Editoria elettronica. A 20 anni dal primo prototipo torna l’e-book

Dopo anni di tentativi non riusciti, l’industria tecnologica propone nuovi dispositivi di lettura che promettono di cambiare il mercato. Gli editori italiani però bloccano i cataloghi


L’industria musicale ce l’ha (forse) fatta a soppiantare i vecchi formati analogici con il digitale: mp3 al posto delle musicassette, internet store contro i tradizionali negozi di dischi. E ad oggi, sono solo i nostalgici e i collezionisti a rimanere fedeli alla tecnologia di 20 anni fa. In questi venti anni invece, chi non ce l’ha fatta è l’industria del libro che, con l’e-book, ha continuato ad “illudere” i bibliomani che immaginavano di poter accedere ad intere biblioteche con un click e con un’esperienza quasi pari a quella della lettura su carta. Tutte le novità presentate nel settore nel corso degli anni, sono stata velocemente archiviate e le rivoluzioni annunciate non ci sono mai state. Amazon è l’unica che è riuscita a superare il tabù mettendo per la prima volta nelle mani di migliaia di utenti “Kindle”, un lettore portatile di e-book collegato al più grande catalogo digitale ad oggi disponibile (conta 185.000 titoli tra classici e novità). Gli e-book europei invece sono tutt’ora un fenomeno di nicchia e destinati ad un pubblico specifico (ipovedenti o quelle categorie di professionisti che si vedono costretti a lavorare con montagne di carta come medici e avvocati). Prima ancora di Kindle, la vera svolta è avvenuta nel 2004 grazie alla tecnologia e-Ink che ha diviso le strade degli e-reader e degli altri dispositivi con schermo a cristalli liquidi (palmari, notebook). L’inchiostro elettronico rende la lettura simile, se non migliore, a quella su carta: la buona risoluzione permette di leggere senza stancare la vista grazie alla nitidezza dei caratteri che fanno presto scordare di avere tra le mani un libro elettronico. Le dimensioni e il peso degli ultimi e-reader immessi sul mercato sono simili a quelli di normali tascabili di carta (in Italia si trovano solo iLiad e Cybook). L’utilizzo effettivo è tuttavia ancora limitato poiché i tempi di caricamento sono lenti e la navigazione interna al testo, oppure la possibilità di scrivere note a margine del testo, sono macchinose. Inoltre l’inchiostro elettronico è, per ora, solo nero. Un altro fattore che aumenta la difficoltà nell’adoperare questo dispositivo è l’assenza di un formato sufficientemente aperto e interoperabile, considerato che ogni produttore cerca di far primeggiare i propri sistemi (il .lit di Microsoft o .amz di Amazon). I tecnici sono ora al lavoro per mettere a punto un’estensione: “.epub”, un’open-source che, al momento, non pare interessare molto gli editori che preferiscono affidarsi ai formati chiusi, ma più sicuri, che permettono loro di mantenere il controllo sulla copia e sulla distribuzione (dettaglio, del resto, non di poco conto). La strada per la diffusione degli e-book in Europa è ancora lunga e, nonostante le stime parlino di un mercato in forte espansione per i prossimi anni, è possibile che il vecchio continente sia davvero capace di rinunciare al piacere di un libro “in carne ed ossa”? Sembrerebbe di no dato che in Europa abbiamo già la tecnologia disponibile e a portata di tutti. Ciò che manca è il mercato degli e-book e mancano cataloghi che permettano, come negli USA, di acquistare e leggere un libro appena uscito, con un semplice click. Gli editori italiani stanno dimostrando lo stesso conservatorismo con il quale i discografici hanno combattuto e stanno combattendo all’interno dell’industria musicale. Anziché adeguarsi e “sfruttare” i cambiamenti delle tecnologie, vogliono proteggere l’industria del libro, ad iniziare dai testi scolastici. Così, chi acquista un lettore per e-book oggi in Italia si dovrà accontentare di leggere solo i classici dell’800 e qualche altra opera di dominio pubblico messa a disposizione da progetti online come LiberLiber.it. (Silvia Bianchi per NL)

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