DTT. Anche le emittenti locali possono godere dello switch off. Ma solo se le frequenze e gli LCN sono buoni

Le emittenti locali, qualche volta, non sono vittime dello switch off. La funesta regola è messa in discussione dai dati d’ascolto analizzati dallo Studio Frasi, che dimostrerebbero come il passaggio alla tv digitale, almeno in alcuni casi, abbia creato un’occasione preziosa per raccogliere nuovi spettatori.

Dall’analisi degli esperti emergono dati chiaramente esemplificativi: nel periodo da febbraio 2010 a febbraio 2011, in Lombardia, Antennatre ha incrementato gli ascolti di oltre mezzo milione di persone e Telelombardia ha confermato i suoi 5 milioni di ascoltatori. È palese quindi che il digitale terrestre non nuoce fintantoché non comporta un’effettiva perdita degli ascolti, bensì rappresenta una valida possibilità di estensione dell’audience in altre aree del Paese. Almeno quando si basa su frequenze di buon livello e su attribuzioni LCN tra il numero 10 ed il 19. Alla presenza di queste due condizioni, il passaggio dall’analogico al digitale è meno traumatico e, se integrato da una propensione all’investimento in infrastrutture e contenuti, può anche  portare a un aumento di audience nel medio periodo. Diverso il caso, invece, delle emittenti che prima dello switch-off godevano di un consolidamento della sintonizzazione totalmente vanificato da attribuzioni di identificatori LCN di improbabile frequentazione o da assegnazioni di canali di rango inferiore a quelli gestiti in precedenza. In questi, purtroppo non infrequenti casi, l’avviamento magari trentennale è stato del tutto azzerato e a nulla, ovviamente, sono valse le energie dedicate ai nuovi contenuti numerici. Insomma, se una lezione si può trarre dal DTT è che esso è una cosa per pochi e per grandi. (C.S. per NL)
 
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