventivo blog, testate on line, video amatoriali e motori di ricerca. Inoltre la responsabilità editoriale non dovrebbe ricadere sugli internet service provider che ospitano contenuti altrui. Diverso è invece il discorso relativo ai servizi di video on demand sul web. “Chi fa televisione su Internet deve sottostare alle regole della televisione – ha precisato Romani – tutto il resto di Internet non è toccato da questa direttiva”. E’ stato anche chiesto che la dichiarazione di inizio attività per la diffusione di contenuti on demand su internet (che sostituisce l’autorizzazione in principio prevista) debba essere richiesta all’Agcom e non al Ministero. Sempre in tema di contenuti diffusi on line, secondo quanto dichiarato da Paolo Romani, i ministeri della Giustizia, dello Sviluppo Economico e dell’Interno starebbero valutando la necessità di prevedere meccanismi di prevenzione, in quanto “laddove ci sono profili, ad esempio, di istigazione all’odio, si deve poter intervenire, anche se nessuno di noi immagina di interferire sui social network”. (dichiarazioni tratte da corrierecomunicazioni.it) (Daniela Asero per NL)
 
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