Editoria. I sindacati chiedono fondi per sostenere pluralismo e digitale. A Roma assemblea su riforma settore e riequilibrio mercato pubblicità

Sì a una riforma dell’editoria che dia respiro, regole e finanziamenti certi, stabilita’ e trasparenza al settore e si occupi del riequilibrio del mercato della pubblicita’, no a una legge che penalizzi pluralismo e qualita’ dell’informazione e discrimini le piccole realta’ editoriali.

Associazioni, operatori e politici si sono dati appuntamento a Roma per parlare della ”riforma dell’editoria tra tecnologie e pluralismo”. Un’assemblea organizzata da Mediacoop, Fnsi, Comitato per la liberta’ e il diritto alla informazione, alla cultura e allo spettacolo, Articolo 21, Slc-Cgil, Fisc, Agci, Confcooperative Federcultura e Uspi. ”L’editoria e’ in una situazione di transizione tecnologica, contenutistica, di ruolo e in un mercato con derive che, se non corrette, mettono in discussione il pluralismo e il contributo fondamentale che l’editoria e l’informazione devono recare alla democrazia del Paese”, spiega Primo Salani, presidente di Mediacoop, nella sua relazione d’apertura, aggiungendo che occorre ”un intervento complessivo, piu’ ampio di quanto non prefiguri la legge delega, in discussione in Parlamento”. In questo contesto il Fondo per l’editoria, passato dai 414 milioni del 2009 ai 138 milioni del 2012 per arrivare ai 57 milioni previsti per il 2013 a fronte di un fabbisogno di circa 140 milioni, assume un ruolo strategico nella tutela di testate, altrimenti destinate a scomparire. Un fondo che – chiedono le associazioni – dovrebbe essere impostato su base triennale. ”Il rischio – afferma il segretario della Federazione della stampa Franco Siddi – e’ che il sistema vada in default. L’editoria va sostenuta anche con l’introduzione del credito d’imposta e favorendo incentivi e sgravi per l’occupazione”. Un punto, quello sul Fondo, condiviso da molti. Come Francesco Zanotti (Fisc) per il quale ”non e’ un regalo. Togliere risorse e’ come mettere un bavaglio”, o come Caterina Bagnardi (presidente File) per la quale ”decidere sulle risorse per il fondo all’editoria significa avere un potere di vita o di morte su un segmento importante dell’informazione nazionale. Il sostegno al settore deve essere regolato da una legge che non abbia margini di discrezionalita”’. Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, propone al Governo di ”destinare una quota parte dell’annunciata asta per le frequenze digitali al Fondo per l’editoria”. D’accordo con Giulietti, Vincenzo Vita (Pd) che sostiene la necessita’ di ”ridistribuire parte delle risorse dell’asta a tutta l’editoria, soprattutto minore. Una riforma del settore e’ necessaria – dice il senatore – anche per supportare il passaggio non semplice al digitale”. Il problema delle legge delega sta anche e soprattutto nei tempi stretti per la sua approvazione, data la prossima scadenza della legislatura. ”L’obiettivo minimo – spiega Ricardo Franco Levi (Pd) – e’ l’approvazione alla Camera, ma dobbiamo ridurre le nostre ambizioni e ridurre il campo d’intervento al sostegno pubblico all’editoria quotidiana e periodica”. (ANSA)
 
 
 
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