DTT, dividendo esterno: flop della gara scaduta a mezzanotte

Potrebbe essere stato un clamoroso (quanto, in verità, atteso) buco nell’acqua la gara per l’assegnazione delle frequenze DTT del cosiddetto "dividendo interno", il cui termine è scaduto alle 24.00 di ieri.

Secondo indiscrezioni, l’unica offerta pervenuta al Ministero dello Sviluppo Economico sarebbe quella di Prima Tv, il gruppo vicino a Mediaset e controllato da Naguib Sawiris e Tarak Ben Ammar (in questi giorni si è parlato di Prima Tv a riguardo di un imminente ritorno on air di Sportitalia). Alla gara non potevano invece partecipare Rai, Mediaset e Telecom Italia Media Broadcasting (che ha concluso nei giorni scorsi l’aggregazione con il provider DTT de L’Espresso, Rete A) e, da subito, questo periodico aveva evidenziato come difficilmente qualche network provider minore si sarebbe imbarcato nell’acquisto di diritti d’uso ventennali di dubbia qualità (sia per la collocazione nella banda VHF che per l’afflizione di problematiche interferenziali sulle aree di confine), ancorché a cifre contenute rispetto ai parametri cui fino ad ora eravamo stati abituati (30 milioni circa per mux, contro quello tipico di 100/120 mln), anche se bisogna considerare che all’esborso per le frequenze va sommato quello (ben più consistente) per la realizzazione delle infrastrutture diffusive nel quinquennio a seguire per conseguire un’illuminazione non inferiore al 51% della popolazione (a condizione che venga raggiunto il 10% dei residenti di ogni regione). Il bando, che è suddiviso nei lotti L1 (VHF 6 e UHF 23 per una copertura della popolazione stimata all’89,5%), L2 (VHF 7 e VHF 11 con una copertura del 91,1%) e L3 (UHF 25 e UHF 59 – da liberare però entro il 2015 – con una copertura del 96,6%), potrebbe quindi risultare un eclatante flop, con la necessità di decidere il futuro delle frequenze invendute. L’ipotesi principale, ovviamente, è che venga bandita una nuova asta ribassata, alla quale potrebbero partecipare i soggetti che, in qualche modo, non avrebbero escluso un interesse. In tal senso, Newslinet.it aveva fatto i nomi di Cairo Communication (allo stato content provider puro de La 7 e La 7D e gruppo dotato di una certa liquidità), di Discovery Channel e addirittura (ma l’ipotesi appariva decisamente improbabile) della BBC. Esclusa invece la partecipazione di Sky, non tanto per un disinteresse nei confronti del DTT in veste di network provider (anche se la società di Murdoch ha stretto un importante accordo con Telecom per lo sviluppo della IP Tv dal 2015), quanto per i limiti normativi che avrebbero imposto l’utilizzo in proprio per un solo programma free. Sul punto, la scorsa settimana, Eric Gerritsen, executive vice president communication e pubblic affair della società televisiva del gruppo Murdoch aveva dichiarato: "Mettono all’asta tre multiplex e ci dicono che possiamo partecipare solo per uno, il peggiore, voi lo fareste?". E’ comunque una notizia non smentita che Sky sta valutando lo sbarco terrestre di Sky TG 24, che in molti vedono probabile sui rinnovati mux Telecom-L’Espresso L‘alternativa ad una nuova asta potrebbe essere quella della ridistribuzione delle risorse del dividendo agli operatori di rete esistenti in vista della sottrazione pianificata delle frequenze nel range 50/60 UHF per il potenziamento della tecnologia LTE, anche se l’imminente avvento del DVB-T2 fa presagire una sovrabbondanza di capacità trasmissiva anche al netto dell’alienazione di canali per lo sviluppo dell’Internet mobile. (M.L. per NL)
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